01 novembre 2013

TtA # 25 - La Singolare Associazione

GIOVEDI’ 30 OTTOBRE, MATTINA.

non necessariamente la nostra protagonista
Miriam aveva appena ricevuto la conferma per il volo prenotato dal direttore Tafazzi, quando Marta fece capolino al di là dal bancone della reception con il suo solito sguardo incazzato.
«Posso aiutarti?» chiese.
«Ti ho già detto che quando mi passi le telefonate, devi dirmi chi è e perché mi cercano».
«Lo sai che il direttore vuole che le telefonate siano passate subito al destinatario senza chiedere nulla», rispose timidamente Miriam.
«Io però voglio sapere chi sia a chiamarmi in anticipo».
«Se il capo mi sente rischio che si arrabbi e potrei passare dei guai» rispose cercando di essere gentile.
«Trovo veramente scortese il tuo non volermi venire incontro in questa piccola cosa» ribatté l‘altra piccata. «Qui si lavora tutti insieme, per lo stesso scopo. Non vedo perché non dovresti fare questa cosa che ti ho chiesto».
Miriam, mantenne la calma e guardò la collega.
«Va bene, da oggi farò come da tua richiesta. Però se poi il capo o qualcuno per lui mi dice qualcosa, tu vieni a difendermi, vero?».
Marta trattenne il fiato per non esplodere, pensando a come rispondere a quella che considerava un’insolenza da parte della collega. Prima che potesse arrivare a una conclusione, si spalancò la porta d‘ingresso, e apparve il direttore Tafazzi. Le si dipinse in volto un sorriso, e gli andò incontro.
«Pietro! Allora, com’è andata la colazione di lavoro? Vedo che ti hanno fatto fare tardi!».
«Oh, sì, Marta, non me ne parli! Un vero tedio. Ma ci porterà un sacco di lavoro in più. Le voglio affidare questa nuova sfida. Venga da me prima di andare in pausa pranzo, le spiegherò. Non sarà un lavoro lungo, se ci si mette tutto sabato e almeno mezza giornata di domenica, lunedì avrà tutto pronto per la presentazione della nostra ditta al cliente».
«Come… ma… ma…».
«Ha sempre detto di poter dare molto all’azienda, che quanto fa è ancora poco, giusto? Bene: finalmente potrà dimostrarlo!».
Il direttore diede una pacca sulla spalla a Marta e poi si rivolse a Miriam.
«Come sta la nostra neo assunta? Lo sa, Marta, che la nostra piccola Miriam ieri è passata al contratto a tempo indeterminato? Dolcezza ma fermezza nelle risposte… quante persone oggi giorno sanno fare così? Una vera dipendente modello!».
Miriam arrossì e porse al suo capo l’agenda.
«Troppo buono, direttore» disse, per poi cambiare discorso: «Il volo che mi aveva richiesto è stato prenotato. Inoltre ho cambiato la data di quei due appuntamenti. E ho già chiamato l’idraulico, c’è uno sciacquone che non si ferma più nel bagno degli uomini. Me l‘ha fatta notare Marco».
«Oh, che seccatura. Va bene, grazie Miriam».
L’uomo se ne andò nel suo ufficio facendo un cortese cenno di saluto a entrambe le dipendenti.
«Io… questo fine settimana… avevo da fare…» disse Marta a voce bassa, fissando il vuoto.
Miriam avrebbe voluto dirle qualcosa per incoraggiarla.
«Un bicchiere d‘acqua?» fu l’unica cosa che le venne in mente.
Marta la guardò infuriata, si girò senza rispondere e si avviò verso il proprio ufficio.
La centralinista guardò la collega allontanarsi temendo che se la fosse legata al dito e gliel’avrebbe fatta pagare, prima o poi. Fu in quel momento che dalla porta del reparto Contabilità sbucò Laura.
«Tutto a posto? Che è successo?».
«Marta mi stava facendo uno dei suoi soliti rimproveri, quando è arrivato il capo e le ha appioppato lavoro extra».
«Ho sentito però anche delle lodi nei tuoi confronti» rispose l’altra con aria maliziosa.
«No, dai, solo perché sono appena stata promossa ha detto qualcosa per incoraggiarmi» rispose Miriam arrossendo ancora di più.
«Oh, la modesta! Hai fatto due anni di stage, senza impazzire, senza ammazzare nessuno, senza combinare casini e senza mai scoppiare in lacrime al contrario di quello che succede a molti: l’assunzione te la sei guadagnata!».
«Niente di speciale» insistette Miriam abbassando lo sguardo.
«Dai, venerdì sera andiamo a festeggiare».
«Cosa?».
«Sì, dai! Ti porto in un posto… esagerato!».
«Venerdì sarà Halloween. Non vuoi portarmi a una festa in maschera, vero?»
«Sì che ti ci porto! Trova un travestimento adatto, mi raccomando!».
«Ti informo che io non ballo né mi maschero!».
«Hai fatto due anni di stage? Sopravvivrai a un ballo in maschera!» disse l’altra allontanandosi.

 

 

 

VENERDI’ 31 OTTOBRE, SERA

Il campanello dell’appartamento di Laura suonò vivacemente. La ragazza corse verso la porta, e quando l’aprì vide un lenzuolo bianco con disegnati sopra due occhi e una bocca, e con uno strappo che faceva da buco per respirare.
«Come ti sembra?» disse la voce soffocata proveniente dall’interno.
«Devo essere sincera?» .
«Non ti piace?» chiese Miriam delusa, sbucando da sotto la stoffa.
«No, sì, insomma. Pensavo a qualcosa di più trasgressivo».
Miriam squadrò la collega e amica. Vestiva un abito scuro con una profonda scollatura sovrastato da un mantello nero, era truccata in modo da sembrare pallidissima, e aveva un appariscente rossetto di un colore acceso sulle labbra.
«Vampira?».
La ragazza rispose applicando dei finti canini ai denti.
«E non hai ancora visto le lenti a contatto rosse. Dai entra!».
Miriam visitava per la prima volta la casa di Laura. Un salotto con cucina abitabile dove il caos regnava sovrano: bicchieri pieni a metà su ogni ripiano libero, qua e là un vestito, un paio di scarpe sotto il tavolo, televisore acceso con volume azzerato, la porta del bagno lasciata aperta.
«Carina la casa».
«Bugiarda».
La fece accomodare sul campo da battaglia che doveva essere il suo divano e le porse un bicchiere contenente ghiaccio e un liquido di un colore strano.
«Cos’è?» chiese Miriam preoccupata.
«Bevi e non fare storie».
La ragazza annusò il contenuto del bicchiere, e fece una faccia schifata.
«Cin Cin!» disse Laura trangugiando tutto di un fiato.
«Cin Cin» ripeté lei poco convinta.
Bevve il primo sorso e fece una faccia ancor più schifata di prima.
«È buonissimo, vero? È una mia invenzione».
Miriam sorrise e bevve un altro sorso.
«Non è alcolico, vero?».
«Certo che sì, per chi mi hai preso?».
La ragazza bevve un altro sorso e posò il bicchiere sul tavolino, tra una rivista cinematografica e una pila di cd masterizzati.
«Non voglio esagerare, ora. La notte è ancora giovane».
«Va bene. Dai, andiamo, lo Sparkle Lounge non è lontano, ma ci sarà sicuramente coda per entrare».
«Oh! Non vedo l’ora» rispose l‘altra ironica.

 


non necessariamente la nostra festa
Un’ora dopo la vampira e la fantasmina erano in fila all’ingresso del locale, in mezzo ad una schiera di zombie, mummie, alieni, scienziati pazzi, mostri di Frankenstein e qualsiasi cosa la mente malata umana fosse stata in grado di partorire.
«Oddio, nasconditi!» disse Laura parandosi dietro a Miriam.
«Che c’è?».
«Chi c’è! Marta!».
«Dov’è? Andiamo a salutarla!».
«Ma sei fuori? Quella stronza? Non ho voglia di vederla stasera!».
«Magari fuori dall’ufficio è simpatica».
«Zitta».
Miriam si calò sotto il lenzuolo ammirando Marta mentre passava vestita con un cappello a punta, un cortissimo vestito nero e scarpe con tacchi altissimi. S’intravedeva l’elastico delle autoreggenti. Quando fu abbastanza lontana, Laura riprese a parlarne.
«Solo da strega poteva vestirsi quella stronza».
«Cattiva».
«Sì, da strega cattiva».
«No, dicevo che tu sei cattiva».
«Oh, senti, al lavoro ci tratta tutti come delle merde… crede di essere intelligente solo lei… ma quando c’è qualche problema scarica tutto addosso agli altri. Come la chiami una così?».
«Effettivamente un po’ cattivella lo è».
«No: si dice figa di legno. E poi non ti ricordi la sceneggiata che ti ha fatto solo ieri?».
«Però, scusa, se abbiamo scelto di passare la serata nello stesso locale, potrebbe non essere così diversa da noi. Magari vedremo un suo lato che non conoscevamo e scopriremo di avere molto in comune».
«Magari troviamo un modo per sputtanarla davanti a tutti» suggerì Laura con tono malizioso.
«Cosa?».
«Non ti piacerebbe cancellare per sempre quello sguardo da gran donna dalla sua faccia?».
«Sì, però…».
«Però, stasera la seguiamo e scattiamo qualche foto compromettente».
«C’è un piccolo problema: lei è andata diretta dal buttafuori che l’ha fatta entrare. Noi siamo ancora qui».
«Potresti far vedere le tette al buttafuori per farci passare avanti».
«Non ci penso proprio. Fallo tu, piuttosto!».
«Hai ragione, meglio aspettare.».

