Il festival di San Remo si è concluso già da un mese, quasi... E no, non l'abbiamo seguito.
Il film Youth è uscito da... boh, un sacco di tempo. E no, non l'abbiamo (ancora, per lo meno) visto (e non penso sia in programma...).
Ma quello che abbiamo visto, è quello che accomuna questi due eventi. Ovvero la signorina indicata nel titolo e riportata in queste due fotografie, tratte appunto dal film citato.
Vedere un intero film per una scena di nudo (anche se...) ci pare esagerato (come parlare di noi stessi al plurale, ma vabbè...). Se capiterà, capiterà.
Intanto riportiamo.
04 marzo 2016
03 marzo 2016
Daniele Silvestri - Acrobati.
Sapevo che doveva uscire. Ma non è che lo attendessi con particolare fremito.
Me misero! Me tapìno (e non "me tappino", quella è un'altra cosa!)! Me sciagurato!
Ebbene: l'ascolto delle 18 tracce (!) di questo disco mi ha regalato non indifferente sollazzo!
Sì, una sorpresa inaspettata, che forse non mi meritavo.
Come ormai ci ha abituato, il Silvestri spazia tra i vari generi musicali, coinvolgendo ospiti d'eccezione (le trombe di Roi Paci e Caparezza su tutti) e deliziandoci con temi che travalicano i soliti confini della canzone d'amore. Tra i consueti giochi di parole, spiccano quelli della canzone dedicata al sale... tra i quali un geniamente autocitazionista"salerò".
Non vi faccio ascoltare quella canzone, tanto prima o poi la sentirete ovunque (per radio, televisioni, internet), ma bensì questa... che parla di alcolizzati.
Se avete soldi che vi avanzano potete fare due cose:
- darli in beneficienza
- comprare questo album
Qualcuno ne sarà comunque felice.
Me misero! Me tapìno (e non "me tappino", quella è un'altra cosa!)! Me sciagurato!
Ebbene: l'ascolto delle 18 tracce (!) di questo disco mi ha regalato non indifferente sollazzo!
Sì, una sorpresa inaspettata, che forse non mi meritavo.
Come ormai ci ha abituato, il Silvestri spazia tra i vari generi musicali, coinvolgendo ospiti d'eccezione (le trombe di Roi Paci e Caparezza su tutti) e deliziandoci con temi che travalicano i soliti confini della canzone d'amore. Tra i consueti giochi di parole, spiccano quelli della canzone dedicata al sale... tra i quali un geniamente autocitazionista"salerò".
Non vi faccio ascoltare quella canzone, tanto prima o poi la sentirete ovunque (per radio, televisioni, internet), ma bensì questa... che parla di alcolizzati.
Se avete soldi che vi avanzano potete fare due cose:
- darli in beneficienza
- comprare questo album
Qualcuno ne sarà comunque felice.
19 febbraio 2016
TtA#43 - La Belva di Loch Craft
La città di Blackburg sorge lungo il fiume Upslide, che qualche chilometro più a valle, sfocerà nel Loch Craft. La città deve il suo nome al singolare colore delle rocce delle montagne circostanti. Nessuno ne sa il motivo, né nessuno ha mai pensato di studiarlo, perché gli abitanti della zona hanno ben altro a cui pensare. Pare infatti che nella regione imperversi una creatura, un animale, i più ormai la chiamano La Bestia, che per sfamarsi, dopo il calar del sole attacca e sbrana animali selvatici, bestiame scappato all’allevatore, o malcapitati viandanti.
Le poche testimonianze di tale Bestia, ne parlano come di una creatura vaga
mente antropomorfa, delle dimensioni di poco maggiori di quelle di un uomo, ricoperta in parte di pelo nero, e dall’odore aspro e sgradevole. Emette suoni simili a ruggiti, e si avventa sulle prede con fare violento. L’allevatore William Samuleson, una trentina di anni fa, nel ricercare una mucca mancante al rientro in stalla, la vide soccombere a un mostro simile, ammalandosi per lo spavento e morendo in capo a pochi giorni.
Più volte gli uomini del villaggio si organizzarono in battute di caccia per stanare e uccidere tale Bestia, che però risultò troppo scaltra: non solo non si fece mai trovare, ma riuscì, in alcuni casi, ad aggredire o uccidere i suoi stessi cacciatori.
Paul Jenkins fu ritrovato con le gambe mutilate e una smorfia d’orrore dipinta sul volto. A Malcom Masterson, mancava proprio il volto. Bobby Cuffy non fu mai più ritrovato. Il gendarme Sullivan, mandato in loco dalle autorità per indagare su questa spiacevole faccenda, non arrivò mai a destinazione.
Per diversi anni le ricerche si fermarono, e gli abitanti di Blackburg si limitarono a tapparsi in casa durante la notte. Fino a quando Patrick Duff, genero del Samuelson sopracitato, ubriaco, si attardò a rientrare a casa dopo il tramonto. Di lui si udirono solo grida di aiuto, soffocate dal grugnire di un animale, e poi più nulla. La mattina dopo, la moglie ritrovò la sua camicia intrisa di sangue.
“Per colpa di questo animale ho perso il padre e il marito” disse la donna.
“Che io sia dannata se non la ucciderò o morirò nel tentativo di farlo”.
Nonostante le amiche e i compaesani cercassero di dissuaderla, la donna prese la carabina del marito e si avviò nella foresta. Non tornò mai più, inutile dirlo. I suoi vestiti furono ritrovati vicino al lago, sporchi di sangue. Da allora la Bestia scomparve per una decina d’anni. Gli abitanti del villaggio si chiesero se la signora Keira Samuelson-Duff avesse portato con sé l’empio animale. Ma non fu così: la tregua durò un anno, fino a quando, con maggior ferocia, la Bestia tornò, facendo razzia di pecore e agnelli, già prima del tramonto.
La serie di attacchi funesti terminò con la morte di Sorella Agnes, religiosa giunta in paese per curare una propria parente, la vedova dell’anziano signor Nealy.
Di nuovo le aggressioni cessarono, per diverso tempo.
Tra la folla avanzò quindi l’idea che, seppur non definitivamente, la fame della Bestia venisse sedata almeno più a lungo, di fronte a prede di sesso femminile.
L’animale tornò poco più di un anno dopo, depredando due pollai, uccidendo ben cinque capre e mutilando tre mucche. Le razzie terminarono con il rapimento della povera Ally Stauton, la giovane figlia del fornaio. Di lei si ritrovò solo lo scialle azzurro e bianco, sporco di fango, erba, sangue e lunghi e ispidi peli neri.
Qualcuno osservò che a questo punto, piuttosto che venire funestati dalle sanguinose scorribande, convenisse offrire volontariamente in sacrificio una giovane che calmasse l’ira funesta del predatore.
Le discussioni si protrassero a lungo, tumultuose anche al di fuori della forma verbale. Padre Nelson invitò tutti alla calma, il gendarme Nichols dovette sedare parecchie risse, e toccò quindi al Sindaco Powers risolvere la questione nell’unico modo possibile: con una votazione. Dapprima si indisse un referendum sul voler o meno creare questa istituzione del sacrificio. Con parecchie contestazioni, alla fine vinse il fronte del sì. Il passo successivo fu quindi decidere come ciò dovesse svolgersi.
