26 dicembre 2013

F&R speciale Natale 2013

Dopo lo speciale dell' anno scorso qualcosa di un po' più corposo quest'anno


"Corposo" è la parola giusta
 
Postato a S. Stefano perché fino a Natale bisogna essere bravi. Dopo si torna ad essere come prima.
Forse peggio?

24 dicembre 2013

cavalcata Verso Natale 8 - le mie ragguardevoli vigilie di Natale 2

TANTI ANNI FA


"le faremo sapere"

ero ancora alla ricerca di lavoro. Mi chiama un'azienda con cui avevo già fatto un colloquio precedentemente: "Ci vediamo il giorno 24 alle 09;30 nella nostra nuova sede a XXXXXX".
Vabbè. Mi alzo per tempo, seguo le indicazioni stradali (all'epoca non c'erano ancora i navigatori satellitari), e mi reco in loco combattendo contro una fitta nebbia che attanagliava, come spesso accade, la campagna milanese.
Arrivo lì e attendo sul divanetto della reception mentre:
A) mi scappava la cacca
B) qualcuno, dalla cima delle scale urlava arrabbiato contro qualcun altro.
Finalmente, dopo un'oretta, mi chiamano e mi presento di fronte al capo della ditta (presumibilmente quello che stava urlando) e ad un altro tizio.
"Buongiorno" mi dicono.
"Buongiorno" gli rispondo io.
"Allora, ci eravamo già sentiti in Ottobre. Nel frattempo ha trovato lavoro?".
"No" dico io.
"Nooo?" mi chiedono loro stupiti.
"No" ripeto io risoluto, "Secondo voi, se avessi un lavoro verrei a fare un colloquio alle nove e trenta della vigilia di Natale con tutta questa nebbia?".

23 dicembre 2013

cavalcata verso natale 7 - le mie ragguardevoli vigilie di natale 1

Ok, la vigilia di Natale è domani, ma domani vi racconterò un'altra storia. Oggi beccate questa.
Che potremmo intitolare:
 

IL DIRIMPETTAIO INFAME.

oppure:

SQUADRA D' INTERVENTO SPECIALE.

(come preferite).
 
Praticamente il giorno 24 Dicembre del 2007, fresco del nuovo posto di lavoro, finalmente posso lavorare mezza giornata invece che tutto il giorno. Spendo il pomeriggio di libertà comprando gli ultimi regali. Torno a casa, parcheggio la macchina davanti a casa, e mentre scarico il bagagliaio mia madre si affaccia al balcone e urla:
"Simoooooone! Non puoi parcheggiare lììììììì! Sposta la macchinaaaaaaa!"
Ovviamente ho SEMPRE parcheggiato lì, perché non avrei dovuto farlo proprio in quell'occasione?
"Simoooooone! Vengono i carabinieriiiiiii!".
"Eh?" urlo io incredulo.
"I carabinieriiiiiii!"
"Ma piantala di dir cazzate!"
Finisco di scaricare la macchina poi la metto in garage, così che nessuna Forza dell'Ordine, esercito di protezione, invasore alieno o supereroe che sia rompa i maroni.
Tra l'altro, una leggenda vorrebbe che le grida stridule di mia madre, anni dopo, avrebbero ispirato la mamma di Wolowitz in Big Bang Theory, ma tant'è...
Chiedo lumi alla genitrice la quale, stavolta civilmente, mi spiega che il dirimpettaio, insediatosi nella villetta di fronte alla mia qualche mese prima, nel pomeriggio aveva chiamato i Carabinieri (no, dico: i Carabinieri! fanno parte dell'Esercito, mica pizza e fichi) per fare spostare la macchina del fidanzato di mia sorella (oggi mio cognato) perché "non riuscivano ad uscire dal garage".
Quella fu l'ultima volta che potei parcheggiare la MIA automobile davanti al cancello di casa MIA.
... E buon Natale!

22 dicembre 2013

Erica Mou Live - 20.12.13

Ne avevo già parlato QUA,  e adesso che è ritornata a Milano sono andato di nuovo a vederla.




L'ambientazione lasciava un po' a desiderare: un arci in una zona di Milano non proprio centrale con  muri scrostati che ti fanno rimpiangere i 13€ della tessera che sei obbligato a fare per entrare... a cui ti fanno aggiungere altri 10 sacchi per il concerto. Per il quale invece ne è valsa la pena. Erica, chitarra e beat box (usata molto poco, stavolta) propone  un misto di canzoni scelte da lei e di canzoni a richiesta del pubblico (fingendo ogni tanto imbarazzo: "non me la ricordo... ci penso un attimo...") presentando un mix dei suoi lavori. Buona risposta degli spettatori per presenza (siamo mica all'aperto e al freddo come l'altra volta!) e per partecipazione.  Conclude l'esibizione con una versione personale di War Is Over che si rivela essere l'unico momento debole del concerto: cantata nel suo stile personale ma suonata in versione "classica" il risultato non è stato dei migliori.
Dopo due partecipazioni a San Remo speriamo prosegua il cammino di questa giovane artista, particolare nello stile, mai banale nei testi con un seguito di fan appassionati che si sono sobbarcati

Erica Mou,  Cat Power e Baustelle : un trittico di concerti niente male per questo 2013 musicale.

21 dicembre 2013

Baustelle - Maya colpisce ancora

Alla faccia di chi, un anno fa, ci voleva alla fine del mondo!
uhm, no, non credo si riferissero a lei....