 

Dopo una lunga attesa, Laura trascinò Miriam all’interno del locale, tra musica assordante, festoni, gomitate, luci accecanti, ritmi sincopati, spallate, odore di chiuso, sudore e spintoni.
«Non la trovo» urlò Laura.
«Non ti sento!».
«Ho detto che non la trovo!».
«Vado al bancone del bar a farmi un drink» disse Miriam per allontanarsi dall’amica ossessionata da Marta.
«Ottima idea andiamo a cercarla là!».
«Ma io volevo solo bere!»
«Cosa? Non ti sento con questo rumore!»
«Ottima idea, accompagnami!» ribatté Laura trascinando Miriam per un braccio.
Infilandosi tra la ressa, giunsero finalmente al bancone. Miriam era interessata a quale cocktail analcolico ordinare, Laura continuava a cercare tra la folla la sua preda.
«Fa caldissimo, è stata una pessima idea calarmi sotto a un lenzuolo» disse Miriam cercando ancora di distrarre Laura.
«Eccola!» urlò questa, indicando un punto distante della sala.
Su un piano rialzato, erano sistemati dei divanetti: Marta era là insieme a un gruppetto di ragazze e un uomo castano di bell’aspetto, alto e robusto.
«In compagnia di tante ragazze e un solo uomo. Che sfigata».
«Va bene, a noi che ce ne frega?».
«Fa tanto la figa, si dà tanto l’aria di mangiatrice di uomini, poi deve dividerne uno solo con altre sei».
«Magari stasera se lo pappano un pezzo per una».
Laura la guardò di sbieco.
«Sai cosa faccio stasera?» le disse, «Appena il tipo scende dal privè, ci provo con lui».
«Cosa?».
«Ho detto che appena il tipo scende, ci provo con lui».
«Avevo capito. Ho chiesto “cosa?” perché mi sembrava una fesseria».
Laura scostò il mantello, tirò in dentro la pancia e in fuori il petto.
«Pensi che non possa fregarle il tipo? Io sono più giovane, e ho più seno».
«Tu puoi fare quello che vuoi, solo mi sembra una fesseria. E una cattiveria: ti abbasseresti al suo livello. E poi, l‘hai vista come cammina su quei tacchi?».
Laura la guardò ancora di sbieco.
«Affare fatto» rispose più convinta di prima «Appena si alzano, tu vai a salutarla per distrarla, ed io accalappio il tipo».
«E tutte le altre donne con lui?».
«Oddio: dici che sono tutte prostitute con il loro magnaccia? Perché da Marta me lo aspetterei».
«Temo che stasera non porterà nulla di buono».

 

 

Un quarto d’ora dopo, Miriam vide il misterioso uomo alzarsi dal divanetto e scendere le scalinate. Pregò che Laura non se ne accorgesse risparmiandosi e risparmiandole qualche brutta figura, ma purtroppo non fu così.
«Scende!» urlò l‘amica. «Io vado. Tieni d’occhio Marta e se si aggira in zona sai cosa fare!».
«Va bene» rispose lei sbuffando.
Miriam la osservò correre verso di lui, urtarlo facendolo sembrare un caso e dirgli qualcosa, come per scusarsi, mentre scostava il mantello e metteva in mostra la scollatura. L’uomo le diede un bello sguardo, poi con un cenno si accommiatò, in direzione del bagno degli uomini. Le scappò quasi da ridere per la goffaggine di Laura… la quale, non dandosi per vinta, si appostò davanti alla porta per aspettarlo. Miriam sospirò, si voltò dall’altra parte e vide che Marta non era più seduta tra le altre ragazze al privè.
Oddio” pensò… “E ora?”. La cercò con lo sguardo in mezzo alla folla, quando la vide procedere in direzione di Laura. Sapeva di dover fare da “distrazione”, ma non sapeva come… Decise di imitare l‘amica: indossò il suo lenzuolo da fantasma e corse in direzione della donna e la urtò “per caso”.
«Ma che diavolo fai?» le urlò questa.
«Oh, mi scusi, sa, con questo costume non vedo molto bene!» disse cercando di essere il più convincente possibile. «Ma… Marta, cosa ci fai qui?» chiese togliendosi il lenzuolo di dosso. «Ma che bello vederti, sai, sono qui con Laura… stiamo festeggiando la mia assunzione. Oddio, io mi sarei accontentata di una pizza o un ristorante cinese o un kebab ma lei ha tanto insistito. Poi è Halloween, sai, succede solo una volta l’anno e ho detto: “perché no? Divertiamoci!”. E tu cosa fai qui?».
«Lo so che sei qui con quell’altra» rispose la donna. «Vi ho viste far la coda all‘ingresso».
«Oh, potevi farci entrare insieme a te, allora. Abbiamo fatto una fila lunghissima».
«Anche mascherate siete ordinarie come sempre, noto» proseguì lei ignorando il commento ricevuto. «Tu almeno ci hai messo un po’ di fantasia, ma lei sembra una di strada. Oh, un vampiro! Come se non ce ne fossero abbastanza qui dentro».
«Scusa, ma abbondiamo anche di donne vestite da strega, se non l’avessi notato», appuntò Miriam senza malizia.
Marta invece si arrabbiò. Trattenne il fiato per non esplodere, pensando a come rispondere a quella che considerava un’insolenza da parte della collega. Prima che potesse arrivare a una conclusione, apparve il misterioso bell’uomo, con Laura sottobraccio.
«Marta, non indovinerai mai: ho incontrato una tua collega… al bagno».
«Fuori dal bagno» si affrettò a correggere Laura.
«E non mi si stacca più di dosso» disse sorridendo.
«Sì, vedo. Anch’io ho trovato una collega» rispose Marta indicando sprezzante Miriam.
«Oh, ma che piacevole sorpresa!» le disse l’uomo. «Io sono Alan, sono un amico della carissima Marta. Volete venire con noi nel privè?».
«Cosa?» urlò Marta arrabbiata.
«Cosa?» urlò Laura incredula.
«Cosa?» chiese Miriam stupefatta.
«Ma sì, dai, stiamo in compagnia. Non mi ha detto come si chiama, signorina».
«Oh… Miriam».
Marta trattenne il fiato e guardò Alan:
«Ricordati che abbiamo quell‘impegno» sbottò.
«Come potrei dimenticare?» rispose l‘altro indicando Miriam e Marta.
«Come mai lei non è travestito, Alan?» chiese Marta con tono civettuolo.
«Io sono travestito. Da persona normale. Abitualmente non vado in giro in completo grigio, credetemi» rispose lui con fare da piacione.
«Ho notato che è in compagnia di molte ragazze» osservò Miriam.
«Ma come, Marta, non hai parlato alle tue amiche della singolare associazione di cui facciamo parte?»
«No, Marta, di quale singolare associazione fai parte, insieme ad Alan?» chiosò Laura maliziosa, sotto lo sguardo disapprovante di Miriam.
«Venite, signorine, avremo di che parlare!» propose Alan prendendo sotto braccio entrambe, mentre Marta diventava rossa di rabbia.

 

 

Miriam e Marta furono portate nel privè, dove Alan la presentò alle altre sei ragazze. Queste le accolsero offrendo loro da bere, e insistendo di fronte al rifiuto di Miriam.
«Dai, Miriam» la incoraggiò anche Laura, «Siamo a una festa: divertiti!»
In circa quarantacinque minuti, Miriam bevve la stessa quantità di alcool bevuta in tutta la sua vita, ma nonostante tutto era vagamente brilla. Laura, nonostante fosse abituata a bere, era invece alquanto ubriaca.
«È bello trovarti qui, Marta» disse Miriam, «E poterci divertire con te. Al lavoro sei sempre così altera e seria».
«E ti arrabbi per nulla» intervenne Laura «Come la storia delle telefonate dell’altro giorno… ma perché dovresti avere un trattamento speciale se il capo vuole una cosa diversa?».
«Diciamo che dovresti essere sempre come stasera: cordiale, allegra… un brindisi per Marta!», intervenne Miriam.
Le altre ragazze le fecero eco e la seguirono nel brindare. Laura si curvò sulla sua sinistra appoggiando la testa sulla spalla di Alan.
«Alan, abbiamo bevuto e bevuto ma non hai ancora spiegato cos’è questa singolare associazione di cui facciamo parte» intervenne Marta.
«Hai ragione e me ne scuso con le tue amiche. Sapete», disse rivolto espressamente a loro due «Non è una cosa molto comune… come potremmo definirci? Dire “un gruppo New Age“ non centrerebbe bene la questione… mentre definirci esoterici, sarebbe riduttivo. Spiritisti? Definizione azzeccata fino ad un certo punto. Diciamo che ci piace pensare che non sia tutto mera materia, ma ci sia qualcosa in più».
Mentre Alan parlava, Miriam, di tanto in tanto, guardava Marta di nascosto, per vedere le sue reazioni. La donna restava in silenzio, sorseggiava il drink, e respirava profondamente fissando Laura. La quale, appoggiandosi addosso ad Alan, cercava apertamente e sottilmente di provocarla. Alle altre ragazze la cosa sembrava non dare fastidio.
«Oddio ragazze… e signor Alan… credo di aver bevuto troppo» disse a un certo punto Laura.
«Credo che un po’ di aria fresca le farà bene» disse Marta guardando l’uomo.
«È anche quasi l’ora» disse Alan.
«Saliamo?».
«Saliamo dove?» chiese Miriam? «E che ora è?».
«Come sapete è la notte di Halloween. Per questa ricorrenza ci piace eseguire un piccolo rito, anche se noi non amiamo chiamarlo così… E visto che stanotte torna anche l’ora solare, abbiamo deciso di sfruttare la coincidenza e celebrarlo proprio nel momento in cui andranno tirati indietro gli orologi. Vedrete, vi farà meglio di mille parole cosa fa la nostra associazione».