Venne deciso che la sacrificata venisse sorteggiata tutte le giovani in età di marito e quelle meno giovani ma non sposate o vedove, i cui nomi venivano incisi su una targhetta di ferro inserita sul fondo di un grande calderone. Dall’anno successivo, tutte le parenti fino al secondo grado della sorteggiata sarebbero state esentate dall’estrazione, fino a quando ogni famiglia non avesse dato il suo contributo.
Il sorteggio avveniva al tramonto, e la prescelta, aveva diritto a passare la sua ultima notte con un uomo a sua scelta, sposato o meno, il quale non poteva rifiutarsi. Né era previsto che chiunque potesse opporsi. La mattina dopo, la famiglia della sorteggiata riceveva regali da parte delle altre famiglie della città, e in onore della donna o ragazza che fosse, veniva organizzata una processione seguita da un banchetto. La festa durava fino al tramonto quando la prescelta riceveva la confessione da padre Nelson, e la sua famiglia la benedizione. A questo punto il gendarme Nichols, il cacciatore Mick Pallins e altri concittadini accompagnavano la ragazza alla rocca di fronte al lago, dove, con indosso una sola veste di lino bianca, veniva incatenata e abbandonata per la notte. Storie strazianti di addii e tentativi di fuga, si narrano di quei giorni, ma col passare del tempo, venire sorteggiata, o essere parente della sorteggiata, era diventato un onore, e il sacrificio levava la famiglia della prescelta a un livello sociale più alto più o meno come in altri luoghi lo era avere un parente vescovo o giudice.
I ruoli di sindaco, gendarme, cacciatore e sacerdote del villaggio avevano assunto un ruolo ancora più istituzionale, tanto che ognuno di essi nominava il proprio successore, andando talvolta contro le norme indicate dalle loro cariche.
Quell’anno la sorte scelse Nelly Leary, la figlia dei contadini che avevano una tenuta poco a nord della città. Nelly era molto amica della sorteggiata dell’anno precedente Sarah O’Hara, e ne sentiva molto la mancanza. Quando la targhetta con il suo nome venne estratta dal calderone, si sentì molto sollevata. Decise di passare la notte insieme al giovane Martin Holden, il figlio del fabbro, un ragazzo grosso, robusto, forse un po’ rozzo e goffo con il gentil sesso, ma con occhi azzurri e due spalle poderose. Si disse molto dispiaciuto che fosse stata lei la sorteggiata. Lei scrollò le spalle e lo baciò. La notte non fu di quelle da ricordare, ma per Nelly sarebbe stata l’unica, quindi poco male. All’uscita dal loro nido d’amore (una camera da letto appositamente arrangiata presso il Municipio), tutto i concittadini accolsero la ragazza con un fragoroso applauso. Le donne del villaggio, insieme alle sue amiche, la truccarono, pettinarono e vestirono per la processione, che si svolse per le vie principali della città. Lei, accompagnata da Martin, su un calesse preceduto da amiche e parenti che spargevano per terra petali di fiore. Il banchetto fu quasi esagerato: le cuoche e i cuochi delle locande della città fecero a gara per offrire il piatto migliore. Nelly sedette al centro della grande tavolata nella piazza principale, insieme alla sua famiglia. Sua madre Isabell si mostrò molto commossa, mentre il padre Nathaniel amareggiato per la perdita della sua unica figlia. I tre fratelli, Nathan, Norbert e Nicholas erano arrabbiati con il destino crudele che avrebbe portato via la loro sorella maggiore.
Tutti le stettero vicino per tutto il tempo, tranne Nathan, che ad un certo punto si allontanò. Nelly lo vide ricevere qualcosa da Martin. Quando tornò a sedersi a tavola lei lo interrogò.
“Cosa ti sei detto con Martin? Ho visto che ti ha consegnato qualcosa. Cos’era?”.
Il giovane rispose in modo vago, dicendole che si era sbagliata perché non si erano passati nulla. La ragazza si infuriò e corse da Martin, interrogandolo per avere risposte. Lui arrossì e balbettò, si allontanò e vide da arrivare da lontano il Sindaco Powers
Questi volle avvicinarsi e conferire con Nelly, per ringraziarla, come già fatto nel discorso all’apertura del banchetto, per il suo coraggio e il sacrificio. La baciò sull‘angolo della bocca, in un modo e con uno sguardo che i tre fratelli giudicarono inopportuno.
“Porco maiale, chissà come mai dalla sua famiglia non è mai stata sorteggiata nessuno” disse Nathan a bassa voce.
La festa continuò fino al tramonto. Nelly venne riportata a casa, dove padre Nelson la confessò. Il parroco si disse contrario all’idea che una nubile e un celibe dormissero insieme, anche in quella situazione estrema, ma così era stato deciso e non ci poteva far nulla. Allontanatosi, arrivarono le donne del villaggio. Nelly si spogliò ed esse la vestirono con una tonaca di lino fina, che sarebbe stato il vestito con cui avrebbe aspettato la Belva. La madre la strinse a sé e le donne la salutarono calorosamente ancora una volta. Uscita dall’abitazione, di nuovo un saluto a tutti i famigliari e concittadini. Poi si incamminò nell’ultima processione, che l’avrebbe condotta alla rupe dove sarebbe stata incatenata, accompagnata dal gendarme Nichols, dal giovane cacciatore Albert Pallins, successore del genitore morto l’inverno precedente, dal fabbro Marius Holden (padre di Martin) e dal proprio genitore Nathaniel.
Durante il percorso Nelly e il padre si tennero per mano tacendo, mentre gli altri scambiarono qualche parola di cortesia.
Arrivati alla rocca, dopo un ultimo saluto al genitore, il fabbro la incatenò e gli uomini si allontanarono lasciandola al proprio destino. Dalla sua postazione di prigioniera, Nelly vedeva solo il debole riflesso delle stelle e della luna nell’acqua del lago. L’arrivo della Belva sarebbe stato accompagnato da una notte limpidissima.
La ragazza pregò per la sua anima, chiese che non fosse doloroso, o che per lo meno fosse veloce. Sperava di non venire sbranata viva lentamente, ma colpita in modo da perdere subito conoscenza. Pregava perché la sua famiglia potesse assopire il dolore in fretta e continuare a vivere, e pregava che quei tre pazzi dei suoi fratelli arrivassero quando la Belva si fosse già allontanata, in modo da non essere aggrediti anche loro. Col passare delle ore iniziò a sentire freddo e paura, e pregò che l’animale fosse morto proprio la notte prima.
Udì dei rumori provenire al di là della rupe cui era legata. Erano passi, sembravano umani, di più persone.
“Qualcuno è venuto a liberarmi” pensò mentre si sentiva a metà tra sollevata e ancora più impaurita.
Finalmente alla sua vista apparvero quattro uomini: il Sindaco, il gendarme, il cacciatore e padre Nelson.
“Cosa fate qui?” domandò la ragazza, sperando che avessero deciso di annullare il suo sacrificio.
I quattro risero.
“Siete… siete venuti a liberarmi?”.
La risposta fu un’altra risata.
“Avanti, Pallins” disse il Sindaco.
Il giovane esitò.
“Muoviti, effemminato” gli urlò di nuovo il Sindaco, mentre gli altri ridevano.
“Il tuo vecchio si sta rivoltando nella tomba” gli disse il gendarme.