 
  Il nostro mondo più funesto apparirà
e sarà caro il disinganno quando tutto crollerà
e la ricerca del passato e le speranze nel futuro
falliranno fatalmente, quindi quale mai potrà
essere l’ambito del gioco la città
in cui far crescere la rosa, percepirne l’entità,
il giusto tempo, l’esistenza, l’epopea meravigliosa
in cui cullare la mimosa, ovvero la felicità
Sono millenni che da scimmie cazzeggiamo col potere,
col mito dell’avere, amori e religioni e non cambiamo mai,
banchieri, operazioni, studenti ed operai
Povero pusher che da solo se ne va
con i proventi del lavoro verso la celebrità,
e la ragazza di Lambrate si lamenta a voce alta
del suo seno da rifare con i soldi che non ha.
Da vent’anni da farfalle ci ostiniamo ad apparire,
fondiamo sul piacere, su ottuse dittature, la nostra civiltà,
fiammiferi o splendore, che differenza fa?

Maya colpisce ancora, colpisce ora, ci annienterà.
Esco, non ho paura, morte sicura viviamo già.
Hare Krishna, Hare.

Ave Maria che nessun figlio piangerai
e che ti erediti la crisi d’Argentina e d’Uruguay
E dalle antenne
di Segrate li cominci a decifrare i segnali
ineluttabili del vuoto che verrà,
abbiamo sempre praticato sospensioni del dolore
e modi di scappare invece è esistenziale
la mia bestialità, struttura elementare del tuo DNA

Maya colpisce ancora, addirittura ci estinguerà
Esco, non ho paura, morte sicura viviamo già
Vieni pure, Maya di peste nera e di colera ci ucciderà
Nel frattempo canto, che me ne importa,
canzone morta, cantiamo già
Hare Krishna Hare

20 dicembre 2013

cavalcata verso natale 4 - santa claus is coming to Latveria

anche i temibili dittatori aspettano Natale
Il Dr Destino è il cattivo assoluto. Lo guardi e te la fai addosso. Se alla Marvel "manca" Batman, a ogni universo narrativo mai concepito manca il Dr. Destino. Dr. Destino, Dr. Doom, come preferite (da qui rimando alle traduzioni di cui parlavo pochi post fa). Non c'è storia. Anzi: ogni storia in cui c'è Destino migliora automaticamente.
Certo, bisogna saperlo scrivere bene: deve essere fiero, pomposo, un po' megalomane, ma soprattutto con un proprio codice d'onore e UN FINE. Nelle storie in cui agisce per mera invidia nei confronti dei Fantastici Quattro mi incazzo di brutto. Ma, capiamoci, per quanto detto prima, sono storie migliori di quelle in cui ad agire per invidia possa esserci chiunque altro.
Ah, sì, deve anche parlare di sé in terza persona.

19 dicembre 2013

cavalcata verso Natale 3: una canzone del c@tzo



Ecco: questa è una canzone del cazzo. Perché? Perché è una mielosa canzone di natale che in realtà è canzone d'amore che non è una canzone d'amore.
Andiamo con calma:
NON È UNA CANZONE DI NATALE perché in realtà è una canzone d'amore. Lo si evince (che???) chiaramente dal testo.
È UNA MIELOSA CANZONE D'AMORE perché parla di una che l'ha scaricato a Natale, e ora sta con un'altra che non lo scaricherà.
QUINDI NON È UNA CANZONE D'AMORE, perché le canzoni d'amore parlano dell'innamorata. Non di quella che c'era prima.
Ah, io ho messo al femminile, ma giova ricordare che George Michael (con sommo dispiacere di molte donne) è gay, quindi il testo potrebbe (giustamente) anche essere interpretabile al maschile. Oh, c'è niente di male. Abbiamo superato certi preconcetti da tempo.
E comunque questa resta una canzone del cazzo (non per la sua interpretazione estensiva in senso omesessuale, giammai mi abbasserei a fare queste battute)

18 dicembre 2013

cavalcata verso Natale #2 - Commander.

da slitta a robot... il babbo natale di cybertron

Lo so che nella versione originale si chiama Optimus Prime. Ma da noi bambini 80's era noto come Commander. Perché? Perché l'adattamento italiano è stato fatto col... come volevano loro. Così come abbiamo Peter Rey a guidare il Gundam e come abbiamo una nazionale giovanile di calcio giapponese con nomi anglofoni, così ci ritroviamo con Commander, Astrum e tanti robot con nomi di animali. Tiè. Che si chiamano così nonostante i nomi originali siano diversi. Doppio tiè. Così come l'Uomo Ragno non sarà mai Spider-man e i Vendicatori saranno mai Avengers. Triplo tiè. Alla faccia di quello che dicono i titoli degli albi italiani. Quadruplo tiè. Ma questo è un post sul natale, non sugli adattamenti america/italia. Quindi, a una settimana esatta, beccatevi gli auguri di Commander. E l'ennesimo tiè.

17 dicembre 2013

CAVALCATA VERSO NATALE #1

Quest'anno voglio sentirmi natalizio, e come già fatto nel 2008 proporrò un conto alla rovescia che sarà una vera e propria

CAVALCATA VERSO NATALE!