 

Le dieci persone presero le scale si spostarono al piano di sopra. Laura, ubriaca, fu sorretta da Alan e Miriam. Non che lui non ce la facesse da solo, ma l’amica voleva starle vicino. I tre incrociarono un inserviente del locale, e la ragazza notò distintamente Alan passargli una mazzetta di banconote.
«Nessuno disturberà», assicurò l‘uomo.
Una volta arrivati sulla terrazza, Marta accese una serie di fiaccole dispose a cerchio, Laura fu fatta adagiare su una sedia al centro di una stella a cinque punte segnata a terra con del nastro rosso.
non necessariamente il nostro rito. Anzi, per nulla
«Cos’è questa roba?» urlò Miriam sospettosa.
«Prendetela» ordinò Alan alle ragazze, che subito si gettarono su di lei bloccandola.
«Che diavolo fate?».
Marta entrò in un ripostiglio e ne uscì con una corda in una mano e nell’atra una sedia di plastica che sistemò di spalle a quella dove era stata accomodata Laura.
«Portatela qui» ordinò.
«La lego io» si offrì Alan, facendosi passare la corda.
«Che diavolo fate?» urlò Miriam cercando di dimenarsi, «Scappa Laura, vai a chiedere aiuto!».
«È troppo ubriaca per capire cosa stia succedendo» disse Alan afferrandola, «E domani dimenticherai tutto anche tu» aggiunse, bloccandola sulla sedia.
«Che cosa fai? Lasciaci andare!».
«Sì, domani, piccola. Riguardo a cosa faccio… la nostra singolare associazione si occupa di quello che volgarmente voi chiamereste satanismo. Veneriamo Nagarotto, Diavolo Tormentatore. Io sono il Sacerdote Nero, e loro le mie Streghe. Marta è la Strega Superiore, le altre le sue apprendiste. Come potrai facilmente immaginare, per servire il nostro Diavolo, dobbiamo tormentare la gente. Oltre al semplice essere maleducati e sgradevoli, ogni tanto offriamo al demone delle vittime, alle quali lui si lega e da cui trae forza vitale. In cambio ci offre il successo e il potere che nella vita ci permettono di poter tormentare ancora più gente e servirlo meglio. Vuoi un esempio? Io ho fatto soldi con un’azienda di abbigliamento. In cambio ho maltrattato mia moglie, fatto sentire inadatto mio figlio, quindi ho reso la vita impossibile a tutti i miei dipendenti».
«Io sto per diventare la vice del direttore Tafazzi, invece. Il tutto grazie a due ex mariti ridotti sul lastrico, un ex fidanzato cui ho procurato un esaurimento di nervi, due amanti in depressione e uno addirittura suicida» intervenne vantandosi Marta.
«Ha ragione Laura a parlare male di te» disse Miriam.
«Figurati: nella lista c‘è anche un tizio che lavorava con noi anni fa di cui si era invaghita. L’ho lasciato di punto in bianco e lui è diventato alcolizzato. Ha dovuto dare le dimissioni per curarsi».
«Te la faccio pagare!».
«Oh, la bimba tira fuori gli artigli!» disse Marta ficcandole un fazzoletto in bocca. La ragazza iniziò a mugugnare in modo rumoroso e ritmico, quasi cantilenando.
«Adesso eseguiremo quello che non ci piace chiamare rito, ma nei fatti lo è» interruppe Alan. «Vi sentirete deboli, vi addormenterete e domani non ricorderete nulla, ma questo creerà un legame tra Nagarotto e voi: ogni volta che vorrà nutrirsi, prenderà un po’ delle vostre energie, fino a che non sarete poco più che larve. Lui altererà la Sorte intorno a me e alle mie amiche… e la bella Marta diverrà il vostro capo. Vi tormenterà ancora di più e nutrirete maggiormente il nostro demone. Se non vi avessimo incontrato, quest’onore sarebbe toccato a uno o più estranei scelti a caso».
«Smettila con questi versi» le ordinò Marta.
«Oh, lasciala stare. Non darà nessun fastidio» disse Alan. «Iniziamo».
L’uomo si mise di fianco a Miriam e Laura, mentre Marta e le altre ragazze si disposero in cerchio, ognuna con una fiaccola in mano. Alan iniziò a cantilenare una lagnosa formula in una lingua incomprensibile, e a gesticolare. Le donne gli fecero eco. Lui ripeté più forte, fino a che gli venne il fiatone. Miriam e Laura erano ormai addormentate. Pur dormendo, Miriam continuava a canticchiare la sua nenia, come fosse ubriaca.
«Scendi a chiamare l’inserviente» disse Alan a una delle ragazze, «Ci aiuterà a caricarle in macchina e riportarle a casa. Domani si sveglieranno nel loro letto e non ricorderanno più nulla».
«Un altro rito è stato eseguito con successo» gli disse Marta baciandolo.
Lui l’accarezzò.
«Se tutto va come deve, io diventerò Sacerdote Supremo, e l’anno prossimo potrei lasciare il mio ruolo attuale a te».
«E promuovere una di queste sciacquette al mio posto?».
Alan rise e la baciò di nuovo.
«T’inviterei da me, ma sai che c’è mia moglie che mi aspetta ancora alzata chiedendosi dove stia passando la notte».
«Eh» sospirò lei, «Ti capisco. Io invece domani dovrò lavorare su una presentazione. Il nostro Demone non ci fa avere successo senza lavorare, purtroppo».



 

LUNEDI’ 3 NOVEMBRE

Laura e Miriam a metà mattinata si incontrarono alla macchinetta dell’ufficio per un caffè.
«Venerdì sera mi sono proprio sfasciata. Ho avuto i postumi della sbornia fino al tardo pomeriggio di ieri. Però ora sto bene» disse la prima.
«Io non sono stata male, però non ricordo nemmeno come abbiamo fatto a tornare a casa tua dalla discoteca» rispose l’altra.
«Anche Marta è malconcia, stamattina».
«Ma dai?» osservò Miriam con sorriso malizioso.
«Quando sono arrivata alle otto e mezzo, era già in ufficio davanti al computer. Aveva un’aria… sembrava uno straccio. Lei che non ha mai un capello fuori posto. Chissà se ha passato la nottata col figone castano. Come si chiamava?».
«Allen, Alton, qualcosa del genere» rispose l’altra fingendo di non ricordare. «Credo però che tutto ciò sia causato dalla presentazione che deve preparare per conto del capo. Prima di entrare da lui, mi è passata davanti e con un sorrisino mi ha detto di augurarle buona fortuna e prepararmi a chiamarla capo».
«Brrrr… t’immagini se diventa socia di Tafazzi,che inferno diventerà la nostra vita?».
Miriam rise.
Proprio in quel momento Marta uscì di corsa dall’ufficio di Tafazzi piangendo.
«Questa presentazione fa schifo! Per colpa tua abbiamo perso il cliente! Scordati la promozione!» urlò il direttore.
«Che diavolo è successo?» si domandò Laura a voce alta.
«Eh, magari è stato proprio quello» rispose Miriam prima di allontanarsi.
Aveva visto Marta entrare in bagno, e aveva deciso di seguirla. Si sistemò, senza far rumore, nel gabinetto a fianco di quello occupato dalla collega e iniziò ad ascoltare mentre parlava, probabilmente al cellulare.
«Alan, è successo qualcosa! Io sto di merda, il capo ha respinto la mia presentazione e non mi assegnerà il posto di vicedirettore» la sentì dire, interrompendosi per trattenere un singulto. «Come? Tua moglie se n’è andata? Ti ha lasciato per il vostro avvocato? Si è presa la casa e l’azienda? Ma… il rito non avrebbe dovuto assicurarci il successo? Oddio, cosa può essere andato storto?».
La donna riattaccò la conversazione e riprese a piangere. Miriam uscì dal gabinetto e si sistemò in modo da tenere ferma la porta d’ingresso. Si mise a cantilenare a bocca chiusa una nenia, la stessa canticchiata venerdì notte dopo essere stata imbavagliata. Vide aprirsi la porta del gabinetto dove sedeva Marta. La donna la guardava a bocca aperta.
«Tutto bene?» le chiese Miriam.
Marta non rispose. Miriam fece spallucce e si appropinquò al lavandino per lavarsi le mani. Le asciugò e si diresse verso la porta.
«Mi dispiace per la tua promozione», le disse prima di uscire.
«Tu! Sei stata tu! In qualche modo hai impedito che il rito si compiesse».
«Non so di cosa parli, davvero!» rispose l’atra con tono incredulo, «Ricordo ben poco di venerdì… mi sono risvegliata a casa di Laura senza sapere come ci sono arrivata. Pensa te!».
Marta la afferrò per un braccio.
«Anche tu… sei una strega, in qualche maniera».
«Marta, per favore, mi fai male!».
«E in qualche modo hai bloccato il rituale… ora Nagarotto prende nutrimento da me e Alan».
«Per favore, Marta, sei stanca, straparli, hai bisogno di riposo. Dico al capo che vai a casa, ok?».
Marta lasciò andare Miriam e si diresse verso il proprio ufficio, prese borsa e giacchetta e uscì.
Miriam, rientrata alla reception, prese il telefono per comunicare l’indisposizione della collega al capo.
Marta scese nel parcheggio, prese l’automobile e schizzò in strada, di corsa verso casa. Accese il cellulare e cercò di contattare Alan.
«Alan, ho capito cosa è successo», gli comunicò, senza poter mai finire la frase: distratta dalla telefonata prese un semaforo rosso e fu centrata in pieno da un camion che stava passando.