Albert si avvicinò a Nelly, le afferrò la tunica e cercò di strappargliela senza ottenere risultati. Lei strillò, il giovane si spaventò e si allontanò di scatto, finendo addosso al massiccio gendarme che lo guardò di sbieco. Gli altri risero.
“Cosa volete?” chiese lei terrorizzata ancora più di prima.
“Oh, bimba”, rispose il Sindaco ridendo, “Vogliamo assicurarci che la ultima notte di vita non sia penosa”.
“Cosa? Ma la Belva? Se vi troverà qui…” disse lei, cercando di spaventarli per distoglierli dalle loro evidenti malvagie intenzioni.
I quattro risero di nuovo.
“Non c’è nessuna Belva” disse il Gendarme con un sorriso malvagio sul viso. “È una balla inventata dal mio predecessore per tenere lontani forestieri, malintenzionati e balordi dal villaggio”.
Spiegare alla vittima l’imbroglio perpetrato era la parte che lo divertiva di più.
“E peccatori”, aggiunse Padre Nelson facendosi il segno della croce.
“Ma come, e tutti quei morti?” chiese Nelly.
“Malintenzionati, balordi, forestieri e peccatori” spiegò padre Nelson.
“E qualche contestatore” aggiunse il Sindaco.
“Ma… e allora i sacrifici?”.
“Da quando non ci sono più scocciatori, questi tre hanno deciso di divertirsi con le ragazze del villaggio” spiegò il giovane Pallins.
“Questi tre, in origine, erano quattro”.
“Sì, c’era dentro anche mio padre in questo accordo, provo una gran vergogna per lui”.
Il Gendarme lo schiaffeggiò sulla nuca, il ragazzo reagì, e si prese un pugno sul naso che lo fece cadere a terra.
“Non vorremo mica che ci sia un’altra vittima, stanotte, vero?” chiese il Sindaco, cercando di pacificare.
“Non sei nemmeno confessato, ragazzo” gli fece notare il padre.
“Siete disgustosi, siete abbietti, siete spregevoli” urlò Nelly. “Avete ingannato i nostri concittadini per anni e vi siete divertiti alle loro spalle”.
“Sì, gioia” disse il Gendarme. “Allora, Pallins, sei con noi o contro di noi?”.
Il giovane balzò in piedi e scappò verso il bosco, il Gendarme gli corse dietro, mentre il Sindaco e Padre Nelson li guardavano ridendo.
“Corre forte, il giovane” osservò il primo.
“Meglio fare in fretta, che ne dice, Sindaco?”.
Questi fece spallucce e Padre Nelson si avvicinò alla ragazza, che ricominciò a strillare. Lui le tappò la bocca con la mano, quando nell’aria echeggiò uno sparo.
“Povero giovane Pallins” disse il sacerdote lasciando andare la presa e facendo un segno della croce verso il punto da cui proveniva il rumore, per poi volgersi nuovamente verso la ragazza.
“Padre, non faremmo meglio a verificare l’accaduto?”.
“Signor Sindaco, come crede, vuole andare a controllare?”.
“Uhm, credo faremmo bene a far così”
“Vada pure, io intanto mi intrattengo con questa nostra pecorella smarrita”.
“No, non vorrete mica mandarmi da solo?”.
“Invero, avete forse paura?” chiese di nuovo Padre Nelson avvicinandosi al suo compagno di malefatte.
“Volete che vada io e voi volete restare qui con la damigella?” lo incalzò.
“Qui da solo? Giammai!”.
“Orsù, sapete che la Belva è un’invenzione, chi può farvi male, qui?”.
Il Sindaco non seppe rispondere e calò un imbarazzato silenzio, squarciato da uno sparo proveniente dalla roccia dietro a Nelly. I due uomini sobbalzarono, stringendosi l’uno all’altro per lo spavento. Dai due lati della roccia spuntarono il giovane Pallins, che teneva in mano la pistola del Gendarme Nichols e i tre fratelli Leary, armati di forcone, torcia e archibugio.
“Nichols è caduto inseguendomi e si è sparato addosso da solo” urlò Albert Pallins.
“E noi siamo stati richiamati dallo sparo” disse Norbert Leary. “Adesso libereremo nostra sorella e voi verrete con noi al villaggio, dove sarete giudicati e arrestati per i vostri crimini”.
“Suvvia, ragazzi” prese parola il Sindaco mentre Padre Nelson pregava sottovoce tremolante,
“Siamo le persone più importanti della nostra stimata comunità, chi volete che vi creda? I tre giovani fratelli della sacrificata e un loro coetaneo probabilmente innamorato della ragazza stessa? Padre Nelson, glielo dica anche lei!”.
Ma il sacerdote non rispose: era intento a chiedere perdono per i suoi peccati.
“Io testimonierò di fronte ai cittadini: ho le prove delle nefandezze compiute nel corso degli anni da voi scellerati. Eleggeremo un nuovo sindaco, un nuovo gendarme e ci faremo mandare un nuovo parroco”.
“Di quello possiamo fare a meno” osservò Nicholas Leary.
Suo fratello Nathan gli diede una gomitata ed egli fece partire accidentalmente un colpo con l’archibugio. Padre Nelson, spaventato si gettò in ginocchio e iniziò a pregare più forte.
“Va bene, va bene, sono una persona ragionevole, so quando sono sconfitto” ammise il Sindaco.
“Ragionevole?” gli urlò contro Nelly. “Hai ucciso, ingannato, sfruttato e stuprato e hai il coraggio di definirti ‘ragionevole’?”
Il Sindaco fece spallucce e allungò le mani con i polsi incrociati:
“Arrestatemi” disse. “Avete le manette, vero?”.
“Ho le chiavi delle catene di Nelly” disse Norbert. “Passare la notte con il figlio del fabbro ha i suoi vantaggi, vero, svergognata?” le disse facendo occhiolino.
Nelly sorrise e ripensò a Martin.
“In realtà speravo sarebbe stato lui a rischiare la vita per salvarmi” disse lei.
I quattro ragazzi e la giovane rientrarono al villaggio portando con sé i due prigionieri e informarono tutti di quanto accaduto e quanto scoperto. Tra i concittadini si sollevò sdegno e rabbia, e qualcuno, particolarmente indignato, cercò di assalire Sindaco il sacerdote. I tre fratelli fermarono l’assalto, perché avevano deciso un equo processo.
Questo venne organizzato dalle autorità giudiziarie competenti, che in breve tempo condannarono i due scellerati ai lavori forzati nelle miniere reali. Padre Nelson fu anche scomunicato. Anche al cacciatore Pallins fu comminata una pena, per aver inizialmente partecipato all’imbroglio. I cittadini chiesero per lui l’amnistia, ma non fu concessa.
Nathan Leary venne eletto nuovo sindaco (il più giovane della storia del villaggio), un nuovo gendarme venne inviato, così come un nuovo parroco. L’istituzione del sacrificio venne ovviamente annullata e al suo posto venne indetta una nuova festa, ‘la sconfitta della Bestia‘, e la statua di una fanciulla in tunica venne eretta al centro della città per ricordare il sacrifico delle tante ragazze che diedero la vita in quel lungo inganno.
07 febbraio 2016
06 febbraio 2016
03 febbraio 2016
Perturbazione - Trentenni
Quando un cantante/gruppo non si sente molto ispirato o ha bisogno di una canzone paracula per aumentare le vendite, o non ha voglia di sbattersi per fare qualcosa di originale, le soluzioni sono due:
1) fare una canzone sulla musica
2) fare una canzone sulle donne.