Husk, Chamber, Jubilee... quanti ricordi!
 
 
erano i  ruggenti anni '90: il periodo tamarro contraddistinto da Liefeld andava esaurendosi, e iniziava a tornare il buon senso sulle pagine dei fumetti.
La Marvel sfornava l'ennesima x-serie, dedicata a un nuovo gruppo di ragazzini mutanti (i Nuovi Mutanti erano ormai cresciuti, serviva una terza generazione!) e così Lobdell (già deus ex machina di entrambe le testate-X) creò questa fantastica formazione di adolescenti, guidati da una vecchia conoscenza e da una ex cattiva.
Non ricordo se l'episodio in questione fosse scritto da Lobdell stesso, mi ricordo solamente una bella storia natalizia e l'ipotesi che Babbo Natale fosse un mutante.
Le storie natalizie sono "a comando", difficilmente nascono spontanee. Questo speciale, forse, apparteneva alla seconda categoria. Per la cronaca: venne pubblicato su un WIZ (altro dolce ricordo) di ormai troppi anni fa.

14 dicembre 2013

Ciao A.C. Chaltrons

Si conclude oggi l'epopea dell'A.C. Chaltrons,
squadra che raccolse l'eredità del Chaltron Athletic, squadra di fantacalcio per la stagione 2007/08.
 
 
 
 
La compagine militava nel torneo online di Top Eleven, dove puoi sfidare in campionato, coppa e Champions League gente di un po' tutto il mondo, per poi trovarti in torneo con il tuo vicino di banco di I° Superiore o con un tuo caro amico che vedi tutti i week end. Ma tant'è.
Il gioco è divertente, puoi schierare i giocatori liberamente in campo trovando le migliori soluzioni adatte alle capacità dei tuoi giocatori, ma... c'è la "mafia del token". Ad ogni promozione i tuoi giocatori diventano più scarsi (non importa quanto tu li faccia allenare), e ti tocca rinnovare totalmente la rosa ogni poche stagioni. Per farlo, oltre ai dindini monetari, devi avere anche i famigerati "token", per poter partecipare alle aste (in pratica: se hai zero token, puoi anche avere millemila milioni in banca, che non puoi fare aste). E per avere i token come fai? Se hai pazienza, aspetti che i contratti televisivi te li facciano incamerare... se non ne hai... devi sborsare dindini. Ma di quelli veri, non di quelli della tua squadra. Insomma, tutto per farti spendere.
Alla lunga, quelli che portano a casa maggiori risultati sono quelli disposti a sborsare (o ad hackerare): no grazie! Dopo un primo tentativo di abbandono, ho deciso recentemente di mollare, per davvero, alla ricerca di altri lidi. 
 
 
Dal Febbraio 2012, questa squadra ha dato valore di sé affrontando a testa alta tutti gli avversari, incamerando ben tre scudetti (più una finale di Champions League).
Dallo schema a rombo del primo trionfo (la prima stagione), al 4-4-2 con ala di spinta sulla destra, al 3-5-1-1 che ha messo in crisi, in una corsa a cinque, avversari ben più quotati, fino al "modulo alato" (4 difensori, 3 centrocampisti, 2 ali offensive e 1 punta), la squadra ha dato bel giuoco e spettacolo presso il PalArioli, dove i tifosi, i "Chaltroni Si Nasce", hanno dato sfoggio di un tifo acceso e corretto.
La prima maglia biancorossa a maglie larghe è stata sostituita da quella "alla Monacò", per poi diventare rossonera. L'ultima edizione, è quella che vedete qui, accompagnata dalla divisa da trasferta giallorossa (in passato ci fu anche una divisa tamarrissima nera con banda verde fluorescente).
Grazie A.C. Chaltrons, e buona fortuna per la tua nuova incarnazione.

12 dicembre 2013

LA MAFIA UCCIDE SOLO D'ESTATE

Un Forrest Gump italiano con un pizzico di La Vita È Bella.
Inferiore, forse, tecnicamente e per colonna sonora, all'americano, ma superiore per messaggio.
Racconta la vita del siciliano Arturo, dal concepimento all'età adulta, e di come essa sia stata sempre condizionata (come quella di ogni siciliano e di ogni italiano) dalle vicende mafiose che si svolgono in parallelo.

Pif e Cristiana Capotondi (Arturo e Flora)

Tra ricostruzione storica (accuratissima quella degli interni e dei costumi) ed eventi fantastici vediamo Arturo fare conoscenza con personaggi come Rocco Chinnici,  Boris Giuliano,  il Generale Dalla Chiesa,  Salvo Lima.
Con la morte di Falcone e Borsellino si risveglierà la sua coscienza civica e nella commovente sequenza finale, lo vedremo accompagnare il figlio in una visita alle lapidi commemorative delle persone citate sopra, per spiegarli il loro sacrificio e il significato delle loro opere.
 
Tra scene comiche ed eventi tragici, un pizzico di cinismo e molta realtà vediamo la (giusta) celebrazione di personaggi che dovrebbero stare sui libri di storia e che invece, salvo l'intestazione di qualche via, sono poco celebrati.