 

 

VENERDI’ 7 NOVEMBRE

non necessariamente il nostro funerale
Al funerale di Marta parteciparono pochi familiari stretti e quasi tutti i colleghi dell’ufficio. Il cielo era limpido e un sole tiepido illuminava e riscaldava i presenti al cimitero.
Il sacerdote, che non conosceva la defunta, svolse una breve e formale cerimonia. Una volta finita, l‘assemblea si sciolse. Laura e Miriam decisero di fermarsi presso un bar lì vicino. Il direttore Tafazzi aveva dato un giorno di permesso a tutti.
«Certo è terribile, morire così di colpo. Ora ci sei, dopo puff, non ci sei più» commentò Miriam.
«Non credo che mancherà a qualcuno» osservò Marta cinica.
«Sei crudele anche di fronte ad un evento così tragico».
L’amica fece spallucce e cercò di cambiare discorso.
«Non sai chi mi ha chiamato giusto ieri».
«Chi?».
«Mario. Forse te ne avevo parlato. Lavorava da noi anni fa. Aveva una storia proprio con Marta. Lei l’ha fatto penare talmente tanto che per non farsi venire un esaurimento ha dato le dimissioni. Ha saputo della sua morte dal giornale e ha voluto sapere cosa le fosse successo».
«Fammi indovinare: gli hai strappato un appuntamento?».
«Come fai a saperlo?».
«L’aria sognante con cui ne parlavi».
Laura arrossì senza rispondere.
«Te n’eri innamorata già all’epoca ma lui preferì Marta, giusto?» proseguì Miriam.
Laura arrossì ancora di più.
«E adesso che si è rifatto vivo, con la rivale fuori dai giochi…».
«Ehi, sei tu che ti stai facendo malvagia ora».
«Ok, ok. Piuttosto, guarda qui, restando sempre in tema di morti».
Miriam mostrò all’amica un articolo su un quotidiano free-press trovato appoggiato al loro tavolino: il magazzino di un’azienda di abbigliamento aveva preso fuoco causando la morte del proprietario e di sei giovani dipendenti. Illesi o minimamente feriti gli altri. Il giornale mostrava una foto dello sfortunato uomo in questione e delle sei ragazze.
«Hanno un’aria familiare» commentò Laura.
«Il tipo con cui Marta era alla festa venerdì scorso e le sue amiche».
«Oddio Sembra una vera e propria maledizione».
«Non direi. Qualcuno ha puntato troppo in alto e le cose gli sono andate male».
«Spiegami meglio» chiese l’altra incuriosita.
«Non fa nulla. Devo dirti un’altra cosa», proseguì Miriam in tono serio. «Ho trovato un altro posto. È in un’altra città, dove abitano alcuni miei parenti».
«Oddio, te ne vai?».
«Sì, ho dato le dimissioni oggi stesso. Senza preavviso».
«Ma… ma…»
«Dispiace anche a me andare via e lasciarti» disse prendendole la mano. «Sei stata la migliore amica che abbia mai avuto» disse quasi piangendo.
«Sei appena stata assunta!».
«Lo so» rispose ridendo. «I casi della vita. Era prendere o lasciare. Non mi hanno dato molto tempo per pensarci».
«Ci rivedremo ancora? Tornerai a trovarmi? Posso venire io da te, se vuoi».
«Non credo di tornare, qui ho fatto tutto quello che dovevo. Riguardo a dove andrò… mi faranno viaggiare molto, ci rivedremo solo se il destino lo vorrà».
Una lacrima scese lungo la guancia sinistra di Miriam, Laura trattenne a stento le sue.
«Capisco. Hai bisogno di aiuto per impachettare le tue cose?».
«Si grazie. Non parto subito, ho ancora qualche giorno. Vogliamo andare a festeggiare?».
«Certo» rispose l’altra sorridendo, «Ma stavolta lascio scegliere il posto e te. Non voglio tornare a casa ubriaca senza ricordare niente come l’ultima volta».
«Fidati, a volte è meglio».

 

 

31 ottobre 2013

HALLOWEEN la notte dei fantasmi

Qualcuno dice notte delle streghe, a voler essere pignoli... magari per l'anno prossimo cercherò un'immagine appropriata, quest'anno avevamo questa, e facciamo quello che si può (non che a trovare su internet un'immagine streghesca ci voglia molto, ma ci siamo imbattuti in Sabine, personaggio che avevate già incontrato).
Che poi a me Halloween frega nulla, è un'americanata di quelle che odio. Mi frega che quest'anno ci sta un bel ponte, e che in questo WE c'è la fiera di Lucca Comics & Games (più per i comics che per i games), che poi magari non vado per motivi di d€nari da spendere...
ma tant'è.
 

09 ottobre 2013

TtA #24 - I FILM CHE NON VEDRETE MAI

harry potter e la purga filosofale 


che pretesa da uno con questa faccia
la scuola di hogwarts è colpita da un incredibile attacco di stitichezza. Silente potrebbe tirare le cuoia se Harry, hermione e lo
sfigato di cui non ricordo il nome non interverrando cercando la purga filosofale, leggendario diuretico ottenibile solo dopo lunghe
ricerche e peripezie.
il tutto contornato dalla spocchia gratuita di lucius malfoy (che a parte quello non fa mia niente), dai paterni consigli del bidello
della scuola (che a parte quelli non farà niente), e da qualche intromissione degli altri insegnanti (che a parte quello non faranno
niente).
quando i tre arditi si troveranno in pericolo hermione troverà attingerà alle sue conoscenze, acquisite in dure ore di studio per
trovare una soluzione per salvarli, ma il merito andrà tutto a Harry, che, in quanto figlio di maghi, avrà la solita dote innnata che
salverà capra e cavoli.

05 ottobre 2013

TtA #23 TESTA DI VESPA #1 - le origini

TESTA DI VESPA #1:

Le origini di Testa di Vespa


ricostruzione non definitiva del personaggio
Adrian Ranzoni percorreva in solitudine, sulla sua bicicletta, la strada sterrata che portava verso il fiume. L’acqua che scorre, l’ombra di un albero, un buon libro: tutto quello che poteva volere in un’afosa domenica pomeriggio di agosto. I suoi amici erano andati tutti in ferie, la ragazza che gli piaceva in giro con il gruppo ambientalista di cui era attivista, e lui da solo, in città, a lavorare. I turni in fabbrica erano lunghi e faticosi, ma con i colleghi si era instaurato un clima di cameratismo che quasi gli facevano sembrare piacevoli le fatiche quotidiane. A questo stava pensando quando superò il bivio con la ex cascina abbandonata, da poco restaurata da fanatici delle coltivazioni bio. Ci gettò un’occhiata: sembrava non esserci nessuno. Eppure si diceva che quei fanatici si ritrovassero a lavorarci proprio nel fine settimana. Boh. Tornò a immergersi nei propri pensieri quando sentì qualcosa di piccolo ma duro impattare contro la tempia destra, tra la pelle e la stecca degli occhiali sole. Riuscì a mantenere l’equilibrio e non cadere dalla bicicletta, e sentì un ronzio proveniente dal punto di impatto farsi sempre più acuto.
“Un fottuto insetto!” pensò spaventato, mentre allungava una mano per liberarlo, nel terrore di venire punto. Espulsolo con una ditata, sentì la tempia pulsare.
“Il maledetto mi ha punto” pensò.
 Si fermò, scese dalla bicicletta, e frugò nello zaino in cerca del cellulare che usò come specchio per verificare se fosse stato effettivamente punto. Nonostante vari tentativi goffi di contorcesi, piegare la testa, spostare lo sguardo eccetera, non riuscì a vedere nulla. Si scattò allora una foto alla tempia. Venne sfocata. Riprovò. Ripresa sbagliata: si vedeva l’orecchio. Si filmò, facendo passare la camera lungo tutto il lato destro del volto e guardò la zona interessata con il fermo immagine. Un lieve gonfiore, che però sentiva dolere tantissimo. Si bagnò con un po’ d’acqua della borraccia, e decise di tornare a casa con la massima fretta.
“Mi avrà punto sicuramente. Il suo veleno arriverà al cervello e morirò tra atroci dolori” pensò pedalando il più veloce che poteva.
“Però se corro così tanto, il cuore batte più veloce e il veleno si diffonde più rapidamente!” si disse in preda alla paranoia.
Arrivato alla soglia del cancello del suo palazzo sentì girare la testa.
“Lo schifoso mi ha avvelenato”.
Ripose la bicicletta sulla rastrelliera e si precipitò verso l’ascensore. La vista iniziava ad annebbiarsi. “Presto, devo entrare in casa!”.
Salì in ascensore e si guardò nello specchio, alla ricerca della puntura.
“Si è ingrossata!”
Ora gli ronzavano le orecchie. Le porte scorrevoli si aprirono e lui si precipitò verso il portone di casa.
“Le chiavi, devo… devo… che coglione, dovevo chiamare un’ambulanza quando sono stato punto!”.
Scosso da questa clamorosa rivelazione, svenne. Si riprese più tardi, quando due uomini e una donna vestiti con una tuta blu scuro lo stavano trasportando a bordo di un veicolo bianco. I suoi genitori lo guardavano dall‘esterno. Non capì cosa stessero dicendo, ma vide la madre parlargli con aria disperata. Il padre la prese per le spalle e le sussurrò qualcosa che la consolò. Poi la porta del veicolo si chiuse e lui perse conoscenza di nuovo. Si risvegliò nel buio di una stanza che sapeva di disinfettante, disturbato dal russare da persona sdraiata in un altro letto in quella stessa camera.
“Almeno non sono morto” pensò. “Chissà quanto tempo sono stato qui”.
Tastò alla ricerca della tempia, ma non riuscì a riconoscere quello che toccava come il proprio cranio.
«Che diavolo…» disse a voce alta, sentendo però uscire dalla propria bocca solo un ronzio.
Preoccupato, si alzò dal letto e, nella semioscurità, puntò quella che gli sembrava la porta del bagno. Strappò tutti gli elettrodi che gli erano stati collegati per monitorare le sue condizioni, e il macchinario situato di fianco al letto iniziò ad emettere una cacofonia di allarmi. L’uomo di fianco a lui si svegliò e gli urlò contro. Adrian lo ignorò, aprì la porta del bagno e cercò l’interruttore della luce. Alle sua spalle giunse la voce di una donna.
«Signore, torni a letto! Suo padre era qui fino a poco fa, è andato a prendersi un caffè. Se torna a letto, lo chiamo e…».
Adrian si volse verso di lei, e questa, che riconobbe come un’infermiera, si zittì spaventata.
«Cosa c’è? Cos’ho in faccia?» chiese avvicinandosi. «È stata quella maledetta puntura, vero? Cosa mi è successo?».
  La donna scappò via. Adrian, allarmato tornò verso il bagno, cercò con maggiore fretta e attenzione l’interruttore e finalmente accese la luce. Nello specchio vide il volto di un’enorme vespa: i grossi occhi neri rotondi, le antenne, la grossa bocca contornata dalla mandibole, da cui usciva un acido biancastro. Lanciò un urlo, che sembrò più un ronzio e cadde seduto sul pavimento. L’uomo che russava si era svegliato, e lo stava chiamando.
«Ehi, amico, tutto bene? Che avete tutti da urlare stanotte?».
Adrian accese la luce della stanza, e si avvicinò all’uomo nel letto. Questi lo guardò a bocca aperta.
«Come sono?» gli chiese Adrian, ancora incredulo alla sua trasformazione. «Come sono? Sono un mostro?». La sua voce gli sembrò nuovamente un ronzio.
«Cazzo, che maschera da paura! Ma c’è una festa? Aspe’ che ti faccio ‘na foto».
Il paziente prese il suo smartphone, lo puntò verso Adrian, e gli fece vedere la foto scattata. Ritrovò sullo schermo il volto visto nello specchio. Dietro alla testa gli era cresciuta una protuberanza che sembrava il corpo di una gigantesca vespa. Dallo spaventò arretrò, e senti qualcosa muoversi sopra la sua testa.
«Ma le ali si muovono davvero! Ma sei figo un totale!!!» urlò il paziente.
Il giovane era sconvolto. Iniziò di nuovo a urlare (in realtà emise un ronzio acuto) e si voltò verso la finestra.
«Oh, pure il pungiglione su coppino!» gli disse il compagno di stanza.
Tastò sopra la testa, e al tatto riconobbe tutti i dettagli della fotografia e della descrizione ricevuta dallo sconosciuto. Una voce lo chiamò. Era il padre, accorso insieme ai medici e alla sicurezza dell’ospedale. Tutti rimasero atterriti nel vederlo.
«Oh, è gagliardo» disse il paziente nella stanza, interrompendo l’imbarazzato silenzio.
Adrian guardò il padre, e si girò verso la finestra. Vi si lanciò attraverso sfondandola e consegnò la propria mostruosità al vuoto. Il genitore accorse verso il vetro rotto e chiamò il nome del figlio. Questi, ormai in precipizio verso il suolo lo udì, e come un riflesso involontario, iniziò a far vibrare le proprie ali, prese quota e volò via.
«Non ci credo» disse il paziente nella stanza, «Riesce pure a volare! Ditemi dove ha preso quel costume, ne voglio uno anch‘io».
Il signor Ranzoni e i tutti i presenti lo guardarono sconvolti. «Ne voglio uno da cimice» riprese l’altro.
 «Dite che ce l’avranno da cimice?».