Tranne poche eccezioni, i risultati vanno dal banale allo scadente al così detto fan-service.
Tra le poche eccezioni, c'è questa canzone dei Perturbazione (dei quali avevamo già parlato in varie occasioni).
Perché è una bella canzone, perché non sono paraculi, perché dicono cose vere, e perché sono "scomodi". Oggi, per tanti motivi, parlare in modo "negativo" (da intendersi: in un modo che sia sotto la soglia del più positivo possibile) delle donne (o anche solo di una), è quasi un reato. Comporta come minimo un'accusa di misoginia, visto che la denuncia per discriminazione sessuale non è attuabile (oddio... se qualcuno ci provasse può anche darsi che un giudice compiacente lo trovi...).
Però in questa canzone, alla faccia delle ipocrisie, del buonismo a tutti i costi e della poverinocrazia, viene eseguito un ritratto di una categoria di donna che tutti conosciamo/abbiamo conosciuto/abbiamo incontrato nella vita - e quando dico "abbiamo", non intendo solo noi maschietti.
E lo fa senza critiche (tranne forse quelle costruttive che può recepire chi si sente tirato in ballo, e parlo anche dei "maschi confusi" citati nel testo), senza togliersi sassolini dalle scarpe, senza voler scaricare addosso frustrazioni personali. E lasciando molto su cui riflettere.
I Perturbazione hanno uno stile particolare. Sono un melodico/pop che a volte può apparire kitsch, ma che sa stenderti o ti propone temi e spunti su cui sei obbligato a pensare.
Anche stavolta hanno fatto centro. Bravi. Bravissimi.
02 febbraio 2016
CALENDARIO 2016 - Febbraio: Tales To Astonish
Perchè io scrivo. L'avrete notato, spero. O per lo meno, penso di scrivere. Qualcosa viene carino, altro fa schifo. E siccome sono... fissato? talvolta faccio pure le "copertine" alle storie.
Queste due sono due produzioni risalenti all'anno scorso. La prima è esempio di storia che ha avuto un buon successo. Vorrei proseguirla. La seconda è passata quasi inosservata. Volevo proseguirla, ma non so se lo farò.
28 gennaio 2016
TtA#42 - Il Sottopassaggio
Catrina imboccò il sottopassaggio di fretta. In una mano
teneva i palloncini, nell’altra la borsetta. Vagliò l’idea di togliersi le
scarpe, i tacchi le davano fastidio, ma la bocciò subito: camminare a piedi
nudi sul pavimento lurido sarebbe stato un chiaro invito a qualsiasi tipo di
malattia esistente ad assalirla. Sospirò ed affrettò il passo. Si sentiva
ridicola, con quei palloncini in mano. Aveva voluto legarseli al polso sinistro
per fare l’eccentrica e farsi notare, e ora non riusciva più a slegarli né a
rompere il filo e lasciarli volare via. Avrebbe potuto chiedere a qualche
passante di strapparlo, se ne avesse incontrato qualcuno. Litigare a una festa
e abbandonarla d’impulso, del resto, causa inconvenienti. Come, appunto, quello
di ritrovarsi in tarda serata a dover prendere il sottopassaggio per
raggiungere il treno e tornare a casa. Ad ogni modo, l’incazzatura, le era
passata. Ora restavano solo i piedi che dolevano per i tacchi, altissimi, e il
fastidio dei palloncini da tenere in mano.
I tacchi picchiavano pesantemente sul cemento, e i palloncini sfregavano
tra di loro emettendo un suono plasticoso. Si immaginava come una di quei tizi
che suonavano più strumenti contemporaneamente, una one-woman-band.
Dall’altro capo del sottopassaggio vide sbucare in
lontananza due tizi. Avrebbe potuto chiedere loro di strappare il filo dei
palloncini, ma l’avrebbero presa in giro. O peggio ancora provato ad
abbordarla. Non aveva voglia di flirtare, in quella situazione. Addirittura con
due sconosciuti, poi… tirò fuori dalla borsetta il cellulare e fece finta di
telefonare.
“Sì, sto arrivando” disse, quasi
urlando. “Voi siete già lì?” disse nuovamente, accentuando il ‘voi’.
I due tizi erano più vicini. Li vedeva in faccia, ora: non
avevano aria minacciosa, me nemmeno troppo raccomandabile.
“Tutti quanti?” disse nuovamente,
accentuando il ‘tutti’. “Va bene, manca poco”.
Rimase un po’ a far finta di ascoltare il finto
interlocutore, ma quel silenzio non sembrava molto convincente. I due tizi,
ventenni al massimo, carnagione scura e capelli corti, erano sempre più
prossimi. Se avessero provato ad aggredirla… cosa poteva inventarsi?
“Sono nel sottopassaggio della
morte” le venne in mente di dire.
I due ragazzi erano ormai a pochi passi da lei. Uno la
ignorava bellamente, immerso nelle sue cuffie da cui si sentiva fuoriuscire
musica tunza-tunza. L’altro, cercando di non farsi vedere, la fissava. Era stata
l’uscita sul sottopassaggio della morte, a interessarlo, o le sue cosce lasciate
praticamente scoperte dal vestito che indossava? Iniziava a pensare che si
stesse cacciando nei guai da sola… ma ormai doveva proseguire nella finta
telefonata e nella sua improvvisazione.
“Ma sì, ti ricordi l’anno scorso,
quel caso sul giornale? Qui erano stati trovati morti gli aggressori della
ragazza…”.
I due passanti l’avevano incrociata e superata. Provò a
sbriciare con la coda dell’occhio cosa facessero, ma i palloncini li
nascondevano. Provò ad aguzzare l’orecchio, e sentì solo i loro passi
allontanarsi.
“Aveva sporto la denuncia per
essere stata molestata qua sotto, e i carabinieri il giorno dopo avevano
trovato i resti dell’aggressore nel sottopassaggio. Era stato smembrato… era…”.
A giudicare dai rumori, i due ragazzi erano ormai lontani.
Forse si erano spaventati per la storia raccontata. Forse avevano mangiato la
foglia e stavano ridendo di lei e di come si fosse spaventata per nulla.
“Sì, era morto, ovviamente…”.
Il tono non sembrava più molto convincete. Forse i due
passanti non riuscivano più a sentirla. Forse, era al sicuro e poteva smetterla
con quella pantomima. Forse non era nemmeno mai stata in pericolo…
“Va bene dai” decise di tagliare
corto, “Sono quasi arrivata, ancora poco e…”.
Sentì una voce, giungere da dietro, gridava. Le gridava
dietro qualcosa. Con gesti simili a calci, si liberò dalle odiose scarpe e si
mise a correre a piedi nudi, alla faccia del pavimento lercio. Arrivò alla fine
del tunnel, alla scalinata, che salì tutta d’un fiato. Arrivata alla fine,
inciampò sull’ultimo gradino, e cadde rovinosamente a terra. Due dei tre
palloncini assorbirono l’impatto, scoppiando, e rendendo meno dolorosa la
caduta. Afferrò la borsetta e si rimise in piedi e scappò trascinando i due
fili dei palloncini distrutti e l’ultimo ancora integro.
