28 maggio 2020
26 maggio 2020
BloGGhete consiglia: Vis à Vis
Amarillo es El nuevo negro?
A quanto pare le somiglianze con la celebre serie "arancione" sono solo l'ambientazione e l'origine alto borghese delle protagoniste.
Questa serie è quasi terrorizzante.
Atmosfera cupa e tesissima, le detenute sono davvero cattive, le guardie non riescono a tenerle a bada come vorrebbero e la protagonista non ha un attimo di pace.
Prima te puntate che ti lasciano incollato alla poltrona: quando vedi che è il momento di "staccare", capisci anche che quanto hai visto ti resterà in testa per un bel po'... e hai paura. Così resti lì a guardare nuovi episodi... e dopo sarà ancora peggio.
Sono solo al terzo episodio.
Aiutatemi.
PS: Tette in quantità, ne riparleremo
A quanto pare le somiglianze con la celebre serie "arancione" sono solo l'ambientazione e l'origine alto borghese delle protagoniste.
Questa serie è quasi terrorizzante.
Atmosfera cupa e tesissima, le detenute sono davvero cattive, le guardie non riescono a tenerle a bada come vorrebbero e la protagonista non ha un attimo di pace.
Prima te puntate che ti lasciano incollato alla poltrona: quando vedi che è il momento di "staccare", capisci anche che quanto hai visto ti resterà in testa per un bel po'... e hai paura. Così resti lì a guardare nuovi episodi... e dopo sarà ancora peggio.
Sono solo al terzo episodio.
Aiutatemi.
PS: Tette in quantità, ne riparleremo
14 maggio 2020
StorieLLe: Compagni DI Sbronze (after Bukowski)
Come scrivevo nel precedente post, ho appena finito di leggere un libro (raccolta di racconti) di Bokowski. In tale post avevo citato un racconto, nominandolo con il titolo sbagliato: non era "compagni di sbronze" ma bensì "La Barba Bianca".
Qui sotto mi sono permesso di riscrivere parte dell'episodio e cambiare il finale. Con molta umiltà. Ecco...
![]() |
| Aria di chiuso, poche finestre piccole con vetri smerigliati, poca luce da fuori, poca luce dentro, tantissimo fumo passivo. |
Eravamo seduti in quel bar, dopo il turno di lavoro nel
frutteto. Aria di chiuso, poche finestre piccole con vetri smerigliati, poca
luce da fuori, poca luce dentro, tantissimo fumo passivo.
Ogni tanto un gran fracasso arrivava dall’esterno, e tutto
tremava. Le bombe. Al di là della vallata, c’era la guerra. Mi chiedevo se
prima o poi qualcuno sarebbe venuto da noi a razziare gli alberi. Le mele e
pere che raccoglievamo erano pur sempre cibo. A quanto pare i soldati non avevano
voglia di frutta. Preferivano bistecche, patatine fritte, birra o
superalcolici. La frutta è per i bambini della mensa delle elementari.
Insieme a me c’erano i miei due compagni di raccolta. Herb,
un energumeno mastodontico, e Talbot, un omino gracilino. Stavamo sempre
insieme, noi tre. Ma non perché fossimo amici. Perché qualche strano caso ha
voluto che espiassimo le nostre colpe o soffrissimo le nostre sfighe in questa
valle. Nessuno arrivava lì di sua volontà, ce lo portava il destino: un amore
finito, un investimento andato male, un’azienda in bancarotta (magari la sua).
E ognuno si sfogava come poteva. In particolare Herb, architettando dispetti
atroci a Talbot, che era costretto a subire per evidenti ragioni di stazza.
Ero stanco del piagnucolare di Talbot, e stanco della cattiveria di Herb. Li avrei
mollati entrambi terminata la giornata di lavoro. Ma chi decideva per noi in
quel momento aveva deciso che fosse più sicuro restare insieme anche dopo il
lavoro, non si sa mai, non ci trovavamo nel posto più piacevole del mondo. Certo,
meglio di dove, a pochi chilometri da qui, ci si sparava contro o ci si lanciavano
addosso granate. Ma faceva schifo lo stesso. Così eccoci di nuovo lì, nel bar.
Tutti e tre. Con Herb che diceva volgarità e si vantava della sua cattiveria,
Talbot che piangeva, e io che sopportavo.
Da fuori arrivò l’ennesimo rombo. Ci tenemmo al tavolo. Udimmo
l’ennesima esplosione, qualcosa tremò, ma l’edificio rimase in piedi. Passata
la paura, Il cameriere ci portò il liquore del posto, una schifezza che almeno
riuscivamo a mandare giù. Tutto il resto del menù era imbevibile o
immangiabile.
Poi entrò lei: una ragazzina pelle ossa e tette. Pesava
quaranta chili, quarantacinque al massimo. Metà di quel peso erano le ghiandole
mammarie. Chioma folta, visino da bambina, e due tette enormi da cui partivano
braccia scheletriche e gambe lunghe e sottili. Si sedette al nostro tavolo,
timidamente, o fingendo timidezza. Noi tre ci bloccammo a guardarla, lei ci
sorrise.
![]() |
| Quando uno è cafone sa farsi sempre riconoscere. |
Herb allungò una mano e strizzò un seno senza fare troppi
complimenti. Quando mai. Quando uno è cafone sa farsi sempre riconoscere.
“Ti piacciono?” chiese lei, sorridendo. “Puoi avere anche il
resto” disse, con un accento straniero marcato.
Ci sparò il prezzo per mezz’ora. Troppo alto.
“Siamo solo braccianti al campo, non possiamo permettercelo”
le risposi io.
Una breve trattativa: palpeggiamento tette e lavoro di bocca
per un importo più abbordabile.
Il primo a voler andare fu Herb. La seguì dietro a una tenda
da cui si intravedevano degli scalini. La tenda c’era sempre stata. Gli
scalini, giuro, è la prima volta che li notavo, chissà dove si erano nascosti
tutto questo tempo. Al contrario di come si faceva notare il coltellaccio che
Herb si portava sempre alla cintura. Non che lo avesse mai usato: per regolare
i conti o infliggere angherie gli bastavano le mani... Comunque, quel coltello
venne notato anche da un uomo, probabilmente ispanico, alto e grosso (ma mai
come Herb) che fece un cenno ad un altro uomo, molto somigliante, vicino
all’ingresso. Questo rispose a sua volta con un cenno. Due buttafuori. Anche
loro, giuro, mai notati.
La mia ispezione del circondario venne interrotta dalla
vocina querula di Talbot.