02 ottobre 2013

NNGR R.I.P.

NNGR: luglio 2009 - settembre 2013
 NNGR sta per Nathan Never Grande Ristampa, un bimestrale della Bonelli che a botte di tre albi per volta, ristampava le avventure dell'agente privato che vive in un futuro tecnologico fatto di robot senzienti, mutati, esp, cyborg, hacker, stazioni spaziali, installazioni sottomarine, città lunari, tentativi di colonizzare Marte, esperimenti genetici e così via.
Storie che dagli ormai lontani (sigh!) anni Novanta proseguono tutt'oggi con il mensile e i suoi "rinforzi" vari (il maxi, gli speciali, Agenzia Alfa eccetera) e che hanno dato i natali anche a Legs Weaver, personaggio con un gran potenziale ma bistrattato (anche per motivi legali, si diceva ai tempi).
Una di quelle uscite che se non lo acquisto subito, dico "massì, tanto ho due mesi di tempo", ma che poi vado in paranoia se entro una settimana, al massimo dieci giorni, non l'ho comprato, e inizio a girare tutte le edicole/fumetterie dove so che potrei trovarlo.
Una ristampa impreziosita dai riferimenti cinematografici o romanzeschi dei temi trattati nei vari episodi, che però peccava un po' sulle così dette "note": Nathan Never e il suo mondo ha una continuity forse non soffocante come certi supereroi, ma molto serrata. I rimandi agli albi precedenti (sia ristampati nella collana che non) avrebbero potuto essere più chiari ed espleciti (un riassuntino con la cronologia del mondo fittizio di cui si leggeva non era abbastanza). E già che si era in ballo, oltre alla serie regolare, si potevano
 ristampare le storie, almeno le più importanti, della altre serie.
Ad ogni modo, una lettura in meno, e sei euro a bimestre che avrei fatto a meno di risparmiare.
Ciao NNGR, è stato bello averti tra noi!

22 settembre 2013

inizia l'autunno


La parola "equinozio" deriva dal latino "aequi-nox" e significa "notte uguale" (sottinteso al ). La definizione puramente teorica di lunghezza del (parte illuminata di un giorno intero), si riferisce all'intervallo di tempo compreso fra due intersezioni temporalmente consecutive del centro apparente del disco solare con l'orizzonte del luogo geografico. Usando questa definizione, la lunghezza del dì risulterebbe di 12 ore. In realtà, gli effetti di rifrazione atmosferica, il semidiametro e la parallasse solare fanno sì che negli equinozi la lunghezza del dì ecceda quella della notte[2]. Gli equinozi di marzo e settembre sono i due giorni dell'anno nei quali hanno inizio primavera e autunno. Agli equinozi, intesi come giorni di calendario, il Sole sorge quasi esattamente ad est e tramonta quasi esattamente ad ovest; ma non esattamente, in quanto (per definizione) l'equinozio è un preciso istante che quindi può, al massimo, coincidere con uno solo dei due eventi, ma non prodursi due volte nell'arco di 12 ore.





 

Ringraziamo Wikipedia per il testo e Bonjourmadame.fr per la foto

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12 settembre 2013

toc toc toc... Penny?

toc toc toc... penny?  toc toc toc... penny? toc toc toc... penny?
io ci ho provato a guardare BBT con i sottotitoli. cry_.gif
ma non ce l'ho fatta cry_.gif
capite perché cry_.gif

non potete condannarmi per aver fallito laugh2.gif 21vs.gif

08 settembre 2013

Baustelle Live @ Carroponte, 05/09/2013

Dopo tre anni dal precedente concerto torno a vedere i Baustelle al Carroponte di Sesto San Giovanni, con una maggiore conoscenza del gruppo e delle loro canzoni.



E li ritrovo grintosi (per quanto sappiano esserlo il Maestro Bianconi e il Claudio) e in forma, che cantano e suonano tutto benissimo (loro tre e i musicisti che si esibiscono insieme a loro), l'audio è (quasi) perfetto, e sono pure in pole-position: seconda fila, giusto dietro a dei ragazzini delle superiori che ci hanno preceduto sul fil di lana (lascio con piacere però il posto alle nuove generazioni, di cui diciamo peste e corna, ma almeno di musica sembrano capirne).



Unica pecca: il pianoforte a coda (per Rachele) piazzato in prima linea sul palco, che oscurava la visione a noialtri che stavamo un po' di lato. Il trombettista e il sassofonista li ho sentiti, ma non saprei dire che faccia abbiano.

03 settembre 2013

A volte ritornano - Kakà

Leggete i tre post, dal basso verso l'alto, che trovate seguendo questo link QUI
Fatto? Bene: avete il "riassunto delle putante precedenti. Quanto succedere ora lo sapete già: è tornato. Dopo quattro anni passati per lo più in panca o in infermeria. L'anno prossimo c'è il mondiale in Brasile, oh, l'attaccamento alla maglia fa miracoli.


ho un senso di deja-vù
Abbiamo già Balotelli, il Faraone ♥, Matri (e Federica ♥), il Pazzo, Niang (che è rimasto a Barcellona con il suo palo), Petagna (che promette bene, e a questo punto andrà in prestito altrove alla faccia della politica dei giovani) e Saporana (che  promette bene ecc ecc...).
Viste le precedenti  "minestre riscaldate" (il ritorno di Sheva) e la tendenza a rottamare i vecchi delle grandi spagnole (Rivaldo, Ronaldinho, Emerson...), i presupposti per un flop ci stanno tutti.
Poi, magari, oh stavolta va bene e io avrò torto.

02 settembre 2013

Fronte & Retro #19: Federica Nargi

Post che segue l'andamento della campagna acquisti del Milan:
Il Boa se ne va (e con lui la Melissa ), e arriva al suo posto Alessandro Matri, cresciuto nel vivaio milanista, passato al Cagliari, poi alla Juve (con cui ci ha pure segnato contro...). E con lui arriva un'altra ex velina. Di un'accoppiata che è passata un po' così, come dire... inosservata.
Per fortuna, questo strano viatico dei destini calcistici, ci fa rendere conto dell'errore.
Eccola a voi, in tutto il suo splendore, la nuova wag rossonera.


Ex velina, findanzata con un calciatore... ormai è un cliché



Che, ricordiamoci, ci ha deliziato, non troppo tempo fa, di questa fantastica perla

29 agosto 2013

Franz Ferdinand - Right... tutto!

Sono tornati, dopo 4 anni dall'ultimo disco, i Franz Ferdinand. L'indefinibile (in senso buono) band scozzese propone un doppio album: nel primo disco 10 nuove canzoni, nel secondo differenti versioni di 7 delle suddette, più 4 nuove versioni di canzoni già note. Sì, insomma, non è che si siano sprecati. Ma il risultato nel complesso è buono: viene difficile scegliere tra le due versioni delle canzoni "doppie", e un po' ci viene voglia di sentire cosa avrebbero combinato con le tre non replicate.





Lo stile del disco è simile a quello di Tonight, per me il disco migliore della band (che fatica: con questo sono quattro, in totale) ed è sicuramente un prodotto di buona fattura ma che non fa gridare al capolavoro. Lo è invece il video postato qui sopra. Delirante al punto giusto, contiene di tutto un po'. Forse faremmo prima a dire cosa non contiene. Dopo Baustelle, David Bowie ed Elio, un altro grande album per questo 2013 musicale.