Corse verso la banchina sperando che il suo passante
ferroviario fosse lì ad aspettarla… ovviamente non c’era… si precipitò verso
l’uscita della stazione, sperando di trovare una guardia giurata, o qualche
persona per bene che l’aiutasse. Vide un taxi, che si apprestava a ripartire: urlò
sbracciandosi. Questi lampeggiò. Ci saltò praticamente sopra senza quasi
neanche aprire la porta, e urlò al conducente l’indirizzo dove portarla.
“Signorina, si sente bene?”
chiese l’uomo, con un forte accento dialettale.
“Parti!” urlò lei di risposta.
Durante il viaggio rimase silenziosa. Arrivata a
destinazione pagò il conducente e si scusò
“È stata una pessima nottata”
disse.
In casa si guardò allo specchio. I capelli sudati erano
scompigliati e attaccati alla fronte. Aveva pianto, e il trucco era colato Un
palmo della mano un ginocchio erano sbucciati per la caduta. E aveva ancora il
palloncino superstite legato al polso. Prese una forbice e tagliò il filo, poi
aprì la finestra e lo lasciò volare fuori. Entrò in bagno, aprì l’armadietto e
recuperò disinfettante e cotone, e iniziò a medicarsi. Non poté fare a meno di
ripensare ai due passanti. Cosa le avevano urlato dietro? Era il grido che precedeva
l’aggressione? Oppure volevano solo spaventarla? O stavano scherzando tra di
loro e lei aveva frainteso? Forse era quello con le cuffie che stava cantando?
Ci rifletté su un attimo. Che si fosse impaurita per niente?.
E per questo ci aveva rimesso una caduta, due sbucciature e un paio di scarpe,
seppur scomodissime? E il cellulare, diamine! Nella caduta aveva perso il
cellulare! Come se la serata non fosse andata già male.
Il mattino dopo si alzò, più o meno di buonumore. Si fece una
doccia, ricontrollò le ferite, e si diresse verso il sottopassaggio alla
ricerca dei preziosi beni perduti, sperando che non se li fossero portati via,
e che se fossero ancora lì, fossero sufficientemente utilizzabili.
Una volta arrivata, vide con sorpresa che la polizia aveva
transennato, e teneva lontano i curiosi che volevano guardare.
“Cosa è successo?” chiese ad un
uomo con una macchina fotografica, forse il reporter di un giornale.
“Stamattina presto un passante ha
trovato i resti di due uomini smembrati nel sottopassaggio”.
23 gennaio 2016
22 gennaio 2016
TtA#41 - Zombie Cat Fight
![]() |
| cast: Emma Glover (la mora), Rosie Jones (la zombie) |
Rosie (la tipa coi capelli castani/lunghi) stava insieme al tipo che piaceva a Emma (la tipa coi capelli mori/corti), che per liberarsene l'ha buttata giù da un auto in corsa.
Rosie non si arrende e ritorna dall'aldilà come zombie per vendicarsi della rivale.
Questa però è una fottutissima donna soldato e sa come difendersi....
Zombie Cat Fight, nei migliori (?) cinema, da... da... boh, prima poi uscirà.
20 gennaio 2016
Janet Jackson, la cover, le tette, le amicizie e le storie d'amore
La cover in questione è questa qui riportata, quella famosissima. Mi sono sempre chiesto: chi sarà mai il proprietario di quelle mani? Come è stato scelto? Hanno aspettato che qualcuno si offrisse volontario? E se ce ne fosse stato più di uno? Sicuramente ce n'è stato più di uno. Hanno lasciato scegliere a Janet o hanno tirato a sorte? E chi ha perso? Ha portato rancore verso il vincitore?
Chissà quante amicizie sono finite per colpa di quel paio di tette.
E il fortunato vincitore... avrà avuto una fidanzata? Gelosa? Ha usato scuse tipo:
"Ma no quelle non sono le mie mani... ci assomigliano!"
"L'ho dovuto fare per non essere lincenziato".
"Non sono sode come le tue... di più!"
"L'ho fatto controvoglia"
"Eddai, mica potevo fare la figura del f...io"
"Mentre le stringevo pensavo a te".
"Nemmeno mi è venuto duro".
Chissà quante storie d'amore sono finite per colpa di quel paio di tette.
E la proprietaria... avrà avuto un fidanzato? Geloso? Ha usato scuse tipo:
"Ma no quella non sono io... ho usato una controfigura!"
"L'ho dovuto fare per farmi rinnovare il contratto dalla casa discografica"
"Le sue mani non sono come le tue... più callose!"
"L'ho fatto controvoglia!"
"Eddai, mica potevo fare la figura della f...a di legno"
"Mentre me le stringeva pensavo a te"
"Nemmeno mi si sono rizzati i capezzoli"
Chissà quante storie d'amore sono finite per colpa di quel paio di tette.
Chissà quante amicizie sono finite per colpa di quel paio di tette.
E il fortunato vincitore... avrà avuto una fidanzata? Gelosa? Ha usato scuse tipo:
"Ma no quelle non sono le mie mani... ci assomigliano!"
"L'ho dovuto fare per non essere lincenziato".
"Non sono sode come le tue... di più!"
"L'ho fatto controvoglia"
"Eddai, mica potevo fare la figura del f...io"
"Mentre le stringevo pensavo a te".
"Nemmeno mi è venuto duro".
Chissà quante storie d'amore sono finite per colpa di quel paio di tette.
E la proprietaria... avrà avuto un fidanzato? Geloso? Ha usato scuse tipo:
"Ma no quella non sono io... ho usato una controfigura!"
"L'ho dovuto fare per farmi rinnovare il contratto dalla casa discografica"
"Le sue mani non sono come le tue... più callose!"
"L'ho fatto controvoglia!"
"Eddai, mica potevo fare la figura della f...a di legno"
"Mentre me le stringeva pensavo a te"
"Nemmeno mi si sono rizzati i capezzoli"
Chissà quante storie d'amore sono finite per colpa di quel paio di tette.
11 gennaio 2016
David Bowie R.I.P.
Lo scorso fine settimana eravamo tutti contenti per aver comprato l'album nuovo, ed ecco che il lunedì mattina ci risveglia bruscamente con questa brutta notizia.
Oggi internet è pieno di Ashes To Ashes, Under Pressure (...) China Girl (...) e altre amenità simili.
Io do il mio personale contributo con questa canzone, che (non voglio fare l'espertone) credo sia quella che lo rappresenta meglio.
Ho sempre pensato di ascoltare musica figa, fino a quando, nel 2012, con colpevole ritardo, ho scoperto David Bowie. E per scoperto, non intendo dire che ho ascoltato per la prima volta Heroes o Life on Mars o Ziggy Stardust. Quelle le conoscevo già grazie a un collega (che mi aveva passato una cassetta con un lato dedicato a Sting e l'altro a David Bowie... e ci è rimasto male perché ho preferito il secondo!). Intendo dire che ho "studiato" la discografia dell'autore. E tra cose che ho adorato, altre che mi sono piaciute, e qualcosa che non ho apprezzato, ho dovuto rivedere il mio concetto di "musica figa".
Oggi internet è pieno di Ashes To Ashes, Under Pressure (...) China Girl (...) e altre amenità simili.
Io do il mio personale contributo con questa canzone, che (non voglio fare l'espertone) credo sia quella che lo rappresenta meglio.
Watching him dash away
Swinging an old bouquet of dead roses
Sake and strange divine
You'll make it
Passionate bright young things
Takes him away to war
Don't fake it
Saddening glissando strings
You'll make it
Who will love Aladdin Sane?