“lo ammazzo, lo ammazzo, lo ammazzo” ripeteva ossessivamente
a bassa voce.“lo ammazzo, lo ammazzo, lo ammazzo” ripeteva ossessivamente
a bassa voce..Povero Talbot. Per trovarsi lì con noi doveva aver sofferto
parecchio anche lui, nella sua vita precedente. E ora subiva le malvagità di
Herb. Prima o poi sarebbe scoppiato, avrebbe fatto qualcosa, avrebbe reagito.
Del resto “Talbot” era il cognome del protagonista del film “L’Uomo Lupo”.
Doveva avere dentro per forza una bestia anche lui. Che prima o poi si sarebbe
liberata. Ma, contrariamente a quanto succede nei film, per lui sarebbe finita
molto male. E a quel punto, sarei stato designato suo successore come vittima
delle angherie di Herb. Non è stato detto, ma credo si sia capito: Talbot è il
più debole del trio. Io sono quello “intermedio”, ma non è che sia molto più forte
di Talbot. E Herb è decisamente molto più grosso di me. Se fossi vittima delle
sue angherie, nemmeno io potrei ribellarmi, non fisicamente. Ma quel
delinquente preferisce, per sicurezza, prendersela comunque con quello più
piccolo. Potrebbe prendersela con entrambi. Ma in questo caso potremmo fare
comunella, e due contro uno… chissà come andrebbe a finire.
“Lo uccido, lo uccido, lo uccido” continuava a ripetere.
Prese il bicchiere che il bestione aveva lasciato lì. Ci sputò dentro.
“non hai visto niente, tu!”
Feci un cenno di negazione.
“lo uccido, lo uccido, lo uccido”.
![]() |
| Due buttafuori (...) mai notati. |
Improvvisamente, dall’alto, sentimmo un tonfo. Non
l’assordante rombo di un’esplosione seguito da una specie di terremoto, ma un
tonfo sordo e solitario. Poi, dopo due secondi, le grida della ragazza, e
quelle di Herb a coprirle. Herb stava combinando qualche casino dei suoi.
Probabilmente voleva che la ragazza includesse qualche lavoretto extra nella
sua prestazione, e non aveva accettato un “no” come risposta. I due gemelli
Gonzales (chiamiamoli così per comodità) entrarono in azione: il primo, quello
più vicino alle scale, si precipitò di sopra, seguito in un batter d’occhio
dall’altro.
E intanto Talbot sussurrava “uccidetelo, uccidetelo,
uccidetelo”.
Dall’alto giunsero grida, rumori, altri tonfi, rumore di
cose che si rompevano per terra. Poi passi, grida, e un corpo che cadeva per le
scale. Gemello numero uno (o due?) aveva appena misurato la pendenza dei
gradini e si teneva il braccio su cui era atterrato. Subito, arrivò Herb a
colpirlo, usando solo la mano sinistra. Nella scapola destra qualcuno ci aveva
infilato il suo coltellaccio. Ironia del destino.
“uccidetelo, uccidetelo, uccidetelo” continuava a ripetere
Talbot.
E mentre anche gemello numero due (o uno?) si univa alla
lotta, e Herb con un braccio solo teneva loro testa, io mi chiedevo cosa ne
fosse della ragazza (stuprata? Uccisa? Mutilata? Sfigurata?) e soprattutto cosa
ne sarebbe stato di me e Talbot, i compagni dello scellerato attaccabrighe che
tanto stava impegnando i buttafuori (i protettori della ragazza? Erano i figli
del barista? Non credo, il signore mi sembrava avere tratti più arabeggianti
che ispanici).
Gli altri avventori, dal canto loro, urlavano e incitavano i
contendenti, probabilmente era già partita qualche scommessa. Il barista stava
caricando un fucile a pallettoni.
“Talbot, dobbiamo andarcene” gli dissi. Saremmo più potuti
tornare? È il bar più feccioso del mondo, ma l’unico della zona, e con la
prostituta più bella del mondo (nonché l’unica della zona) con in paio di tette
più grosso del mondo (ci sono altre portatrici sane di tette, ma non di quel livello,
posso garantire).
Il barista sparò un colpo per aria. I pallettoni avrebbero potuto
rimbalzare e ferire qualcuno, ma… per fortuna non è stato così.
Herb e i gemelli Hernandez (un cognome vale l’altro, no?) si
bloccarono. Tutti e tre con il fiatone. Herb il terribile a quanto pare, di
fronte a chi ha gli strumenti per fare la voce più grossa, sa scendere a miti
consigli…
![]() |
| Herb Herb, un energumeno mastodontico |
Il barista urlò qualcosa nella sua lingua… nessuno capì, ma
nessuno mosse un dito. Tranne Talbot. Talbot si alzò di colpo dal tavolo,
scattò verso Herb, che gli dava le spalle (di tutti gli scatti visti in questi
pochi concitati attimi, fu il più veloce), e con un salto (degno del miglior
giocatore di cavallina) fu addosso alla schiena di Herb: gli cinse la vita con
le gambe, gli strinse la fronte tra braccio e petto e con la mano libera
estrasse il coltello. Glielo piantò nel collo. Una volta, due volte, tre volte.
Herb crollò in avanti con un tonfo che sollevò tutta la polvere di quel
pavimento lercio. Talbot era ancora lì,
avvinghiato a lui che lo massacrava fisicamente di colpi, come psicologicamente
aveva dovuto subire in quei mesi. E poco importa che forse il bestione fosse
schiattato già al primo colpo… il piccoletto sfogava la sua ira. Sotto gli
occhi dei gemelli, del proprietario del bar, degli altri clienti, molti dei
quali si chiedevano se la scommessa fatta poco prima fosse valida o meno, causa
intervento di un elemento esterno.
L’uomo lupo teneva fede al suo nome, la bestia era stata
liberata.
Il barista ricaricò il fucile, e Il gemello numero uno fece
un cenno al numero due, che, tenendosi il braccio, si affacciò alle scale,
chiamando la ragazza.
Cazzo. Finii il mio bicchiere con un sorso. Mi alzai. Presi
il bicchiere di Talbot, e scolai pure quello, lasciando lì il liquore di Herb
per via dello sputo. Puntai l’uscita del bar, ora deserto (gli avevano avuto la
mia stessa idea e mi avevano preceduto verso l’esterno) seguito dai gemelli e
da miss Tette. Udii lo sparo poco dopo aver varcato la soglia. Stava
imbrunendo, la strada sterrata era illuminata dalle lampade a olio sugli usci
delle poche case. Vidi la corriera parcheggiata in piazza. Le porte erano
aperte, un tizio vestito da conducente di autobus gli si stava avvicinando. Affrettai
la corsa e saltai a bordo.