25 agosto 2013

Lyric 145 - superfragilisticexpialidocious

era un po' che non postavo canzoni. Tempo fa ospite a casa altrui guardai la versione usa di x-factor, e vidi quanto sopra. O li adori o inorridisci.





Supercalifragilisticexpialidocious!
Even though the sound of it is
 Something quite atrocious
If you say it loud enough you'll
Always sound precocious
 Supercalifragilisticexpialidocious!
Um diddle diddle diddle, Um diddle ay! (etc.)

 Because I was afraid to speak when I was just a lad
 Me father gave me nose a tweak
And told me I was bad
But then one day I learned a word
That saved me achin' nose
The biggest word you ever heard
And this is how it goes: Oh!
 (Chorus)

He traveled all around the world
And everywhere he went
 He'd use his word and all would say
"There goes a clever gent"
When dukes and maharajas pass the
Time of day with me
I say me special word and then
They ask me out to tea. Oh,
(Chorus)

You know:
You can say it backwards, which is:
 Dociousaliexpisticfracticalirupus,
But that's going to be too far.
Don't you think? Indubitably!
 So when the cat has got your tongue
There's no need for dismay
Just summon up this word and then
 You've got a lot to say
But better use it carefully or it could
 Change your life...

 I said it to me girl one day
And now me girl's me wife!
She's Supercalifragilisticexpialidocious!
Supercalifragilisticexpialidocious!
 Supercalifragilisticexpialidocious!
Supercalifragilisticexpialidocious!

15 agosto 2013

Brutta roba l'invidia

http://sport.virgilio.it/altri-sport/polem...-me-perche.html
♥♥♥♥♥♥♥♥♥



Polemica tra Pellegrini e Federnuoto: "Alla Filippi più soldi che a me: perché?"
Federica furibonda per una presunta disparità di trattamento


Scoppia la polemica tra Federica Pellegrini e la Federnuoto dopo l'ufficializzazione dei premi concessi dalla FIN per le medaglie conquistate dagli Azzurri ai Mondiali 2009 di Roma. La "pietra dello scandalo" è legata alla disparità tra gli emolumenti alle atlete medagliate: secondo quanto ratificato dal Consiglio Federale, Federica Pellegrini riceverà complessivamente 3mila euro per i due ori vinti nei 200 e 400 stile libero

mentre Alessia Filippi ne avrà 20mila per l'oro nei 1500 stile libero e il bronzo negli 800 stile libero.
Visti la notizia leggendo la "Gazzetta dello Sport", la Pellegrini s'è sfogata su twitter con due messaggi: "Questo è quello che ho guadagnato vincendo 2 mondiali con 3 record del mondo in una sola edizione!!! Fate Voi" il testo del primo corredato da una foto dell'articolo. Nel successivo, l'azzurra ha rincarato la dose: "Sn felice che sia ufficiale! mi spiegheranno anche perché!!! leggere sezione nuoto!!"

Federica ha ricevuto la solidarietà fan ma qualcuno ha anche polemizzato per il fatto che un'atleta ricca (soprattutto grazie agli sponsor, verrebbe da pensare) si lamenti di cifre che la gente normale guadagna in mesi di lavoro. Così la Pellegrini, sempre tramite il social network, ha puntualizzato il perché della sua ira: "Gli sponsor sono una cosa...non sono arrabbiata per i soldi, ma per la differenza di trattamento!!!".

Da parte della FIN la suddetta differenza sarebbe legata al fatto che chi vince allenandosi in un centro Federale (come capitato all'epoca con Federica, che nuotava a Verona) riceve premi fissi, diversamente da chi, come la Filippi, non lo fa, senza contare la possibilità di elargire altri emolumenti, praticamente "ad hoc" in base alle situazioni specifiche. In sostanza Alessia ha ricevuto più soldi perché tesserata per l'Aurelia Nuoto, anche se all'epoca era sotto la guida di un tecnico federale, Cesare Butini, attualmente dt della Nazionale.

12 agosto 2013

F&R Special Summer Edition 2013



 
 
 
Dopo L'Annual 2013, che ha seguito l'Annual 2012, intervallati dalla strenna natalizia, era giusto regalare anche lo speciale estivo! E a fare da protagonista, la modella (ex?) che imperversava spesso e volentieri nel gadget che fino all'anno scorso poggiava nella colonna alla destra di chi sta leggendo (cioè voi, spero), poi tolto per evitare la rindondanza (anche se di fagiane non ce n'è mai abbastanza).

07 agosto 2013

recensioni: LA BARA ANTIPROIETTILE

L'ho appena finito, e ho sentito l'impulso di prendere il laptop, mettermelo in grembo nonostante il caldo della serata agostana e del computer stesso e scrivere questo. Un metafumetto supereroistico, citazionistico che non lesina frecciate nei confronti dell'industria del fumetto... Credo sia il miglior acquisto dell'anno (visto poi il prezzo!).

 
Bellissimo, consigliatissimo. A chi ama i supereroi ma non vuole vederli relegati in ruoli da giocattoloni per Blockbuster celluloidali, a chi amava lo spirito con cui si facevano i fumetti di una volta, a chi quei fumetti ha potuto viverli solo postumi...
 

05 agosto 2013

Mondiali di NUOTO V - bronzo!!!

http://sport.virgilio.it/altri-sport/mondiali-di-nuoto-italia-chiude-col-bronzo-di-paltrinieri.html
Dopo l'argento di Federica Pellegrini nei 200 arriva la seconda medaglia per il nuoto italiano. La conquista Gregorio Paltrinieri, bronzo nel 1500 metri con il nuovo record italiano (14'45"37): il precedente era di Federico Colbertaldo (14'48"28) e resisteva da 4 anni. La gara è stata vinta dal fuoriclasse cinese Sun Yang in 14'41"15, al terzo oro dopo quello dei 400 e 800 metri. "Non pensavo veramente a niente. Sono contentissimo, un tempo di 14'45" è un sogno, non me lo aspettavo", commenta Gregorio Paltrinieri. "Sono e entrato in acqua per dare il massimo, mi sono detto anche se arrivo ottavo non mi creo problemi, ma quando ho visto che ero terzo ho provato a rimanerci e negli ultimi 200 metri ho visto Jaeger e mi sono detto devo resistere, a costo di svenire. Da metà gara in poi mi sono visto lì davanti ed ho ripensato a tutti i sacrifici fatti per arrivare qua. Ho spinto al massimo e sono riuscito a trovare quelle forze in più per riuscire". La dedica per il suo allenatore Stefano Morini e a tutti quelli che gli sono stati vicino. "Sono contento per me e per il 'Moro'. Per tutti quelli che mi sono stati vicini. Devo ringraziarlo, perchè senza il suo aiuto non ci sarei riuscito. Mi spiace aver letto delle cattiverie nei miei e nei suoi confronti, hanno scritto 'Paltrinieri non sa nuotare, non sa fare le virate, e questo e quello... Ma non mi interessa quello che dicono gli altri. Io sono il primo a dire che la mia nuotata non è perfetta ma qualcosa ho fatto se sono giunto quinto a Londra e terzo qui".

02 agosto 2013

Mondiali di NUOTO IV: "le bastonate servono"

http://sport.virgilio.it/altri-sport/fantastica-pellegrini-argenti-nei-200-sl.html
Federica Pellegrini ha vinto la medaglia d'argento nei 200 metri stile libero ai Mondiali di nuoto di Barcellona, regalando all'Italia la prima medaglia della spedizione. La veneziana è arrivata seconda alle spalle della statunitense Missy Franklin, inarrivabile con il suo crono di 1'54''81. Ottimo comunque il tempo dell'Azzurra, che ha toccato a 1'55''14, dopo un recupero prodigioso nel finale. Il bronzo è andato alla francese Camille Muffat (1'55''72). "Le batoste servono, ti fanno crescere ed io sono cresciuta tantissimo. E' il mio miglior tempo con il tessuto, non sono felice, sono strafelice - ha commentato a caldo l'atleta al termine della prova -. Ho tantissimi pensieri per la testa, mai avrei pensato di poter competere con le migliori in una gara che quest'anno non avevo preparato. E' una medaglia inaspettata. Forse potevo vincere? Va benissimo così".
Io le bastonate gliele darei in testa, tanto è simpatica, ma guarda. E il vassallaggio che le fanno i presentatori RAI... quasi lecchiaggio. Che poi, non è che al microfono dica 'ste cose geniali. Boh. Almeno titilla l'orgoglio nazional popolare vincendo medaglie qua e là... salvo venir poi bastonata (appunto) quando toppa clamorosamente... doppio boh

28 luglio 2013

Mondiali di NUOTO III: Grimaldi oro nei 25km.

25km... che fatica!!!
Finalmente un oro nei mondiali natatori di quest'anno! E arriva in una delle discipline più difficili e complicate: nuoto in acque aperte per la lunghezza di 25 km. Avversari che ti stanno addosso (letteralmente) e sgomitano e scalciano, tirare fuori la testa per controllare che la direzione sia corretta (mica c'hai la corsia!!!) in mezzo ad un'acqua che fa la schiumetta bianca e ti rende ancora più difficile controllare... il tutto, appunto, per 25km.
Massima ammirazione per coloro che hanno deciso di praticare questo tipo di gara terribile.
E complimenti alla nostra Martina Grimaldi per il successo sul fil di lana!!!!

altre notizie dalla giornata di ieri

20 luglio 2013

David Bowie - Moonage Daydream


 
I'm an alligator, I'm a mama-papa coming for you
I'm the space invader, I'll be a rock 'n' rollin' bitch for you
Keep your mouth shut,
you're squawking like a pink monkey bird
And I'm busting up my brains for the words

Keep your 'lectric eye on me babe
Put your ray gun to my head
Press your space face close to mine, love

Freak out in a moonage daydream oh yeah!