Battle-cries and champagne
Just in time for sunrise
Who will love Aladdin Sane?
Motor sensational
Paris or maybe Hell
I'm waiting
Clutches of sad remains
Waits for Aladdin Sane
You'll make it
Who will love Aladdin Sane?
Millions weep a fountain
Just in case of sunrise
Who will love Aladdin Sane?
Will love Aladdin Sane?
Will love Aladdin Sane?
Who will love Aladdin Sane?
Millions weep a fountain
Just in case of sunrise
Who will love Aladdin Sane?
Will love Aladdin Sane?
Will love Aladdin Sane?
10 gennaio 2016
RIP
Oggi ha telefonato un cugino che non sentivamo da tempo.
Ha dato la notizia della morte di una zia. Per lui era la nonna, per me la sorella di mio nonno.
Aveva 101 anni, e raggiunge gli altri suoi due fratelli in cielo.
Riposa in pace, zia.
Ha dato la notizia della morte di una zia. Per lui era la nonna, per me la sorella di mio nonno.
Aveva 101 anni, e raggiunge gli altri suoi due fratelli in cielo.
Riposa in pace, zia.
08 gennaio 2016
David Bowie - BLACKSTAR (la canzone e l'album)
Sì, l'ha uscito. L'album nuovo, che avete capito?
In the villa of Ormen, in the villa of Ormen
Stands a solitary candle, ah-ah, ah-ah
In the centre of it all, in the centre of it all
Your eyes
On the day of execution, on the day of execution
Only women kneel and smile, ah-ah, ah-ah
At the centre of it all, at the centre of it all
Your eyes, your eyes
Ah-ah-ah
Ah-ah-ah
In the villa of Ormen, in the villa of Ormen
Stands a solitary candle, ah-ah, ah-ah
In the centre of it all, in the centre of it all
Your eyes
Ah-ah-ah
Something happened on the day he died
Spirit rose a metre and stepped aside
Somebody else took his place, and bravely cried
(I’m a blackstar, I’m a blackstar)
How many times does an angel fall?
How many people lie instead of talking tall?
He trod on sacred ground, he cried loud into the crowd
(I’m a blackstar, I’m a blackstar, I’m not a gangster)
I can’t answer why (I’m a blackstar)
Just go with me (I’m not a filmstar)
I’m-a take you home (I’m a blackstar)
Take your passport and shoes (I’m not a popstar)
And your sedatives, boo (I’m a blackstar)
You’re a flash in the pan (I’m not a marvel star)
I’m the great I am (I’m a blackstar)
I’m a blackstar, way up, oh honey, I’ve got game
I see right so white, so open-heart it’s pain
I want eagles in my daydreams, diamonds in my eyes
(I’m a blackstar, I’m a blackstar)
Something happened on the day he died
Spirit rose a metre and stepped aside
Somebody else took his place, and bravely cried
(I’m a blackstar, I’m a star star, I’m a blackstar)
I can’t answer why (I’m not a gangster)
But I can tell you how (I’m not a flam star)
We were born upside-down (I’m a star star)
Born the wrong way ‘round (I’m not a white star)
(I’m a blackstar, I’m not a gangster
I’m a blackstar, I’m a blackstar
I’m not a pornstar, I’m not a wandering star
I’m a blackstar, I’m a blackstar)
In the villa of Ormen stands a solitary candle
Ah-ah, ah-ah
At the centre of it all, your eyes
On the day of execution, only women kneel and smile
Ah-ah, ah-ah
At the centre of it all, your eyes, your eyes
Ah-ah-ah
In the villa of Ormen, in the villa of Ormen
Stands a solitary candle, ah-ah, ah-ah
In the centre of it all, in the centre of it all
Your eyes
On the day of execution, on the day of execution
Only women kneel and smile, ah-ah, ah-ah
At the centre of it all, at the centre of it all
Your eyes, your eyes
Ah-ah-ah
Ah-ah-ah
In the villa of Ormen, in the villa of Ormen
Stands a solitary candle, ah-ah, ah-ah
In the centre of it all, in the centre of it all
Your eyes
Ah-ah-ah
Something happened on the day he died
Spirit rose a metre and stepped aside
Somebody else took his place, and bravely cried
(I’m a blackstar, I’m a blackstar)
How many times does an angel fall?
How many people lie instead of talking tall?
He trod on sacred ground, he cried loud into the crowd
(I’m a blackstar, I’m a blackstar, I’m not a gangster)
I can’t answer why (I’m a blackstar)
Just go with me (I’m not a filmstar)
I’m-a take you home (I’m a blackstar)
Take your passport and shoes (I’m not a popstar)
And your sedatives, boo (I’m a blackstar)
You’re a flash in the pan (I’m not a marvel star)
I’m the great I am (I’m a blackstar)
I’m a blackstar, way up, oh honey, I’ve got game
I see right so white, so open-heart it’s pain
I want eagles in my daydreams, diamonds in my eyes
(I’m a blackstar, I’m a blackstar)
Something happened on the day he died
Spirit rose a metre and stepped aside
Somebody else took his place, and bravely cried
(I’m a blackstar, I’m a star star, I’m a blackstar)
I can’t answer why (I’m not a gangster)
But I can tell you how (I’m not a flam star)
We were born upside-down (I’m a star star)
Born the wrong way ‘round (I’m not a white star)
(I’m a blackstar, I’m not a gangster
I’m a blackstar, I’m a blackstar
I’m not a pornstar, I’m not a wandering star
I’m a blackstar, I’m a blackstar)
In the villa of Ormen stands a solitary candle
Ah-ah, ah-ah
At the centre of it all, your eyes
On the day of execution, only women kneel and smile
Ah-ah, ah-ah
At the centre of it all, your eyes, your eyes
Ah-ah-ah
04 gennaio 2016
David Bowie - Lazarus
Sì. Anche lui sta "uscendo" l'album nuovo
Look up here, I'm in heaven I've got scars that can't be seen
I've got rama, can't be stolen
Everyboy knows me now
I've got rama, can't be stolen
Everyboy knows me now
Look up here, man, I'm in anger
I've got nothing left to lose
I'm so high it makes my brain whirl
Droppe my cell phone own below
Ain't that just like me?
I've got nothing left to lose
I'm so high it makes my brain whirl
Droppe my cell phone own below
Ain't that just like me?
By the time I got to New York
I was living like a king
Then I use up all my money
I was looking for your ass
This way or no way
You know, I'll be free
Just like that bluebir
Now ain't that just like me?
Oh I'll be free
Just like that bluebir
Oh I'll be free
Ain't that just like me?
I was living like a king
Then I use up all my money
I was looking for your ass
This way or no way
You know, I'll be free
Just like that bluebir
Now ain't that just like me?
Oh I'll be free
Just like that bluebir
Oh I'll be free
Ain't that just like me?
02 gennaio 2016
CALENDARIO 2016 - Gennaio: pulp cover art
Ho deciso, come nel 2014, di realizzare ogni mese una pagina di calendario. Questa volta, invece di fagiane o immagini senza un particolare tema, ho deciso che ogni mese avrà come soggetto una delle mie passioni.