11 dicembre 2013

F&R PRESENTA: il calendario "Back To Front"

in copertina... lei♥
preview di un interno
Sì, e no. Sì nel senso che apprezzo l'idea, e che qualcuno doveva pensarci per forza. No, perché non è questo il modo in cui andava fatto.
Di cosa sto parlando? Lo vedete dalle immagini: già da alcuni anni, oltremanica (a presumere dalla riconoscibilissima modella in copertina), sta uscendo un calendario che colleziona scatti del "fronte" e del "retro" di una modella diversa per ogni mese. E questo era il sì. Il no arriva perché l'acquirente DEVE scegliere un lato piuttosto che l'altro per ogni mese, quando mi sembra molto più giusto mostrare ENTRAMBI
per ogni pagina. Perché? Perché non si deve scegliere quando si può avere entrambi, perché bisogna mostrare entrambi i lati delle cose (belle e non), perché può essere una sfida per l'abilità del fotografo trovare per ogni pagina un modo per mostrare le due immagini senza essere ripetitivo, perché 'sti grafici li paghiamo, facciamoli lavorare e così via.
Ad ogni modo apprezziamo il tentativo e speriamo in un futuro miglioramento. Volete mica obbligarmi a frequentare un corso di fotografia, diventare professionista e lasciarvi disoccupati?

02 dicembre 2013

Chaltrons Athletic, versione 3.0

Chatrons 3.0


Nasce la terza incarnazione del Chaltrons,
dopo l'edizione per Top Eleven, che ereditò il ruolo della squadra di fantacalcio, ora abbiamo una terza versione, quella per il manageriale online di una nota birra italiana.
La prima partita, un'amichevole, è già stata giocata, e la cosa non è passata inosservata ai gestori del sito:


L’amichevole che ha visto impegnate la Chaltrons Athletic contro la AZZURRI si è rivelata una piacevole sorpresa ed ha regalato ai tifosi 90 minuti d’emozioni.

La Chaltrons Athletic ha sconfitto per 1 - 0 la AZZURRI.

La prova è stata convincente per la Chaltrons Athletic che ha mostrato maggiore efficacia di manovra e concretezza. Sicuramente la prestazione mostrata è un buon viatico per i prossimi impegni ufficiali.
Per la AZZURRI resta di capire se la mancanza della posta in palio ne abbia condizionato il gioco.
La squadra è sembrata un po’ imballata a causa degli allenamenti intensi effettuati nei giorni scorsi e gli automatismi non sono apparsi ancora a punto. I prossimi incontri ci diranno qualcosa di più.     
          

Questo gioco permette di creare piccole community (ti puoi iscrivere come allenatore, giocatore o tifoso; come primo assumere i secondi, come terzo tifare i primi due), ma ha clamorosi difetti di navigabilità: l'interfaccia è alquanto cervellotica... carica lentamente e le finestre di conversazione statiche all'interno della pagina...e  chi come me digita da un PC portatile in 16:9...
vedremo come andrà, dai.
Intanto la prima soddisfazione me la sono tolta...

01 dicembre 2013

Coldplay - Violet Hill


 
 
 
Was a long and dark December
From the rooftops I remember
There was snow
White snow
Clearly I remember
From the windows they were watching
While we froze down below
When the future's architectured
By a carnival of idiots on show
You'd better lie low
If you love me
Won't you let me know?
Was a long and dark December
When the banks became cathedrals
And the fog became God
Priests clutched onto bibles
Hollowed out to fit their rifles
And the cross was held aloft
Bury me in armor
When I'm dead and hit the ground
And loves a poem, that unfolds
If you love me
Won't you let me know?
I don't want to be a soldier
With the captain of some sinking ship
Would stow, far below
So if you love me
Why'd you let me go?
I took my love down to violet hill
There we sat in snow
All that time she was silent, still
So if you love me
Won't you let me know?
If you love me,
Won't you let me know?

20 novembre 2013

TtA #30 - L'uomo con l'accetta (azzurro impiegatizio)