“Dove va?” chiesi.
Il tipo farfugliò qualcosa che non capii. Salii a bordo.
“Tra quanto parte?”.
Indicò un “quattro” con le dita. Mi sedetti per terra, nello
spazio tra due sedili, così che dalla finestra non mi si potesse vedere. Il
conducente pose la mano come a dire “paga il biglietto, prima, stronzo”. Il “quattro”
di prima era da intendersi come valore monetario, non come unità di misura del
tempo. Infilai le mani in tasca ed estrassi tutte le monete che avevo.
Trattenni il fiato, quando le contai. Superavo abbondantemente “quattro” unità
di moneta locale. Ma lui forse intendeva “quattro decine”. Spero non “quattro
centinaia”.
Prese quanto gli detti, mi guardò torvo, e si sedette al suo
posto. Avviò l’autobus (attesi qualche minuto prima di rialzarmi e sedermi
comodo) ed eccomi qui, con pochi spiccioli in tasca e solo i vestiti che avevo indosso,
verso una destinazione ignota.
Speriamo che dove siamo diretti non faccia freddo.
E che ci sia anche Miss Tette, o qualcuna che le assomigli
almeno un po’.
11 maggio 2020
sto leggendo Bukowski
Non volevo farne un "BloGGhete consiglia" o un "BloGGhete (s)consiglia" perché non ho proprio un'idea precisa su questo autore...
Ho ritrovato a casa dei miei, nella camera che fu di mia sorella, per la precisione, la raccolta di racconti "compagni di sbronze". Incuriosito, visto che di questo autore non ho mai letto nulla, me lo sono preso e portato a casa.
Lo stile dell'autore prevede protagonisti trasandati, alcolizzati, senza un particolare interesse a tenere in ordine il proprio appartamento né il proprio aspetto fisico o/e che vivono situazioni di particolare disagio.
Questi racconti, per la maggior parte, si troncano di colpo, lasciando in sospeso situazioni, eventi e promesse.
Prendiamo per esempio il racconto che dà titolo alla raccolta:
un disperato è obbligato dagli eventi a fare il bracciante in un campo di frutta. I suoi due colleghi sono un energumero che fa dispetti (pesanti) a un piccoletto. Pochi chilometri più il là, oltre le colline, c'è la guerra: bombardamenti, esplosioni, tutto trema. I tre finito il lavoro vanno al bar più vicino (l'unico bar, forse). Al loro tavolo si siede una bella ragazza dai seni esagerati, che si capirà essere una prostituta. Il protagonista se la scopa (in realtà le lecca solo le tette e si fa fare un pompino perché le prestazioni della ragazza costano troppo). Torna al tavolo, e l'energumero raggiunge la tipa.
Mentre sono lì insieme, il piccoletto vessato, piangendo, annuncia la sua intenzione di farla pagare una volta per tutte all'energumero. Il protagonista gli dice che non interferirà. L'energumero torna dalla visita alla ragazza, e il piccoletto annuncia di non volersela fare. l'energumero lo prende in giro nuovamente, e il piccoletto gli fa una battuta che noi lettori capiremo essere una promessa di morte.
I tre escono dal bar.
Finisce il racconto.
E quindi?
Il giudizio non è totalmente negativo, sia chiaro. Però se avessi visto il piccoletto mettere in atto la sua vendetta sarei stato più soddisfatto. E non è nemmeno detto che la vendetta dovesse avere successo, chiariamo.
Però ci sarebbe stata una fine, un compimento. Invece resta tutto così, sospeso, indeterminato.
Altri racconti invece un finale, o un senso, ce l'hanno.
I due suprematisti che violentano e uccidono l'attore gay, per esempio.
L'uomo ludopatico che non accetta le avance della bionda perché deve ritirare l'auto dal gommista e andare a scommettere.
Quelli in cui viene messa in scena la vita dello scrittore e i dialoghi con i colleghi.
Bellissimi episodi.
Diciamo che forse non ho scelto l'opera più significativa di questo autore pluripremiato e pluriconosciuto.
Diciamo che, pur avendo avuto anche io i miei momenti no, non ho le esperienze sufficienti per capire l'ambiente in cui i personaggi (tra cui lui stesso) si muovono.
Diciamo che se mi capita, proverò altre sue opere. Magari un romanzo intero.
Ho ritrovato a casa dei miei, nella camera che fu di mia sorella, per la precisione, la raccolta di racconti "compagni di sbronze". Incuriosito, visto che di questo autore non ho mai letto nulla, me lo sono preso e portato a casa.
Lo stile dell'autore prevede protagonisti trasandati, alcolizzati, senza un particolare interesse a tenere in ordine il proprio appartamento né il proprio aspetto fisico o/e che vivono situazioni di particolare disagio.
Questi racconti, per la maggior parte, si troncano di colpo, lasciando in sospeso situazioni, eventi e promesse.
Prendiamo per esempio il racconto che dà titolo alla raccolta:
un disperato è obbligato dagli eventi a fare il bracciante in un campo di frutta. I suoi due colleghi sono un energumero che fa dispetti (pesanti) a un piccoletto. Pochi chilometri più il là, oltre le colline, c'è la guerra: bombardamenti, esplosioni, tutto trema. I tre finito il lavoro vanno al bar più vicino (l'unico bar, forse). Al loro tavolo si siede una bella ragazza dai seni esagerati, che si capirà essere una prostituta. Il protagonista se la scopa (in realtà le lecca solo le tette e si fa fare un pompino perché le prestazioni della ragazza costano troppo). Torna al tavolo, e l'energumero raggiunge la tipa.
Mentre sono lì insieme, il piccoletto vessato, piangendo, annuncia la sua intenzione di farla pagare una volta per tutte all'energumero. Il protagonista gli dice che non interferirà. L'energumero torna dalla visita alla ragazza, e il piccoletto annuncia di non volersela fare. l'energumero lo prende in giro nuovamente, e il piccoletto gli fa una battuta che noi lettori capiremo essere una promessa di morte.
I tre escono dal bar.
Finisce il racconto.
E quindi?
Il giudizio non è totalmente negativo, sia chiaro. Però se avessi visto il piccoletto mettere in atto la sua vendetta sarei stato più soddisfatto. E non è nemmeno detto che la vendetta dovesse avere successo, chiariamo.