Questo mese iniziamo con le copertine dei libri pulp anni '40, '50 e al massimo '60 perché poi la tradizione si è persa. Donne sensuali (e rieccoci!) che si mettono o portano guai, uomini coraggiosi che intervengono a salvarle all'ultimo minuto... nelle due immagini scelte a dire il vero questo tema non c'è... c'è il tema delle copertine dei medesimi.
Passo ore e ore a cercare immagini del genere su internet... mai letto nessuno di quei romanzi, non ne parlano molto bene, e dubito in Italia siano stati tradotti.
Però le illustrazioni di copertina sono vere opere d'arte. A me piacciono. Probabilmente, sono meglio loro dei libri cui appartengono :-)
Questo mese iniziamo con le copertine dei libri pulp anni '40, '50 e al massimo '60 perché poi la tradizione si è persa. Donne sensuali (e rieccoci!) che si mettono o portano guai, uomini coraggiosi che intervengono a salvarle all'ultimo minuto... nelle due immagini scelte a dire il vero questo tema non c'è... c'è il tema delle copertine dei medesimi.
Passo ore e ore a cercare immagini del genere su internet... mai letto nessuno di quei romanzi, non ne parlano molto bene, e dubito in Italia siano stati tradotti.
Però le illustrazioni di copertina sono vere opere d'arte. A me piacciono. Probabilmente, sono meglio loro dei libri cui appartengono :-)
01 gennaio 2016
25 dicembre 2015
22 dicembre 2015
RIP
Anni fa andai in vacanza (in bicicletta) ad Amsterdam con un tour operator. Per la maggior parte i miei compagni di viaggio furono signore e signori che non rividi ne sentii più, salvo un paio di amicizie su facebook.
Oggi, proprio tramite facebook, ho saputo che una di queste persone non c'è più, scomparsa prematuramente all'età di cinquant'anni circa per colpa di un tumore.
La cosa mi ha reso molto triste per tutta la giornata. So che la reazione dovrebbe essere più distaccata, vista la lontananza geografica e nel tempo, però è tutto il giorno che sono abbastanza scosso.
Ho letto i messaggi a lei indirizzati su facebook. Volevo lasciarne uno anche io, non sapevo però se fosse il caso o meno, tra i suoi conoscenti sono assolutamente un estraneo, e magari mi avrebbero giudicato un mitomane. Alla fine però ho deciso di farlo perché mi sembrava giusto lasciare un tributo.
Ho scritto brevemente che non ci vedevamo da anni e mi dispiaceva sapere che non ci fosse più.
Speriamo di aver fatto cosa gradita.
Oggi, proprio tramite facebook, ho saputo che una di queste persone non c'è più, scomparsa prematuramente all'età di cinquant'anni circa per colpa di un tumore.
La cosa mi ha reso molto triste per tutta la giornata. So che la reazione dovrebbe essere più distaccata, vista la lontananza geografica e nel tempo, però è tutto il giorno che sono abbastanza scosso.
Ho letto i messaggi a lei indirizzati su facebook. Volevo lasciarne uno anche io, non sapevo però se fosse il caso o meno, tra i suoi conoscenti sono assolutamente un estraneo, e magari mi avrebbero giudicato un mitomane. Alla fine però ho deciso di farlo perché mi sembrava giusto lasciare un tributo.
Ho scritto brevemente che non ci vedevamo da anni e mi dispiaceva sapere che non ci fosse più.
Speriamo di aver fatto cosa gradita.
17 dicembre 2015
Fantastici Quattro: LA FINE
Oggi esce nelle edicole e fumetterie di tutt'Italia l'ultimo numero della storica serie che diede il via all'universo Marvel. E per ultimo intendo proprio ultimo. Non perché qui in Italia non lo fanno più, ma proprio perché in America (già da qualche tempo, invero) la serie ha CHIIUSO. Qualcuno ipotizza sia un problema di diritti cinematografici (che è una minchiata, perché sono i film a fare aumentare le vendite dei fumetti, non viceversa), qualcuno dice che sia un problema che gli autori non sanno più cosa inventarsi ...
Fatemi giuocare allora allo scrittore di fumetti (o al semplice fanfictionaro, cosa già fatta in passato).
Reed e Sue, seppur non ancora sposati, all'inizio della serie, di fatto fungevano da genitori allo scapestrato Johnny, focoso adolescente di successo. Con "zio Ben" che li affiancava. Un concetto di "famiglia allargata" stile 60's.
Con il passare degli anni sono arrivati il matrimonio, i figli "veri", Ben fa sempre lo zio, Johnny, che zio lo dovrebbe fare davvero, è più un "compagno di giuochi" per i piccoli (ma tosti) Franklin e Valeria.
Una famiglia del genere, in un fumetto supereroistico, come la gestisci?
La fai diventare una roba tipo il telefilm "I Robinson" solo che invece delle menate adolescenziali di Theo e Vanessa e le bambinate di Rudy e Olivia ci mettiamo una realtà alternativa creata da Frankiln e una megaequazione risolta da Valeria?
Secondo me la soluzione potrebbe essere il divorzio (sì, si è già visto, ma stavolta sarebbe) definitivo tra Susan e Reed, con la prima che soffre i problemi della mamma single del giorno d'oggi, il secondo quelli del classico padre separato, e un/una terzo/a incomodo/a (NON Namor, che palle!!!) a creare il classico triangolo amoroso tanto caro ai tempi di Lee/Kirby. Ovviamente, i due bambini reagiscono a modo loro (Valeria da bambina superintellingete, Franklin da bambino con intelligenza normale e superpoteri) Di concerto, Ben e Johnny che si sbattano alla ricerca di gente per completare il quartetto e non lasciare il Baxter Building in degrado, sempre nella speranza della reunion dei due sposini (che non avverrà).
Poi, Destino, Galactus, Diablo, il Pensatore Pazzo, l'Uomo Talpa, Psychoman ecc ecc.
Che vi pare?
08 dicembre 2015
TtA#40 - i film che non vedremo mai 6: DRAGONBRAVEHEART
Il re della Scozia muore, non ha eredi , e scoppia la guerra civile. Il re d'Inghilterra li convoca tutti con la scusa di nominare il nuovo re, ma in realtà li fa ammazzare.
William Wallace scopre la cosa e raduna gli scozzesi per la rivolta, e scacciano gli inglesi. Mentre si godono la vittoria, arriva un drago che brasa buona parte dell'esercito scozzese. Bisogna far fuori il drago, se vogliamo sconfiggere gli inglesi! William ne parte alla ricerca, e sulla strada incontra il cavaliere errante Bowen.
Questi, anni fa era al servizio della corona inglese e salvò il re, allora ancora principe, da morte certa dopo una ferita, portandolo nella caverna del drago stesso, il quale gli donò metà del suo cuore. Bowen teme però che il re sia diventato malvagio proprio per colpa del mezzo cuore di drago, perché da allora iniziò a comportarsi da tiranno infame. William dice che il re, in quanto inglese, è sempre stato bastardo. I due decidono di chiedere al drago.
Questi dice loro che il re è un bastardone di suo e che grazie alla metà di cuore donatagli, lo controlla, e che per questo ha attaccato gli scozzesi solo perché costretto.
William e Bowen partono per il castello del re per recuperare la sua metà del cuore di drago e riportarla al proprietario, ma scoprono che se ferisci il re non gli fai nulla, mentre invece rischi di ammazzare il drago. Questi lo viene a sapere e attacca il castello. Le ferite che subisce si ripercuotono sul re.