Le gocce di pioggia battevano violente sul cortile della Tafazzi Inc, utilizzato come parcheggio interno dalle “alte sfere“ della società. I semplici dipendenti parcheggiavano fuori, esponendo le proprie vetture ai consueti disagi di chi non ha un parcheggio riservato.
una cover, seppur pacchiana e artigianale
Alan arrestò bruscamente la propria automobile di fronte all‘edificio, in doppia fila. Usò le chiavi per entrare dal cancello e si diresse verso il centro del cortile, incurante della pioggia torrenziale che lo colpiva e delle profonde pozzanghere, in sostanza laghi in miniatura, in cui gli affondavano i piedi. Si fermò a guardarsi intorno, sistemandosi con la mano libera, la sinistra, i capelli fradici che gli si erano incollati sulla fronte. Individuò e si diresse verso il suo bersaglio: la macchina di quell’orribile colore verde scuro, parcheggiata tra una station wagon grigia e il SUV del gran capo. Impugnò con entrambe le mani l’accetta che aveva portato con sé, inspirò e calò con tutta la forza che aveva un colpo sul lunotto posteriore. La testa dell’attrezzo vi s’infilò sbucando all’interno. Quando la estrasse, piccoli pezzi di vetro si sollevarono nell’aria con essa, lasciando un solco, ampio, ma non quanto se l‘era immaginato, sul lunotto, dentro cui colava l‘acqua piovana. Assestò un altro colpo, poi un altro, poi un altro ancora. Più colpiva più il solco si allargava, più acqua entrava nel pianale posteriore della vettura. Piccoli pezzi si vetro si univano a quelli già caduti, autoalimentando la fenditura già creata. Quando pensò di aver fatto abbastanza danno si spostò sul lato anteriore della vettura, a quello del passeggero e inflisse colpi anche il parabrezza. Dopo aver creato un buco piuttosto ampio, si dirigesse dal lato del passeggero. Colpì anche lì, creando una seconda apertura. Abbatté anche la striscia di vetro che divideva i due buchi, unificandoli e creando un‘unica voragine. Decise allora di dedicarsi ai fanali anteriori. Sfasciò i vetri, riuscendo però a rompere solo la lampadina di destra. Pazienza. Tirò il fiato e puntò lo specchietto retrovisore. Fu in quel momento che, sotto lo scrosciare della pioggia, sentì qualcuno urlare il suo nome. Laura era uscita a fumare, l’aveva visto da lontano, ed era corsa verso di lui, incurante della pioggia. I suoi capelli erano già fradici, il vestito blu inzuppato aderiva al corpo mostrando le sue forme generose e risaltando i capezzoli inturgiditi. Rimase a fissare quello splendore che aveva sempre desiderato per alcuni secondi, per poi scuotersi di colpo.
«Vattene» le disse secco.
«Sei pazzo? Cosa stai facendo? È la macchina di…».
«So benissimo di chi è la macchina» rispose lui alzando l’accetta. «Vattene, non vorrei ti facessi male per sbaglio».
Laura si allontanò, lui vibrò il colpo, tutto il blocco dello specchietto si stacco, rimbalzò per terra, e finì contro la portiera della macchina parcheggiata di fianco, il SUV dell’amministratore delegato. L‘antifurto iniziò a strillare. Laura urlò, e corse verso l’ingresso da cui vide affacciarsi la receptionist e un altro collega, richiamati dagli strani rumori provenienti dal cortile/parcheggio.
«È impazzito» urlò loro Laura.
Alan guardò la portiera del SUV: non sembrava scalfita. Meno male: non era l’automobile di Tafazzi quella che voleva colpire. Con calma si portò verso l’altro specchietto retrovisore. Colpì anch’esso, senza però ottenerne il distacco come con l’altro: rimase penzolante, attaccato per i fili. Con un secondo colpo, lo staccò del tutto, senza che finisse però addosso al veicolo affiancato, la station wagon di cui ignorava l’appartenenza. Decise di dedicarsi ai finestrini laterali: colpì quello del passeggero, con il manico dell’accetta. Ci vollero tre o quattro colpi, ma anche quello fu sistemato. Quando iniziò a dedicarsi a quello posteriore sentì nuovamente delle voci chiamarlo. L’amministratore delegato, il Tafazzi in persona, giunse lì insieme al proprietario dell‘automobile verde, il manager del Reparto Produzione.
«Disgraziato, farabutto! Cosa stai facendo alla mia macchina?» gli urlò quest’ultimo.
«Alan» tuonò autoritario il Tafazzi, «Si allontani immediatamente da lì, e metta via quell’arma!» disse con il suo vezzo di chiamare la gente per nome e dargli del lei.
«Tu sei disoccupato, hai finito di lavorare qui, hai capito?» sbottò di nuovo il manager.
«Karson» cercò di tranquillizzarlo il Tafazzi, «Non ti preoccupare, gli parlo io».
Intanto Alan proseguiva la sua opera di demolizione. Finito con i finestrini laterali, si era accanito sulle luci posteriori: quella di stop era già un ricordo, quella di retromarcia stava patendo il suo turno, e quelle di posizione sarebbero state le prossime.
«Per favore, Alan» lo chiamò di nuovo il Tafazzi, «Che cosa la spinge a fare questo? Un litigio sul lavoro? Non poteva parlare con il suo capo prima di giungere a ciò? Se vuole mi ci metto anch’io, e chiariamo questo fatto, si sarà trattato di sicuro di un malinteso».
«Farabutto» gli urlò il manager Karson, «Disgraziato, sciagurato, mi assicurerò che uscito da qui non lavorerai mai più da nessuna parte».
«Su Karson» gli disse il Tafazzi, «Non peggiori la situazione…».
Intanto Alan aveva finito con le luci, e stava facendo i finestrini laterali. La pioggia, non voleva smettere.
Alle spalle del Tafazzi e Karson, si era radunata una piccola folla, che restava distanziata a guardare, la maggioranza riparandosi con un ombrello, qualche temerario incurante della pioggia. Qualcuno era pure affacciato alle finestre del piano superiore.
«Laura, perché non l’ha fermato?» urlò Karson alla collega che l’aveva chiamato.
«Fermarlo? Ha in mano un’accetta!» rispose lei.
«Chiamate la polizia!» urlò Karson.
«La prego», lo ammonì il Tafazzi, «Non attiriamo cattiva pubblicità sull’azienda!».
Intanto Alan era salito in piedi sul cofano del veicolo e stava scaricando la propria rabbia sul tettuccio della macchina. Al quinto o sesto colpo, il ferro dell’accetta rimase bloccato nel metallo. Karson si gettò verso di lui, afferrandolo per una gamba dei pantaloni e tirandolo. Alan gli mollò un pugno in testa, e, quando mollò la presa, un calcio che lo colpì al petto sbilanciandolo all’indietro. Alan tentò di estrarre l’accetta dal tettuccio, quando Karson lo tirò di nuovo, stavolta per la giacca. Il dipendente scivolò sul metallo bagnato del cofano, e cadde a terra pestando la testa, ed emettendo un rumore sordo. Karson gli fu addosso coprendolo di pugni in volto. I loro colleghi cercarono di separarlo dal suo bersaglio, ma la sua furia cieca impedì loro di riuscirvi. Fu proprio il Tafazzi a immobilizzarlo, grosso e muscoloso com’era. Bloccato l’aggressore, i presenti verificarono le condizioni di Alan. Fu Laura la prima a chinarsi su di lui: vide il volto coperto di lividi, e, cosa che la preoccupò parecchio, il collo piegato in modo innaturale. Lo chiamò, lo scosse dolcemente, avvicinò l’orecchio alla sua bocca. Non sentì uscire alcun respiro.
«È morto» urlò sconvolta a Karson, gettandosi contro di lui per coprirlo di calci e pugni.
Di nuovo, il Tafazzi cercò di respingerla, ma tutti i suoi colleghi la seguirono.
«Tafazzi dovevi chiamare la polizia subito» gridò qualcuno.
«È vero, bastardo, pensi sempre solo all’azienda e mai a noi» fece eco un altro.
«Hanno ammazzato Alan!».
«Brutti bastardi!».
Tutti i dipendenti delle Tafazzi Inc. furono addosso al loro amministratore delegato, il Tafazzi, e al manager del Reparto Produzione, Karson.
Aveva ormai smesso di piovere, ma nessuno se n’era accorto.