Però ci sarebbe stata una fine, un compimento. Invece resta tutto così, sospeso, indeterminato.
Altri racconti invece un finale, o un senso, ce l'hanno.
I due suprematisti che violentano e uccidono l'attore gay, per esempio.
L'uomo ludopatico che non accetta le avance della bionda perché deve ritirare l'auto dal gommista e andare a scommettere.
Quelli in cui viene messa in scena la vita dello scrittore e i dialoghi con i colleghi.
Bellissimi episodi.
Diciamo che forse non ho scelto l'opera più significativa di questo autore pluripremiato e pluriconosciuto.
Diciamo che, pur avendo avuto anche io i miei momenti no, non ho le esperienze sufficienti per capire l'ambiente in cui i personaggi (tra cui lui stesso) si muovono.
Diciamo che se mi capita, proverò altre sue opere. Magari un romanzo intero.
04 maggio 2020
BloGGhete Sconsiglia: Brews Brothers
Attirato dall'idea di seguire una sit-com a tema birra, una delle mie grandi passioni, ho avuto la pessima idea di guardare brews brothers, sperando che la serie fosse all'altezza del bellissimo gioco di parole nel titolo.
Purtroppo, nonostante qualche riferimento a luppoli, malto, macchinari per birrificare, monasteri belgi e concorsi di degustazione, sono andato incontro a un paio di idee intelligenti, affogate però in mezzo a tanta, tantissima, troppa comicità grossolana.
Invece delle solite battute a sfondo sessuale tipiche delle sit-com, gli autori hanno voluto differenziarsi giocando con urina (nella birra), cacca, vomito, peli pubici (nella birra).
E secondo me ci sono anche un paio di scene che potrebbero essere un attimino illegali
Purtroppo, nonostante qualche riferimento a luppoli, malto, macchinari per birrificare, monasteri belgi e concorsi di degustazione, sono andato incontro a un paio di idee intelligenti, affogate però in mezzo a tanta, tantissima, troppa comicità grossolana.
Invece delle solite battute a sfondo sessuale tipiche delle sit-com, gli autori hanno voluto differenziarsi giocando con urina (nella birra), cacca, vomito, peli pubici (nella birra).
E secondo me ci sono anche un paio di scene che potrebbero essere un attimino illegali
SPOILER******************************************************
in un episodio utilizzano dei dildo vuoti come bottiglie per la birra, e portano dei ragazzini di una squadra giovanile di calcetto a imbottigliare. Uno di questi agita una bottiglia e si schizza in faccia tipo cumshot
*****************************************************FINE SPOILER
Peccato, davvero un peccato.
29 aprile 2020
25 aprile 2020
Chaltrons Twelve - l'eroe della battaglia di Bordeaux
Nel senso che... è il dodicesimo campionato vinto dal Chaltrons, e l'ha vinto con un colpo pazzesco che manco il film... ma andiamo con ordine e non spoileriamo!
La stagione precedente finisce con una sconfitta ai rigori (oltranza) in Champions League (unico trofeo non vinto - non ancora - con questo incredibile ciclo) e la mancata promozione all'ultima giornata.
In sostanza mi faccio una stagione da ripetente.
La stagione inizia con un sorteggio di Coppa che mi mette di fronte un avversario pazzesco: 19% più forte di me!
Però con una bella prestazione all'andata, al ritorno si amministra e si passa il turno, stabilendo il record di avversario più forte mai eliminato.
Per la cronaca:
ALVOX - CHALTRONS 1-2 (Jolenat 9'; Maferri 43', Tabanelli 87')
CHALTRONS - ALVOX 1-1 (Maferri 66'; Formuso 85')
Ovviamente, il secondo turno vengo eliminato da un avversario abbordabile: quel Galacticos già visto in passato.
Pazienza.
In Campionato un sorteggio abbordabile mi mette tra i favoriti. Non parto neanche male, ma dopo l'eliminazione in Coppa un paio di sconfitte mi tagliano le gambe. In particolare il 1-3 in casa di Dani 8, storico avversario.
Finisco a metà classifica a -6 dalla vetta. Allora uso la tattica già usata in passato: metto in campo i più giovani e aggiusto con un paio di big.
Quest'anno lo schema sarà un inedito 5-3-2 con bomber Maferri a far coppia con ("Cocco") Bello, canterano che speriamo possa ripetere la carriera del veterano. Ed è proprio il veterano a rilanciarsi e rilanciare la squadra: una sequenza di 12 vittorie ci portano in vetta a +7 sul secondo in classifica Portorico (battuto 3-1 in casa sua, tra l'altro)
Tutto finito, possiamo a festeggiare? NO!!!
Dani 8 (sempre lui) ci castiga al 90' in casa. Vantaggio su Portorico scende a +4
La partita dopo 1-2 contro Lajal. Portorico a +1.
Per fortuna noi ci riprendiamo contro Artur (3-0: Maferri e doppietta di Bello) mentre Portorico perde contro il Bordeaux. Torniamo a +4.
23simo turno: vinciamo entrambi. Restiamo a +4.
24esimo turno: 3-3 contro Guido (Maferri-Bello-Tabanelli riagganciano da 1-3) e Portorico vince. La distanza è +2.
25esimo turno: vinciamo entrambi, la distanza è sempre +2,
26esimo turno:
Portorico passa facile 5-1 a casa di Kerautra, dopo essere stato in svantaggio nei primi minuti)
Noi dobbiamo per forza vincere a Bordeax. E, signori: è stata battaglia!
Al 43' Barret porta in vantaggio i padroni di casa. Sciagura! Portorico ci avrebbe sorpassati di un punto! Si parte all'attacco, e il terzino/ala sinistro dal nome inscrivibile Piszczek segna il pareggio al 72' che ci farebbe arrivare a pari punti con il nostro contendente al titolo... e sorpassarlo per differenza reti.
Ma i padroni di casa non sono dell'idea, e un minuto dopo passano di nuovo in vantaggio con Monnot.
Si riparte all'attacco, un refrain quest'anno. 3-3-4 e via! Ma siccome a Piszczek quel minuto di gloria è piaciuto, ha deciso che il suo nome avrebbe dovuto essere scolpito a imperitura memoria nella Storia del Club ed essere ricordato come L'Eroe Della Battaglia Di Bordeaux:
all'89' tira da 35 metri e, complice una papera del portiere, realizza il gol del definitivo pareggio, che, come detto prima, ci fa fare pari punti con Portorico e ce lo fa sorpassare per differenza reti.