Don't fake it baby, lay the real thing on me
The church of man, love
Is such a holy place to be
Make me baby, make me know you really care

Make me jump into the air

Keep your 'lectric eye on me babe
Put your ray gun to my head
Press your space face close to mine, love
Freak out in a moonage daydream oh yeah!

Freak out, far out, in out

09 luglio 2013

F&R #18 - Claudia Romani rossonera

Oggi c'è stato il raduno del Milan per iniziare la stagione 2013-2014.
Solite (solide) banalità del Berluskaizer che ricorda per l'ennesima volta che nelle ultime 20 giornate abbiamo fatto adirittura due punti in più della Juve, e che quest'anno inizieremo già con la formazione di quelle ultime venti partite e che quindi la squadra può lottare per lo scudetto eccetera.
Boh. Al di là del fatto che il calciomercato è appena iniziato, mi pare che la Juve si sia già rinforzata, noi mica tanto...
A ben augurare, una foto di una tifosa (?) che spero porti bene (se non dovesse succedere prendetevela con lei, non con me).

Per chi volesse saperne di più

08 luglio 2013

♥ Cat Power ♥ (la divina): un cerchio che si chiude (lungo un anno)




Un anno fa circa, di questi tempi, leggevo su Metro che la famosa (?) cantante americana Cat Power sarebbe uscita a settembre con l'ennesimo album della sua ventennale (?) carriera. Seguiva elogio alle sonorità melodiche, alla voce eccetera...
Interessato mi sono scaricato procurato il relativo materiale. Ebbene, devo dire che, dopo un inizio che dire "alternativo" era fare un complimento, la ragazza ammerregaa (il cui vero nome è Chan Marshall) ha effettivamente meritato le sperticate lodi del giornaletto free-press.
Così dopo l'attesa dell'album a settembre, iniziò l'attesa per il concerto del 3 Dicembre. Annullato, come tutto il tour europeo, a causa della malattia della cantante: 'angioderma (e 'sti cazzi, direi).
Di pochi giorni fa la notizia della rimessa in salute della cantante, e di un suo nuovo concerto al Carroponte.Non potevo non andarci!!! Dopo l'esibizione di un cappellone/barbone presentatosi sul
palco con bottigliozza e bicchierazzo di vino (vedi foto a lato), e un'ora di attesa (durante la quale abbiamo temuto il peggio), Cat sale sul palco... un po' instabile sulle gambe, invero. Ma l'ossigenata (pessima scelta stilistica, IMHO) quarantenne ingrana praticamente subito, e ci regala un concerto sentito, entusiasmante ed energico (meglio dal vivo che in studio, alla faccia di molti mesterianti della domenica).
Bello esserci stati e aver avuto l'occasione di assistere allo spettacolo di questa cantante, poco famosa da noialtri, e generalmente poco celebrata (anche se Cherokee - la canzone nel video - appare come sottofondo in una scena del a me non molto congeniale telefilm Fringe)

Alla prossima, gatta!!!! :-P

30 giugno 2013

Fd'I - Italia - Uruguay vinta ai rigori

fonte

L'Italia di Cesare Prandelli fa sua la "finalina" contro l'Uruguay e si aggiudica la medaglia di bronzo della Confederations Cup 2013. Dopo il 2-2 maturato nei 90' ed il nulla di fatto dei tempi supplementari, sono stati ancora una volta i calci di rigore a decidere l'esito finale. Sconfitti dalla Spagna, questa volta gli azzurri sono stati premiati dalla lotteria dei tiri dal dischetto.

 
Decisive le parate di Buffon sul primo penalty di Forlan,sul penultimo calciato dal suo compagno nella Juve Caceres e sull'ultimo di Gargano. Per l'Italia l'unico errore è stato quello del giovane Mattia De Sciglio.

 
Nei tempi regolamentari Prandelli aveva puntato ancora sul 4-3-3 rilanciando El Shaarawy a sinistra con Gilardino al centro dell'attacco e Diamanti a destra. In mezzo De Rossi vertice basso, dietro Chiellini nuovamente al centro. Vantaggio azzurro nel primo tempo grazie ad Astori, che sulla linea di porta doveva solo appoggiare in rete dopo la punizione di Diamanti che dal palo era carambolata sulla schiena di Muslera.

 
Dopo il pari di Cavani a inizio ripresa l'Italia era tornata avanti con una magistrale punizione ancora di Diamanti, ma lo stesso Cavani aveva siglato anch'egli su punizione il 2-2 con la complicità di un Buffon non del tutto reattivo.

 
Nei supplementari squadre stanchissime e Italia in trincea dopo l'espulsione per doppio giallo di Montolivo. Inutile sperare in qualciosa di meglio dei rigori, tramutatisi poi in medaglia di bronzo.

28 giugno 2013

Fd'I - Italia-Spagna persa ai rigori

La Spagna si è qualificata alla finale di Confederations battendo 7-6 ai rigori l'Italia. I tempi supplementari si erano chiusi sullo 0-0. L'Italia esce a testa alta. Azzurri da sogno, mettono in difficoltà la Spagna e nei tempi regolamentari vanno vicini al gol con Gila, Giaccherini e De Rossi. La Nazionale fa la partita anche nel secondo tempo, che finisce 0-0. Poi i supplementari e infine i rigori, dove gli azzurri escono sconfitti 7-6 con l'errore decisivo di Bonucci

Un'Italia didattica affronta e gioca alla pari con una Spagna narcolettica, con il tifo brasiliano a nostro favore perché in finale saremmo gli avversari meno forti. Questo il riassunto di ieri sera, dove la bella prestazione azzurra viene oltremodo esaltata dai presentatori RAI. E così i catalani raggiungono l'ennesima finale, contro i padroni di casa che hanno giocato un giorno prima e non hanno dovuto tirare fino ai rigori.
Beati loro.

23 giugno 2013

Fd'I - Italia-Brasile 2-4

Ecco, come volevasi dimostrare: questa partita l'ho vista e l'abbiamo persa!!!!
Trattenuto in casa (il sabato sera) dai malanni di 'sti cavolo di condizionatori d'aria (dicevo che l'estate non era arrivata, pochi post fa, vero?), ho deciso di visionare il match nella speranza di veder calcio spettacolo.
 
 
Ebbene: per i primi tre minuti italiani che sembrano aver dimenticato il concetto di "pallone" e di come lo si utilizzi e si fanno rinchiudere nella propria tre quarti a causa di passaggi sbagliati, stop approssimativi e tanta tanta soggezione (va detto che giocare in Brasile contro il Brasile...).
Poi si ricordano come si fa a giuocare al giuoco del pallone, e il primo tempo prosegue equilibrato fino al gol di Dante (l'altra pippa del Bayer campione d'Europa, insieme al fratello di Boateng).
Ripresa in cui l'Italia si fa baldanzosa, rischia di subire il secondo gol e invece realizza il pareggio...che dura quattro minuti: uno stupido fallo dal limite e Neymar Jr ci infila con un diagonale preciso su punizione. Alta scioccchezza e subiamo l'1-3. Qui il Brasile si chiude, e noi attacchiamo. 2-3 (che poi il gol sarebbe stato da annullare perché l'arbitro aveva assegnato rigore su Balotelli prima ancora che Chiellini tirarasse....)!!!! Peccato che proprio alla fine si prenda il 2-4. E i giornali e telegiornali gridano all'impresa di un'Italia che tiene testa al Brasile. Ma dai. Ora in semifinale, probabilmente, la Spagna, che l'anno scorso ci ha dato quattro pere in finale dell'Europeo (che ci ha fatto finire qui a prendere quattro pere dal Brasile, ricordiamolo).
Io la vedo male...

21 giugno 2013

Confedereation Cup: mentre noi guardiamo le partite...

Mentre noi ce ne stiamo spaparanzati in poltrona con birrozzo e patatine, in Brasile, fuori dagli stadi, qualcuno sta facendo valere i propri diritti contro gli organizzatori della manifestazione, che invece di portare benefici alla popolazione, ne ha fagocitato il denaro, che avrebbero dovuto usare per la sanità, la sicurezza, i  trasporti pubblici.

http://notizie.virgilio.it/esteri/brasile-proteste-senza-fine.html


Non si fermano le proteste in Brasile contro le spese per i Mondiali di calcio e contro la corruzione dei politici. A scatenare il caos l'aumento dei prezzo per i trasporti pubblici. Ma neanche lo stop ai rincari ha fermato la discesa in piazza dei manifestanti in tutto il paese. La presidente, Dilma Rousseff, ha convocato venerdì mattina alle 9.30 (le 14.30 in Italia) un gabinetto di crisi con i ministri più vicini. La scorsa notte sono scese in piazza almeno 500mila persone. E si è registrato il primo morto a Ribeirao, dove un manifestante è deceduto dopo essere stato investito da un auto.




Mentre negli stadi si esulta e gioisce per le partite della Confederations Cup, nelle strade la situazione si è fatta incandescente. La presidente Dilma Rousseff ha prima annunciato di aver annullato il previsto viaggio di a Salvador, nello stato di Bahia, e la prevista visita ufficiale in Giappone della prossima settimana. Quindi ha convocato il gabinetto di crisi



A Rio de Janeiro, un pulmino della rete tv SBT è stato dato alle fiamme e cinque tra giornalisti e operatori sono rimasti lievemente feriti. La polizia, che ha usato mezzi blindati, ha caricato i manifestanti che lanciavano molotov contro la sede del comune, già bersaglio di violenze nei giorni scorsi. Alcuni manifestanti sono rimasti feriti da pallottole di gomma, così come un giornalista di GloboNews. Numerosi gli episodi di saccheggio.