19 novembre 2013

TtA #29 - i film che non vedremo mai 3

LA LEGGENDA DELL'ANDROIDE ABRAMO LINCOLN, CACCIATORE DI VAMPIRI.

copertina del libro di Philip Dick, sempre lui.


Louis Rosen,  decide di provare a mettere in vendita un nuovo prodotto: riproduzioni robotiche di americani famosi.
Vengono realizzato il primo prototipo : A. Lincoln, progetto però alterato da Pris Rock, figlia adolescente schizofrenica del socio di Louis.
La replica é talmente perfette da avere una propria personalità, spesso più umana e reale degli umani che li hanno costruiti.
L'androide trova il diario della propria controparte umana e legge  di quando era un ragazzino e vide la propria madre venire uccisa da quello che scoprirà successivamente essere un vampiro di nome Jack Barts.
Decide, insieme a Pris e a  Henry Sturgess, vampiro che vuole vendicarsi degli altri vampiri, di dare la caccia a queste creature della notte. I tre costruiscono la propria base sul monte Rushmore, proprio nella testa di Lincoln, e iniziano così le loro avventure, con Rosen che cerca di catturarlo per venderlo e ottenere il proprio profitto.
 
Il tutto sotto alla colonna sonora di Born To Be Abramo di Elio E Le Storie Tese.

Fronte e Retro #22 - Rosie Jones

Colpevolmente, ve l'avevo proposta solo una volta. Colpevolmente, non l'avevo mai citata in questa rubrica. Colpevolmente, lo faccio con molto ritardo ora.
A parziale perdono, posto ben TRE immagini F&R in un colpo solo.

fronte con riflesso retro... da educanda

retro, con riflesso fronte, più esplicita

fronte con riflesso retro... che lascia poco alla fantasia

Rosie Jones, una delle tante fagiane britanniche in circolazione per il web, l'estate scorsa è stata protagonista di un curioso fatto. I soliti internettiani dell'ultima ora, vedendo questa fotografia, hanno detto "cazzo! Katy Perry si infila la manina sotto il costumino", e in breve si è creato un caso (oggi si dice: "la foto è diventata virale", ma io sono antico). Grossa delusione (perché, poi?) quando si è scoperto che la moretta in questione NON era la cantante ammerregana.
Del resto, oh, sono  somigliantissime!!!! Come fai a non (s)confonderle? Manco fossi un accanito fan di Kate Perry!!! Santo cielo dove andremo a finire.

Tornando a Miss Jones, e facendo un discorso prettamente estetico, durante il quale cercherò di NON essere per nulla becero, credo che per fisico, proporzione corpo/seno, lunghezza (media del taglio dei) capelli, espressività, sia quella che più si avvicina al mio concetto di "bellezza".
Nuff said.

Altre Foto

16 novembre 2013

TtA #28 - gli insoliti casi di Fratello Nicodemo #3

 
QUI l'1 e il 2
 
 
3: IL DEMONE NELLA BOTTIGLIA.


povero Bert!