Capite cosa intendeva Freddie Mercury quando cantava "I'll keep on fighting till the end"?
Noi cantiamo tutto il ritornello: WE ARE THE CHAMPIONS
Noi cantiamo tutto il ritornello: WE ARE THE CHAMPIONS
In maglia Verde
all'ultimo minuto
CHALTRONS C'É!!!!!!
22 aprile 2020
fatti con Hero Forge
Ho trovato un sito dove ti permettono di creare una miniatura (per giochi da tavolo fantasy) e poi te la stampano (o te la puoi stampare tu se hai la stampante 3d)
Io non ho la stampante 3d.
Non ho bisogno di farmi miniature (ma anche se lo avessi non spenderei soldi per questo perché in proporzione sono troppi)
Però mi diverto a disegnare qualcosa (oh, siamo in quarantena e mi annoio...)
Io non ho la stampante 3d.
Non ho bisogno di farmi miniature (ma anche se lo avessi non spenderei soldi per questo perché in proporzione sono troppi)
Però mi diverto a disegnare qualcosa (oh, siamo in quarantena e mi annoio...)
16 aprile 2020
BloGGhete consiglia: Devil di Ann Nocenti
Ho finito di recente la rilettura del ciclo di Devil (come lo chiamiamo noi nostalgici, che restiamo affezionati al vecchio diminutivo: oggi tutte le testate portano il nome completo Daredevil) ad opera della scrittrice Ann Nocenti.
Il Cornetto ripartiva dagli eventi post-Rinascita (ciclo di Frank Miller in cui l'avvocato cieco perdeva tutto e ricominciava una lenta risalita grazie all'aiuto della ritrovata fidanzata Karen Page), e da lì incontriamo inizialmente un ciclo di episodi in cui si analizza in modo realistico il ruolo del supereroe il suo significato, il suo impatto con il mondo in una sorta di decostruzione del ruolo.
Poi però dobbiamo ricordarci che Matt è un avvocato. Che ha perso la licenza. Quindi, grazie a Karen, nasce l'idea del consultorio gratuito per la gente di Hell'S Kitchen, quartiere in cui il personaggio muove le sue azioni.

Qui Matt ritrova la spinta (e ritorna la dicotomia avvocato/giustiziere già nota e tanto amata dai lettori) per essere di nuovo il vecchio Matt che conoscevamo, e raggiunge il punto più alto della sua realizzazione personale.
Purtroppo le storie non vanno avanti con personaggi cui capitano solo eventi carini e piacevoli. Così Kingpin, una nemesi storica del protagonista, ordisce un ennesimo piano per distruggerlo. Entra in scena Typhoid Mary, nuova nemica che diventerà uno dei personaggi più affascinanti e amati dai lettori.
Matt perde tutto, perde Karen, il Consultorio chiude... e lui inizia un viaggio nel cuore degli Stati Uniti dove incontra umanità varia... oltre a Numero Nove, meravigliosa donna creata in laboratorio da un magnate dell'allevamento intrallazzato con il Governo: la ragazza avrebbe dovuto essere l'incarnazione della moglie perfetta ed era stata condizionata mentalmente a servire l'uomo. In sostanza, in un colpo solo muove critiche all'industria dell'alimentazione e ai suoi metodi crudeli, e al Patriarcato (in un'epoca in cui l'argomento non era "caldo" come oggi). Poi arriva una comparsata degli Inumani, con i quali il nostro eroe affronta Ultron e discende all'inferno del suo nuovo nemico Mefisto.
Da qui la sue mente rimane scombussolata, e torna a New York in piena amnesia. Si mette a fare il pugile, affronta Bullseye, altro storico nemico, che gli ha rubato il costume, reincontra Foggy, che nel frattempo gli ha fatto riottenere la licenza, e la saga finisce con i due amici riuniti.
Una saga che presenta molti punti di riflessione, direttamente legati al personaggio, al suo mondo, al mondo in generale, all'ambiente giudiziario, a quello della polizia, alle relazioni di coppia, al maschilismo/femminismo...a qualunque cosa.
E con un sacco di ospiti e avversari presi non solo dal background del personaggio, ma da tutto il mondo Marvel. Devil incontra e/o affronta Sabretooth, Wolverine, la Vedova Nera, i già citati Inumani, la Torcia Umana, Ultron, Pantera Nera.
Alcuni hanno definito questo ciclo "belle storie con protagonista Devil". Definizione applicabile a buona parte della run, ma non a tutta.
Secondo me è la storia che andava scritta, e qualcuno l'ha fatto.
09 aprile 2020
StorieLLe - Territorio di Caccia
Guido assomigliava al tipo-della-fumetteria dei Simpsons. Ma, non essendo fan dei Simpsons, e non volendo essere accomunato a un personaggio di cui nessuno ricorda il nome, decise di cambiare look: via il codino, capelli rasati (i pochi che rimanevano), pizzetto in stile Robert Downey Jr, e soprattutto dieta e movimento fisico. Anche se la strada verso il peso forma era ancora lunga, la gioia di veder scendere la bilancia sotto ai 100kg è stata seconda solo al suo viaggio a Roswell, New Messico. Perché Ivan, come il suo alter ego Jeff Albertson (appunto il fumettaro dei Simpson), aveva in comune la passione per i documenti segreti, i filmati proibiti e tutti i complotti che “non ce lo vogliono fare sapere ma noi siamo più furbi e lo sappiamo!”. Aveva anche aperto un blog, tanti anni fa, in cui raccoglieva ed esponeva materiale a sostegno delle sue tesi. Dopo un avvio in sordina, con l’avvento dei nuovi social e l’apertura di un canale You Tube, era piano piano diventato una specie di influencer in quell’ambito. Purtroppo rimanere sulla cresta comportava costanti aggiornamenti e notizie sempre più forti. E ultimamente i collegamenti erano in calo.
Quando il suo vecchio conoscente Mario (perché di amici veri e propri non è che ne avesse tanti) si era rifatto vivo chiedendogli se potesse interessarlo vedere una creatura che tutti dicono essere frutto di fantasia e invece esiste davvero, lui inizialmente era diffidente, anche perché il sovrannaturale non era il suo campo.
“Dai, fratello” aveva insistito “Vedrai che dopo potrai scrivere quei messaggi tipo loro-non-ce-lo-dicono-condividi-se-sei-indignato e mettere tutti quei punti esclamativi e quegli uno che vi piacciono tanto”.
Ivan lo guardò di traverso.