A Brasilia, circa 25 mila manifestanti si sono accampati sul prato di fronte al parlamento nazionale. La polizia militare ha circondato il palazzo di Planalto, sede della presidenza, e ha usato gas lacrimogeni. Alcune frange violente hanno lanciato bombe molotov contro la sede del ministero degli Esteri, ma il principio di incendio è stato prontamente domato dai vigili del fuoco. I manifestanti hanno lanciato pietre contro le vetrate dell'edificio, mandandole in frantumi.



A San Paolo, circa 30 mila persone hanno invaso l'Avenida Paulista, principale arteria della città. Alcuni esponenti del Partito dei lavoratori (Pt, di sinistra) della presidente Dilma Rousseff sono stati spintonati e allontanati. I manifestanti hanno anche bruciato bandiere del Pt.



Scontri tra polizia militare e manifestanti anche a Salvador de Bahia, dove si è giocata la partita Nigeria-Uruguay, valevole per la Confederations Cup. Gli agenti hanno caricato per disperdere la folla che si dirigeva verso lo stadio. Momenti di tensione e scontri tra manifestanti e forze dell'ordine si segnalano anche a Belem, Porto Alegre e Campinas.


Giusti o sbagliati che siano i metodi di protesta, è da segnalare la protesta di un popolo da sembre stereotipizzato come "calcio e nullafacente"


20 giugno 2013

Fd'I - Italia - Giappone 4-3

Neanche 'sta volta ho visto la partita. E visto che porta bene potrei decidere di non vederne più...



Pazza Italia…Soffre, va sotto di due goal, rimonta e capovolge il risultato, si fa di nuovo raggiungere e nel finale ottiene la vittoria grazie a Giovinco. Questo il resoconto dell’entusiasmante 4 a 3 ai danni del Giappone, che regala alla squadra di Prandelli la prima qualificazione alla semifinale di Confederation, dopo che nel 2009 gli azzurri erano stati eliminati nel girone.
Ed ora, sabato alle ore 21, sfida che vale il primo posto con il Brasile, che ha battuto 2 a 0 il Messico. Per Prandelli, statistiche alla mano è la 20° vittoria in 40 gare, la perfetta metà (le altre 20 gare son frutto di 12 pareggi e 8 sconfitte).
FORMAZIONI - Prandelli rispetto alla gara contro il Messico cambia solamente due pedine; Maggio ed Aquilani prendono il posto di Abate e Marchisio nel 4-3-2-1 con Balotelli riferimento offensivo. Sull’altra sponda, Zaccheroni risponde con un 4-2-3-1 offensivo.
PRIMO TEMPO - Parte fortissimo il Giappone che nei primi 8’ mette i brividi a Buffon in due occasioni, prima con un colpo di testa di Maeda (5’) e poi con una fucilata di Endo (8’) che termina alta. L’Italia fa fatica a tenere il ritmo del Giappone, che tiene il pallino del gioco e al 17’ ci vuole una paratona di Buffon sul sinistro di Kagawa dal limite a negare la gioia del goal. Ma è un’illusione perché il vantaggio giapponese arriva al 21’. Retropassaggio errato di De Sciglio per Buffon, con Okazaki che ne approfitta e viene messo giù dallo stesso portiere azzurro. E’ calcio di rigore. Dal dischetto Honda non sbaglia.
Prandelli è infuriato e alla mezzora toglie uno spento Aquilani per Giovinco, ma tre minuti dopo (33’) il Giappone raddoppia con Kagawa che in area di rigore si gira e al volo batte Buffon. L’Italia prova a recuperare e gli ultimi dieci minuti della prima frazione sono di buona intensità. Al 41’ De Rossi (diffidato, ed ammonito poco prima, salterà la sfida con il Brasile) con un preciso colpo di testa su calcio d’angolo di Pirlo riapre il match siglando il 2 a 1, mentre prima del riposo (46’) Giaccherini colpisce il palo con un sinistro da dentro l’area.
SECONDO TEMPO - L’Italia rientra dagli spogliatogli trasformata e nel giro di appena 7’ capovolge la situazione. Al 50’ Giaccherini se ne va sul fondo, serve il pallone in mezzo per Balotelli, che però viene anticipato da Uchida che in scivolata fa autogol. Non passano nemmeno 2’ e l’Italia ottiene un calcio di rigore per fallo di mano di Hasebe su conclusione di Giovinco. Dal dischetto va il solito Balotelli che non sbaglia e fa 19 su 19 dagli 11 metri. L’Italia è in vantaggio, ma il Giappone dopo un po’ di sofferenza si torna a far pericolosa con una conclusione di Honda (61’). Al 69’ il Giappone trova il 3 a 3; cross di Endo e Okazaki di testa batte Buffon. Nel finale, la gara si fa ancora più emozionante con continui capovolgimenti, ma è il Giappone che sfiora in due circostanza il 4 a 3. Prima è Honda ad impensierire Buffon, poi un doppio legno (palo e traversa).
A quattro minuti dal 90’ l’episodio che decide il match: De Rossi serve Marchisio che si invola sulla destra e mette il pallone in mezzo all’area per Giovinco che tutto solo fa 4 a 3. Sembra finita, ma non lo è, perché c’è ancora da soffrire come al minuto 88’ quando il Giappone si vede annullare per fuorigioco il goal del possibile 4 a 4, dopo che Honda aveva colpito la traversa. Dopo tre minuti di recupero esplode la gioia italiana, che vola per la prima volta in semifinale di Confederation.
CHIAVE - Con le ultime energie il goal vittoria del 4 a 3 ad opera di Giovinco. Bella l’azione partita da De Rossi, con Marchisio uomo assist e Giovinco abile a buttarla dentro.
MOVIOLA - Sufficiente la prova dell’argentino Abal. Giusti i due rigori assegnati: sia quello per fallo di Buffon su Okazaki (tocca pallone e giocatore) che quello per fallo di mano di Hasebe. Per il resto vede bene, insieme alla sua terna, il fuorigioco al minuto 89’ quando annulla il goal al Giappone. Corretti anche i quattro gialli.
Fonte: GOAL.COM

18 giugno 2013

Fronte & Retro Annual 2013 - lettura ragionata delle immagini e della fagiana

 

la statua in secondo piano, pone un paragone tra la bellezza "antica", e quella moderna, rappresentata dalla modella in primo piano. L'albero sullo sfondo rappresenta la natura, unico vero paragone di bellezza ammissibile, indipendentemente dall'epoca e dai canoni estetici in corso.



la forma fallica delle inferriate dietro a cui è raffigurata la ragazza è un doppio richiamo sessuale.



Bello lo sfondo, bella la tipa, ma la posa è volgarissima. È un pornazzo. Punto e basta e niente di artistico

17 giugno 2013

Fd'I 2013 - Italia-Messico 2-1

Non ho visto la partita, ero fuori a mangiare... cmq riporto fedelmente da Virgilio quanto sotto.
Una riflessione interessante: l'Italia partecipa alla Confederations Cup in quanto seconda classificata all'Europeo 2012: la Spagna, vincitrice di tale competizione (sigh!), essendo già campione del Mondo, ha liberato un posto per gli Azzurri. Secondo me sarebbe stato più corretto che vi partecipasse l'Olanda, finalista contro gli spagnoli della Coppa Del Mondo 2010, ma tant'è...

SuperMarioBalotelli... non ci credo che non sa che se ti togli la maglia vieni ammonito... :-(


PENNELLATA DI PIRLO - La cronaca. Il primo tempo è quasi un monologo italiano: gli Azzurri pressano alto, portando gli avversari a commettere numerosi errori di impostazione, e spingono sulla fasce, soprattutto a sinistra con l'asse De Sciglio-Montolivo. All'Italia manca solo un po' di cattiveria in fase realizzativa ma al 27° ci pensa Pirlo su punizione conquistata da Balotelli a battere Corona, sbloccare il punteggio e festeggiare nel migliore dei modi la 100^ presenza in Nazionale.
 
BARZAGLI SBAGLIA - Dal canto suo il Messico si fa vedere pochissimo, non riuscendo a costruire da dietro per il pressing italiano e non potendo affidarsi ai lanci lunghi visto che Hernandez deve chili e centimetri a Barzagli e Chiellini. Gli unici due lampi centroamericani arrivano al 10°, con una traversa colpita da Guardado con un tiro da fuori area, e soprattutto al 32°, complice in questo caso Barzagli, che prima pasticcia nel controlo del pallone e poi stende in area Dos Santos, causando il rigore che Hernandez insacca spiazzando Buffon.
 
DECIDE BALOTELLI - Nonostante un risultato che le sta evidentemente stretto, l'Italia non demorde e rientra in campo con immutata grinta e chiude i messicani nella loro metà campo, sfiorando il gol con un tentativo di Montolivo e un'altra punizione di Pirlo. Il risultato, però, non cambia e allora Prandelli prova a inserire Cerci per un altalenante Marchisio, per un 4-3-2-1 che assomiglia decisamente ad un 4-3-3. Gli Azzurri ci provano con voglia ma con il passare dei minuti le energie sembrano calare e rendere meno efficace la loro azione. Per buona sorte di Buffon e compagni, chi non è in debito di energie è Balotelli, che al 78° difende un pallone toccato in avanti da Giacchierini, va via di forza a Maza Rodriguez e batte Corona per il definitivo 2-1.
 
PRANDELLI RIMPROVERA MARIO - L'esultanza di Balotelli, con relativa ammonizione, ha fatto arrabbiare Cesare Prabdelli. "Mario è stato bravo, ma ora basta togliersi la maglia e mostrare i muscoli. Le ammonizioni contano....". Rimproverato, Mario si scusa e promette: "Non conoscevo il regolamento, non lo faccio più".

02 giugno 2013

L'estate NON è arrivata



Cazzeggiando qua e là (vedi mio ultimo post, per l'appunto) sul blog, ho trovato questo vecchio post.
Direi che quest'anno (anche se tecnicamente siamo ancora in primavera) l'estate non sembra intenzionata ad arrivare... purtroppo le interviste fastidiose in tv ci saranno lo stesso. :-(

Ad ogni modo, in memoria dei bei tempi: CLICCA QUI