 
Il proprietario del bar, Adam, cambiò il barilotto della birra e ne spillò un litro dentro all’apposito boccale che porse al frate appena incontrato.
«Offro io, ovviamente» disse Adam.
«Oh, no, guardi, non mi è permesso accettare, mi dispiace ma proprio non posso».
Estrasse dalla manica del saio il portafoglio e tirò fuori una banconota da dieci.
«Bastano?» chiese ad Adam.
«Certo, anzi le devo pure dare il resto».
«Oh, lo tenga come mancia ai camerieri».
Mentre i due parlavano, entrò un uomo sulla quarantina, con un completo grigio che un tempo doveva essere stato elegante, ma che ora era trasandato come il suo indossatore: capelli sporchi, barba sfatta, andatura caracollante.
«Adam, il solito» disse sedendosi di fianco a Nicodemo. Dal modo in cui strascicava le parole, si capiva che era già brillo.
«Bert, non posso…» balbettò Adam, guardando Nicodemo.
«Cosa dici non puoi» rispose Bert, «Voglio il mio solito whisky doppio».
«Bert, dai, stai messo male… non posso darti ancora da bere» ribatté l’altro.
«Che problema c’è, fratello?» si intromise Nicodemo rivolto ad Bert.
«Il prete sta bevendo un litrozzo» insistette questi con il barista, «Un litrozzo di birra al pretino e a me nulla» alzò la voce Bert.
Nicodemo lo squadrò, poi disse , rivolto ad Adam:
«Gli offro io da bere. E se sta male lo porto a casa io. Allora, amico, cosa vuoi scolarti?».
Bert guardò storto Nicodemo, poi disse al barista:
«Molla qua la bottiglia di whisky. Anzi no, ne vogliamo una intera nuova. Una intera nuova per me e il mio amico».
Adam sospirò e porse la bottiglia con due bicchieri ai clienti.
«Io prima finisco la birra, ovviamente» disse Nicodemo.
«Bravo il pretino, che sopporta l’alcool» disse Bert, «Non come la mia ex moglie che non sopportava me e se n’è andata con un avvocato… che le sta pagando la causa di divorzio… e mi sta spennando e io faccio un sacco di straordinari al lavoro, per stare a pari con i soldi… e quando esco avrò diritto a bermi quello che mi va?».
Nicodemo lo guardò sorridendo.
«E il mio capo non vuole» riprese Bert, «Perché dice che se torno a casa ubriaco il giorno dopo non rendo… e ho dimenticato solo tre volte di puntare la sveglia e sono arrivato tardi al lavoro… tre volte in due settimane… in dieci giorni, va bene… ma ti sembra un motivo per… per…»
L’uomo guardò in alto, fece roteare la testa, e si accasciò sul bancone.
«È cotto» disse Nicodemo ad Adam, che però restava immobile.
Si guardò intorno, e notò che tutti quanti stavano fermi, il fumo ristagnava nell’aria e le bollicine della sua birra stavano ferme a metà bicchiere. Anche le lancette dell‘orologio non si muovevano più.
«Mi pare evidente che ci sia qualcosa di strano» disse a voce alta, come se stesse provocando qualcuno per avere una risposta.
«E bravo il pretino» rispose Bert, improvvisamente destatosi, con una voce che non era sua. «Stai esagerando, devi starci lontano».
Poi Bert si riaccasciò, e tutto cominciò a muoversi come prima.
Nicodemo sospirò.
«Lo porto a casa io» disse ad Adam.
«Lei? In taxi?»
«Lei chi? Io lo porto a casa. In moto. Ho un sidecar».
«Ok, come vuole. L’aiuto a portarlo fuori?».
Nicodemo fece cenno di no con la testa e tirò un calcio a Bert che si destò di colpo.
«Vai in bagno, sciacquati il viso, poi ti porto a casa».
Questi lo guardò, inebetito. Fece cenno di assenso con il capo, e si alzò diretto verso la toilette.
«La bottiglia ce la portiamo via» disse Nicodemo lasciando un cinquantone ad Adam. «E per favore» proseguì, «Non fare più la sceneggiata del barista coscienzioso solo perché ci sono io. Tu i tuoi clienti li sfondi di alcool e te ne freghi se stanno male».
Adam non replicò: si chiese solo come potesse qual frate, sapere la verità che aveva cercato di celare.
Bert tornò. Nicodemo lo prese per un braccio mentre con la mano libera reggeva la bottiglia.
Lo accompagnò alla moto, tirò fuori dal portaoggetti due caschi, si mise il suo e porse l’altro ad Bert, che lo guardò come fosse un oggetto sconosciuto.
«Uhm, magari per stavolta non lo metti, eh? Non vorrei che ci vomitassi dentro. Sarebbe una storia divertente da raccontare tra qualche anno agli amici, ma imbarazzante sul momento. Ok?».
Bert annuì.
«Reggi la bottiglia. Non romperla, perderla o lanciarla per strada. E non aprirla per bere. E non romperla, mi raccomando. Dove ti porto?».
«Abito al motel Palissandro» disse con tono meno ebete di prima. L’aria fresca della sera doveva averlo almeno un po’ risvegliato.
«Il glorioso motel Palissandro. Dove va chi deve vedere l’amante, chi non ha un posto dove stare con la fidanzata, chi non ha una casa propria, come me…».
«Sì sì va bene» gli disse Nicodemo per interromperlo, «Metti il casco e partiamo».
I suoi guai li aveva già sentiti, non aveva voglia di sciropparsi un altro pippone.