“Vuoi tirare sul prezzo? È questo il problema? Mi dai dieci euro subito, gli altri se sei soddisfatto. Se non sei soddisfatto ti ridò indietro i soldi e ti pago pure io. Ma siccome sarai soddisfatto, mi vorrai dare anche la mancia”.
Fu così che alle 22.48 di un giovedì sera qualsiasi, si trovava nel freddo dell’inverno padano ad aspettare il suo amico, che continuava a whattsappargli “tra cinque minuti arrivo” da tipo tre quarti d’ora. Tra uno sbuffo e un battito di denti per il freddo, rimpianse di aver smesso di fumare: avrebbe avuto qualcosa da fare nell’attesa, almeno. Invece stava lì a guardarsi intorno. Non voleva farsi notare e aveva il sospetto di essere stato seguito. Ogni rumore, ogni fruscio, ogni voce sentita anche in lontananza, lo innervosiva.
Alla fine Mario si fece vivo, insieme ad una terza persona.
“Ciao, capo. Mi chiamo Trap Joel”
Guido lo guardò di sbieco.
“Perché mischio nelle mie canzoni il disagio giovanile della musica trap con le melodie di Billy Joel”.
“Pensavo ti riferissi a quello dei Masters Of The Universe” commentò Guido piccato.
“Infatti da piccolo portava l’apparecchio per i denti” disse ridendo Mario.
“Ci muoviamo per favore?” incitò Guido spazientito.
Entrati nel palazzo dal portone principale, scesero le scale verso le cantine. Mario illuminò con il cellulare un atrio un po’ angusto e freddo, su cui davano alcune porte di legno dotate di finestrella con sbarre. Trap Joel indicò l’unica chiusa con un lucchetto e con la finestra tappata con un rettangolo di compensato.
Ridacchiando tirò fuori le chiavi, aprì il lucchetto e spalancò l’uscio facendo cenno a Guido di entrare.
“L’interruttore è sulla sinistra”
Appena accese la luce, a Guido apparve, incatenata a un tavolo, una donna pallida e longilinea il cui volto era coperto da un sacco di telo. La prigioniera iniziò ad agitarsi, cercando di liberarsi inutilmente dalle catene che avvolgevano in più punti braccia gambe e corpo.
“E’ una presa per il culo?” chiese Ivan incazzato.
Trap Joel rise ancora di più e si fece avanti. Sfilò il cappuccio alla donna, che iniziò a soffiare e sibilare mostrando occhi feroci e dei canini affilatissimi.
“Visto Guido?” chiese Mario. “Stupito o no? Caccia la grana”.
Guido restò ancora un po’ scettico. Si volle avvicinare alla donna per vederla meglio in volto. Gli occhi leggermente a mandorla, le labbra rosse sulla pelle pallida e i lineamenti del viso tirati. Denti bianchissimi da cui spuntavano canini enormi. Intanto lei continuava a dimenarsi con tutta la forza che aveva.
“Vorreste farmi credere che questa donna è…”
“Già, una fottutissima vampira!”
I casi potevano essere;
- i due tizi e la ragazza erano complici nel tentativo di spillargli soldi.
- I due tizi avevano rapito la ragazza e l’avevano drogata e la esibivano come una specie di freak
- Era davvero una vampira.
Nel dubbio provò ad afferrarle la testa per poter praticare una sorta di esame odontoiatrico. Ma appena avvicinò le mani, la donna provò a morderlo. Per un soffio, riuscì a evitare le sue mandibole.
Gli altri due scoppiarono a ridere.
Guido tirò fuori il cellulare e provò a fotografare la donna. La sua immagine non appariva sullo schermo.
Le mani iniziarono a tremargli.
“Ma è… Ma è… una cosa strepitosa!”
Si immaginava già i milioni di contatti, le interviste, i libri… certo la cosa andava gestita.
“Voglio che mi aiutiate a…”
Si girò e vide il corpo di Trap Joel per terra, in una pozza di sangue con la gola aperta. Gli cadde il cellulare di mano. Lo lasciò lì e cercò di uscire di corsa dalla stanza, ma appena dopo la soglia vide il cadavere di Mario che veniva sbranato da un gigantesco lupo dal pelo marrone. Impaurito cercò di allontanarsi a passo leggero, ma proprio in quel momento l’animale si sollevò sulle zampe posteriori e con quelle che sembravano mani deformi lo afferrò per la gola, ringhiando. Lo trasportò di peso verso la donna incatenata, che era quasi riuscita a liberare il braccio sinistro, fratturandoselo. Il grosso lupo dalle fattezze semiumane appoggiò la gola del ragazzo sulla bocca della prigioniera, che con i suoi lunghi denti la morse e ne tracannò il sangue che colò direttamente in gola, godendosi la bevuta.
Finalmente soddisfatta, sul volto della donna si dipinse un’espressione di sollievo. La creatura l’aiutò a spezzare le catene e lei poté, con una smorfia, sistemare la frattura, e in pochi istanti si risanò. Anche il suo viso si fece più colorito e i lineamenti più distesi. Diede un grattino al licantropo che l’aveva salvata e scese dal tavolo. Nel frattempo quello aveva ripreso forma umana e la fissava severo.
“Cosa c’è? Non penserai che ora mi debba sdebitare con te in quale maniera?” chiese lei indicando le parti intime dell’uomo, che indossava solo un paio di jeans strappati. “È vero, mi hai liberata e offerto da bere, ma io non sono obbligata a fare niente con te”
“Sì, mi sei debitrice, e farai questo per sdebitarti: questa è la mia città, il mio terreno di caccia. Te ne andrai da qui per sempre per non tornare mai più”.
“Va bene” disse lei con indifferenza, mentre si risistemava i vestiti.
Uscì dalla stanza passando di fianco all’uomo.
“Io sono Maryan, ad ogni modo” disse.
Lui non rispose.
“Va bene, un uomo di poche parole. Almeno mi indichi l’uscita? È notte o giorno?”
L’uomo si ritrasformò in licantropo e le fece strada.
Lei scosse le spalle e lo seguì.