William vuole ammazzare il re, Bowen non vuole ammazzare il drago. I due si sfidano e chi vincerà potrà portare a termine la missione. Dopo un duello interminabile, il drago si mangia il re, e ingerendo il proprio mezzo cuore, lo ricompleta.
Bowen viene nominato nuovo re d'Inghilterra, e William di Scozia.
07 dicembre 2015
DEF LEPPARD - 1992 - 2015
Ne avevo già parlato: è uscito il disco nuovo.
Questo mi riporta a pensare ai Def Leps negli anni e come abbiano "seguito" la mia vita.
Iniziamo a parlarne?
Iniziamo.
![]() |
| proprio bella la tovaglia... |
Videomusic (era il 1992) manda praticamente in heavy rotation il videoclip di Let'S Get Rocked e scopro questo gruppo che ha già una dozzina di anni di vita e un bel po' di tragedie sul groppone. È amore (quasi) a primo ascolto. Non sono subito i miei preferiti, ma diciamo i numeri due.
L'album ADRENALIZE me lo passa un'amica (all'epoca non c'era il P2P), ma la musicassetta da cui registro è fallata (farsela sostituire no?), e si sentono male la prima (appunto: Let'S Get Rocked) e l'ultima (Tear It Down) canzone. Machisse, mi dissi all'epoca. Salvo poi comprare il medesimo album alla bancarella del mercato del mio paesello di montagna un paio di anni fa e nientemeno che la versione deluxe in ciddì quando uscì alcuni anni or sono. Tra l'altro tempo dopo comprai pure una maglietta con la copertina dell'album. La misi su fino a che, da nera, diventò alquanto scolorita. Contribuì pure mia sorella a rovinarla: me la fregò e indossò diverse volte. L'ultima volta che la vidi giaceva scolorita e bucherellata qua e là nell'armadio. A malincuore la buttai (e che cazzo, dai, tenerla senza indossarla sarebbe stato accanimento terapeutico! Concediamole una dignitosa eutanasia!).
Esce RETRO ACTIVE (1993). Questo lo copio dal servizio a noleggio dell'allora negozio di musica di Peschiera (all'epoca non c'era il P2P), ma causa danni al mio stereo dell'epoca, in diversi momenti "ronza". Anche in questo caso mi compro successivamente la musicassetta al sopra citato mercatino del paesello.
Negli anni successivi il gruppo sale al primo posto nelle preferenze e decido di recuperare "gli arretrati". Tra il 1993 e il 1994 mi accaparro HYSTERIA (non ricordo se regalo di compleanno o natale o che) in musicassetta (all'epoca i soldi erano quelli che erano), HIGH'N DRY in ciddì (forse regalo di Natale, non sono sicuro) e ON TROUGH THE NIGHT (al mercatino del paesello di montagna... tra l'altro la copertina della musicassetta è un po' scolorita, ma le dà aria di "vissuta")
Nel 1995, in gita con la scuola, compro PYROMANIA. Al Mediaworld di Bologna. A prezzo speciale. Così in un solo colpo mi porto a casa un ricordo di quella gita piacevole e completo la discografia fino ad allora pubblicata, perché...
Nel 1996 sempre in gita con la scuola a Praga, compro VAULT (il primo greatest hits), sempre in cd. La cosa curiosa è che il cambio corona/lira non alleggeriva per nulla il prezzo. Ricordo che, in quell'anno, i compact disc superarono barriera 30.000 Lire (nel 1992, per capirci, costavano tra le 18.000, al massimo 20.000 Lire). Nota: l'album uscì l'invero precedente. Conteneva un solo inedito, e decisi di questo di non comprarlo. Perché lo feci in gita? Sarà stata l'aria della Repubblica Ceca a farmi cambiare idea. Chissà.
Ma ecco che sempre nel 1996, in estate esce SLANG. Lo compro alla bancarella del mercatino di S. Donato Milanese. In cassetta. Tempo dopo, al Virgin Megastore in centro a Milano trovo un'edizione limitata e speciale con un secondo cd: conteneva le canzoni del minitour acustico fatto anni prima per promuovere Vault. Pirla a non comprarlo nonostante lo avessi già.
Estate 1999, passo per caso al Virgin Megastore e cosa scopro? Che è uscito EUPHORIA. Compro in cd la versione speciale con copertina animata (anche perché quella "normale" non è nemmeno granché).
E quindi arriviamo al 2002: un mio collega ha la pausa lunga e lo mando in missione. Mi acquista l'album X (si pronuncia "tenth" perché è il decimo).
Adesso che esiste il P2P ogni tanto giro su internet per trovare qualche novità: canzoni dal vivo, B-Side, demo, rarità varie. E nel 2005 trovo alcune canzoni (che penso esser) nuove. Riportano tutte l'etichetta "yeah". L'anno dopo scopro che esce un album di cover che si intitola appunto YEAH! e che in precedenza era stato rimandato. Contiene appunto le canzoni scaricate l'anno prima Boh! (noterete che suddetto album, nella foto sopra non c'è, perché decido di non comprarlo).
Nel 2004 esce il secondo best. Decido di non comprarlo, non ci sono inediti.
Mentre facevo gli straordinari al lavoro... ah, ma questa la sapete già! Vabbè, in pausa pranzo vado ad un Mediaworld vicino a dove lavoro e compro SONGS FROM THE SPARKLE LONGUE. Correva l'anno 2008 e c'era ancora Rock FM (prossima a chiudere).
Nel 2011 arriva il primo album dal vivo: MIRROBALL (Live And More). Vicino a casa mia ha aperto un centro commerciale con un Saturn... ma non lo trovo. Vado ad un altro Mediaworld... ma nemmeno lì... mi tocca andare a Milano a Ricordi. Per fortuna c'è...
A questo punto, sembra che i ragazzi ci prendano gusto a fare dischi dal vivo, e nel 2012 esce Viva Hysteria, in cui risuonano le canzoni del loro album di maggior successo. Non ci sono inediti, la maggior parte delle canzoni le hanno già fatte in Mirrorball... lasciamo stare.
A fine Ottobre 2015 esce il nuovo atteso lavoro in studio: DEF LEPPARD (sì, si intitola come la band... cosa che di solito si fa con il primo disco, ma loro... boh). Punto diretto Ricordi, ma... non c'è più, è stato "feltrinellizzato". Hanno un paio degli album precedenti, ma quello nuovo no. Incazzato e disperato... provo da Mariposa, nel sotterranei dellla metropolitana, e per fortuna lo trovo!
Dal 1992 al 2015, dal paesello in montagna a Milano, passando per S. Donato Milanese, Praga, Segrate e Bologna, da Mediawolrd, dal Virgin a Ricordi e Mariposa, con la memoria di due "amici caduti" (e mai sufficientemente rimpiazzati) quali Videomusic e Rock FM, dalla cassettina sgrausa alla musicassetta originale, al cd al download illegale al cd in edizione speciale... quanto cambia il mondo ma la musica per fortuna resta!
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Dai, le mummie sembrano quelle del celebre gioco in scatola...
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ci siamo un'altra volta. pronti a vendicare un autolesionismo causatoci 2 anni fa. e nel frattempo ringrazio il fratello del forumista d...
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Come da tradizione, anche quest'anno ho partecipato, attraverso la pagina Fumettopenia di Facebook all'evento #ragalammerda, che pe...