Lo accompagnò a destinazione, e rimase ad osservarlo mentre entrava nell’edificio dopo essersi fatto riconsegnare la bottiglia. Poi si diresse sempre in moto verso un parco intravisto durante il viaggio. Il posto era desolato. Vi entrò con il veicolo, nonostante sapesse che non si poteva. Si fermò in uno spiazzo nascosto alla vista di possibili passanti, e tirò fuori la famigerata bottiglia che aveva adagiato sul fondo del sidecar.
«Il casco che uso io di solito è aperto», disse parlando tra sé, «Avrei potuto offrirlo a Bert, al posto di quello chiuso che tengo per i passeggeri. Che sciocco sono stato».
«Ma allora non sarebbe stato più il tuo casco» disse una voce simile a quella udita al bar.
«Oh, rieccoti» rispose Nicodemo rivolto alla bottiglia, mentre la riponeva su una panchina lì vicina.
«Se presti una cosa a cui tieni a qualcuno» riprese la voce, «Poi è come se fosse meno tua».
«È per questo che volevi che non ti “rubassi” Bert?».
«L’ho puntato da un bel po’. Non me lo soffi sotto al naso».
«Come funziona la cosa dei “demoni nella bottiglia“? Entrate in una bottiglia a caso e chi vi becca peggio per lui, o cercate i disperati e li tormentate ulteriormente passando di bottiglia in bottiglia?».
«Semplicemente offriamo sollievo alle pene di chi ha bisogno» rispose l’altro con tono seccato.
«Per poi peggiorare la situazione? Come società di servizi fate parecchio schifo».
«Sono gli uomini gli unici artefici del loro destino. Il libero arbitrio e bla bla bla».
«E voi fate i castigamatti?».
«Mi piace come definizione. Potremmo dire così».
«Però poi io castigo voi».
«Appunto: hai recepito il messaggio che ti ho dato al bar? Stai infastidendo il mio boss. Potresti cortesemente rompere le palle a qualcun altro? Ci sono tanti demoni all‘inferno».
«Quindi potrei lasciare in pace il tuo capo e occuparmi di qualcun altro? Qualcun altro, per esempio, che gli mette i bastoni tra le ruote nella grande scalata sociale alle gerarchie degli inferi?».
«Sì, non sarebbe male».
«E secondo te lo farei così a gratis?».
«Ciccio, ci sono persone che si corrompono e persone che si minacciano. A quale categoria preferisci appartenere?».
«E dovrei sentirmi minacciato da un trucchetto di possessione e stasi temporale come quello del bar?».
«Sì forse ti ho sottovalutato».
Nicodemo scosse il capo, estrasse dalla manica l‘aspersorium, ma lo trovò vuoto. Si avviò a una fontanella lì vicino e lo riempì.
«Che fai?» chiese il demone.
«Niente, niente, stai tranquillo dentro la tua bottiglia».
«Che diavolo stai facendo?» urlò terrorizzato il demone.
«Faccio quello che va fatto».
Nicodemo recitò la formula per benedire l’acqua, scosse un po’ l’aspersorium e si avvicinò alla bottiglia.
«Se la shakero un po’, viene benedetta meglio».
«Fermo, non puoi, lo sai che se stappi la bottiglia…».
«Ti sei manifestato dentro a Bert, poi sei tornato nella bottiglia. Ora farò in modo che tu non esca più di lì».
Velocemente, Nicodemo stappò la bottiglia e vi versò dentro l’acqua benedetta contenuta nell’aspersorio. Il demone lanciò un urlo che stordì il frate, che cadde all’indietro. Vide la bottiglia tremare, il suo interno diventare luminoso, e fare schiuma marrone che con un rombo schizzò verso l’alto per poi ricadere verso terra e bagnare un’area del diametro di una decina di metri, inzuppando pure lui stesso.
«Meglio delle Mentos nella Coca Cola» disse.
Si rialzò lentamente e non senza smorfie di dolore. Prese la bottiglia, e la ruppe per terra.
«Non credo che sia saggio farti riciclare».
Poi si infilò il casco e accese la moto.
«Doccia, nanna…e domani mattina lavare moto e saio. Diamine».



 

 

15 novembre 2013

recensioni: BED TIME + IN TRANCE

BAD TIME
 
e non è il peggio che le ha fatto

Cesar, un grigio e triste portiere di condominio, che c'ha tutte le sfighe di questo mondo, decide di fare il bel faccino  con i suoi condomini, e alle loro spalle fa il bastardo. In particolare ce l'ha su con Clara, (interpretata da una magnifica Marta Etura ), solare e sempre sorridente giovane ragazza,  nell'appartamento della quale si nasconde ogni notte per... 
Il film è claustrofobico, va a pescare tra i personaggi che possono vivere in e intorno ad un condominio (la signora sola e gentile con tutti, la bambina bastarda e il suo paparino isterico, il vecchietto stronzo, i distaccati impiegati d'ufficio, la signora delle pulizie e suo figlio che l'aiuta). Il portinaio li odia tutti, come già detto, e trova i peggiori modi per tormentarli. Lo fa pure con la madre anziana che vegeta in ospedale, che lui va a trovare tutti i giorni per aggiornarla sulle proprie malefatte.
Film narrato dalla parte del "cattivo", per il quale provi pena e per il quale stranamente ti trovi a parteggiare... Arrivati però alla fine, di fronte alla duplice distruzione di Clara, e alla vittoria di Cesar, non riesci a essere contento per quest'ultimo, che trova la felicità solo donando l'eterna infelicità alla ragazza.



IN TRANCE

ho sempre desiderato andare dalla psicologa

Se avete visto Inception e vi siete persi tra un sogno e l'altro o se avete avuto bisogno di Wikipedia per capire Donnie Darko, lasciate stare, questo film non fa per voi. Ed è uno di quei film che a spiegarvi la trama, vi si spiega il film (anche se non puoi dire di averlo capito completamente) e si manda a quel paese il gusto di vederlo.
Posso dirvi che si inizia alla grande con grande regia, grande azione, grandi musiche. A metà c'è tutta la menata dell'ipnosi, e ci si perde completamente. Poi il finale spiega tutto, ma proprio tutto (ma tanto si fa fatica a capire lo stesso), e ritorna ad essere stilisticamente bello come l'inizio.
In mezzo a tutto ciò, l'ipnotica e ipnotizzatrice Rosario Dawson fa bella mostra di sé una due  e tre volte (la sequenza dovrebbe essere corretta). Soprattutto la terza, sarebbe degna di uno dei migliori Fronte & Retro di questo blog (anche se sarebbe più corretto dire "da sotto a sopra", in questo caso).
. Film da rivedere più volte: per capirlo, per carpirlo, per gustarlo meglio. Potrebbe essere un capolavoro. Non ne sono sicuro. Devo rivederlo per capirlo, carpirlo e gustarlo meglio.