08 aprile 2020
07 aprile 2020
03 aprile 2020
Pearl Jam - Superwolf Bloodmoon
Superblood wolfmoon
Took her away too soon
Superblood wolfmoon
Took her away too soon
I can hear you
Singin' in the distance
I can see you when I close my eyes
Once, you were somewhere
And now you're everywhere
I'm feelin' selfish and I want what's right
I ask for forgiveness
I'm mad at myself
Feelin' angry, now get off the scale
Right now I feel
A lack of innocence searchin' for reveal
Hypnotonic resonance, I feel
Not much of anything
And the cause is life or death
Throughout the hopelessness
Focus on your focuslessness
I've been hopin' and I hoped I'd last
I don't know anything
I question everything
This life I love is goin' way too fast
Both my eyes are swollen
My face is broken
And I'm hopin' that I hurt ya
Hopin' that I hurt ya
Hopin' that I hurt ya fatally
She was a stunner and I am stunned
And my first thought or second thought was "Could be the one"
I was a prisoner, of keys and of cuffs
Yeah, I was feelin' fortunate to be locked up
But the world kept on spinnin'
Always felt like it was endin'
And love not withstandin'
We are each of us for
I'm in danger
Singin' in the distance
I can see you when I close my eyes
Once, you were somewhere
And now you're everywhere
I'm feelin' selfish and I want what's right
I ask for forgiveness
I'm mad at myself
Feelin' angry, now get off the scale
Superblood wolfmoon
Took her away too soon
Superblood wolfmoon
Took her away too soon
Superblood wolfmoon
Took her away too soon
I can hear you
Singin' in the distance
I can see you when I close my eyes
Once, you were somewhere
And now you're everywhere
I'm feelin' selfish and I want what's right
Focus on your focuslessness
Deliver hopelessness
I've been hopin' and I hoped I'd last
I don't know anything
I question everything
This life I love is goin' way too fast
Took her away too soon
Superblood wolfmoon
Took her away too soon
I can hear you
Singin' in the distance
I can see you when I close my eyes
Once, you were somewhere
And now you're everywhere
I'm feelin' selfish and I want what's right
I ask for forgiveness
I'm mad at myself
Feelin' angry, now get off the scale
Right now I feel
A lack of innocence searchin' for reveal
Hypnotonic resonance, I feel
Not much of anything
And the cause is life or death
Throughout the hopelessness
Focus on your focuslessness
I've been hopin' and I hoped I'd last
I don't know anything
I question everything
This life I love is goin' way too fast
Both my eyes are swollen
My face is broken
And I'm hopin' that I hurt ya
Hopin' that I hurt ya
Hopin' that I hurt ya fatally
She was a stunner and I am stunned
And my first thought or second thought was "Could be the one"
I was a prisoner, of keys and of cuffs
Yeah, I was feelin' fortunate to be locked up
But the world kept on spinnin'
Always felt like it was endin'
And love not withstandin'
We are each of us for
I'm in danger
Singin' in the distance
I can see you when I close my eyes
Once, you were somewhere
And now you're everywhere
I'm feelin' selfish and I want what's right
I ask for forgiveness
I'm mad at myself
Feelin' angry, now get off the scale
Superblood wolfmoon
Took her away too soon
Superblood wolfmoon
Took her away too soon
Superblood wolfmoon
Took her away too soon
I can hear you
Singin' in the distance
I can see you when I close my eyes
Once, you were somewhere
And now you're everywhere
I'm feelin' selfish and I want what's right
Focus on your focuslessness
Deliver hopelessness
I've been hopin' and I hoped I'd last
I don't know anything
I question everything
This life I love is goin' way too fast
01 aprile 2020
StorieLLe - Il Pianeta Rosso
Mentre Neil Armstrong sentenziava il grande passo per
l’umanità, il generale Tokonov stappava lo Sovetskoe šampanskoye e aveva il piacere di
versarlo ai suoi sottoposti. La cupola di sei chilometri di raggio e uno e
mezzo di altezza teneva, l’atmosfera interna si era sviluppata, il terreno era
stato terraformato e iniziava a dare i primi frutti. Perché quindi non
festeggiare? Tutti i presenti brindavano al risultato di duri mesi di impegno
che avevano temuto potesse essere infruttuoso o peggio. Al centro della sala
riunioni del modulo esterno l’unica a non essere felice come gli altri era
l’ingegnere agricolo Kyra Kasova. Per quale motivo il Cremlino insisteva
a tenere segreta la prima base umana su Marte e permetteva agli Americani di
festeggiare la loro arretratezza nella corsa per lo spazio?
Appoggiò il bicchiere e cercò di raggiungere l’uscita senza che nessuno la
vedesse. Sgusciata nel corridoio della
base la differenza di temperatura le fece venire un brivido. Accelerò il passo
e si diresse verso il laboratorio che condivideva con il biologo Piotr
Chelienko, l’altra persona scontenta della festa ma l’unica a ottenere il
permesso di saltarla con una scusa. Entrò senza bussare, e l’uomo sobbalzò
dallo spavento, rischiando di farsi scappare di mano una provetta contenente un
liquido rosso trasparente.
“Shchekolda, compagna, qui dentro c’è l’ultima dose di
fertilizzante. Le scorte ci arriveranno solo con la prossima spedizione, se fosse
caduto per terra, sai quale danno sarebbe stato?”.
“Anche io, Piotr caro, sono contenta di vederti”.
“E la tossicità, non dimentichiamo la tossicità”.
La donna ignorò i brontolii del compagno di ricerche e si
avvicinò alla teca che egli stava osservando.
“Sono confusa, qui dentro non dovrebbero esserci formiche?”
“Da, ma purtroppo non avevamo altri contenitori per i
ragni rossi a sei zampe”.
“Ragni Rossi A Sei Zampe? Li chiamerete con questo nome poco
fantasioso?”
“Sono ragni, sono rossi, hanno sei zampe… come avremmo
dovuto chiamarli?”
“Una razza di insetti
spunta dai nostri campi terraformati, fatto che può essere considerato il primo
contatto alieno mai avvenuto, e tu gli dai un nome così banale come ‘ragni
rossi’?” rispose lei con una smorfia di disapprovazione.
“A parte che sono aracnidi e non insetti, avevi qualche idea
particolare?”
Kyra rimase in silenzio.
“Visto?”.
“Devono essere molto importanti se hai avuto il permesso di
non partecipare alla festa del Generale”
“Oh, puoi star certa che lo sono: la loro ragnatela è molto
resistente… Penso si possa utilizzare per qualche collante o guarnizione. Ne
parlerò con i tecnici del reparto manutenzione”.
“Un brevetto fatto su Marte. I compagni al Cremlino
resteranno stupefatti”.
“Ma soprattutto, sembra che abbiano una specie di… modo di
comunicare tra di loro”.
“Tipo?”
“Ho catturato lo sciame di ragni trovati l’altro giorno nella
sala macchine. Inizialmente li avevo tenuti in un unico contenitore. Si
muovevano tutti coordinatamente per cercare di aprirlo. Successivamente ne ho
travasati metà in quest’altra teca, che di solito si usa per le formiche. Vedi
che rappresenta lo spaccato di un formicaio? Questi hanno cercato di
organizzarsi e viverciEd è successa la
stessa cosa con questo secondo gruppo, mentre quelli rimasti di là in un
primo momento sembravano spaesati, ma ora si stanno riambientando”.
Kyra osservò il primo contenitore menzionato da Piotr. I
ragni contenuti erano quasi inerti, rifugiati nella tela con cui l’avevano
riempito. Quelli nel secondo invece si muovevano in gruppo tra la terra e
l’erba cercando di organizzare una specie di formicaio.
“Telepatia?” chiese.
“Magari, o forse una coscienza collettiva”.
Kyra uscì di corsa dalla zona docce ancora bagnata e avvolta solo dall’asciugamano. Incrociò la tenente Aleita Tsavov, diretta verso i bagni, che la guardò preoccupata.
“Sono lì, sono arrivati anche lì!” le disse agitata, “Quei
maledetti ragni sono arrivati anche in bagno!”.
“Do subito l’allarme” rispose prontamente l’altra.
Piotr, insieme ad altri tre commilitoni, utilizzarono come
già fatto diverse volte nei giorni scorsi, un’aspirapolvere per catturare tutto
lo sciame, per poi spruzzare l’area con un insetticida prodotto con sostanze di
fortuna recuperate in magazzino.
“I bagni femminili resteranno inutilizzabili per qualche
giorno, compagne”, annunciò il biologo di fronte agli elementi femminili
dell’equipaggio, un terzo della cinquantina di persone che partecipavano alla
missione.
“La mia divisa è ancora lì dentro” protestò Kyra, di ritorno
dai dormitori, asciugata e con indumenti nuovi.
“Abbiamo dovuto disinfestare pure quelli. I ragni potevano
essersi nascosti dentro ad essi”.
“Questi ragni si stanno facendo sempre più invadenti” disse
il generale Tokonov, “Prima la cupola terraformata, poi i magazzini, ora le
docce. Dovremo stare attenti alla zona dormitorio e alla mensa. Troviamo
qualcosa che possa respingerli”.
“Sarà fatto” rispose Piotr, dirigendosi verso il suo
laboratorio.
Poco dopo, Kyra lo raggiunse.
“Sembra che i tuoi amichetti mi abbiano presa di mira” disse
ironica.
“Ci stavo pensando anche io” rispose il biologo. “La
settimana scorsa hanno ricoperto con la loro tela i macchinari per
l’irrigazione che hai progettato tu, ora ti cercano in bagno”.
“Si sono messi a spiarmi mentre facevo la doccia, i piccoli
perversi” aggiunse lei ridendo.
“La doccia, gli irrigatori… temono l’acqua!”.
“Abbiamo trovato il modo di tenerli alla larga?”
“Resta solo un’ipotesi. E poi: siamo una colonia, l’acqua è
importantissima, non possiamo sprecarla”.
“Sottoponiamo l’idea al generale. Però… se sanno che i
macchinari trasportano l’acqua…”
“Dici che possono essere più intelligenti di quanto
pensiamo?”.
La donna annuì, poi chiese:
“Hai risolto la faccenda della telepatia?”
“Vieni a vedere” le disse.
Piotr riprese la teca.
“Ho riunito i due gruppi separati. C’è stata una sorta di
diffidenza, all’inizio. Poi si sono riuniti e hanno cercato di interagire. Quindi
è scoppiata una sorta di guerra civile e la fazione che ha vinto ha dominato
gli sconfitti. I sopravvissuti, almeno. Ora c’è un gruppo solo che agisce
all’unisono”.
Kyra fu percorsa da un brivido di paura.
“Ne hai parlato al generale?”
“Oh, non gli frega proprio niente. Lui ha mandato il messaggio
al Cremlino dicendo che tutto va bene, e non accetta ci siano intoppi. Che
hanno iniziato a venir fuori proprio dopo il messaggio”.
Notata l’amarezza nelle sue parole, Kyra gli accarezzò una
spalla per consolarlo. Lui le strinse la mano e i loro sguardi si incrociarono
per alcuni secondi, poi si strinsero e si baciarono con foga.
L’espediente di respingere i ragni con l’acqua ebbe successo
solo all’inizio. Diversi spruzzatori di plastica furono utilizzati per
respingere gli assembramenti, il cui scopo sembrava essere quello di tessere
più tela possibile, ovunque. Difficile da togliere, se non con l’utilizzo di
solventi.
“Ma acqua e solventi, per la vita di una colonia, devono
essere utilizzati per altre necessità” riconobbe Tokonov.
Organizzò un gruppo di sei volontari che, armati di fiamme
ossidriche, attaccò il primo gruppo di ragni che trovò. All’interno di un
magazzino di materiali metallici, esterno alla cupola ma collegato alla
stazione principale, uno sciame di ragni aveva ricoperto tutto il soffitto di
tele e ne aveva fatto la propria casa. I sei partirono all’attacco, e il
risultato fu un incendio con uno scuro e denso fumo nero (le ragnatele presero
fuoco, ma, a quanto pare, non bruciavano bene), e lo sciame che, per
difendersi, si organizzò e attaccò all’unisono gli uomini
*
La “ribellione dei ragni”, come la chiamarono, fu tremenda.
Sciami di aracnidi che spuntavano da ogni dove assalivano gli uomini e le donne
della base, avvolgendoli nella loro tela e mordendoli per divorarli.
Tokonov dovette dichiarare allarme rosso, raccogliere i superstiti,
e imbarcare tutti quanti sul razzo che fungeva da scialuppa di salvataggio. Un
quarto dei pionieri marziani ritornava a casa, chi ferito, ciascuno sconvolto.
Tokonov sedeva nell’angusta sala comunicazioni insieme
all’addetto e alla sua assistente. Stava redigendo il comunicato da mandare al
Cremlino per annunciare il fallimento della missione. Pensò all’ultimo
comunicato inviato: la trionfante richiesta di rifornimenti. Un razzo pieno di
cibo, acqua, combustibili e parti di ricambio era stato ormai inviato con rotta
preimpostata alla base ormai abbandonata.
Terminate tali formalità, si ritirò nel ponte passeggeri del razzo. Passeggeri
nel vero senso della parola: sembrava l’interno
di un aereo di linea, con una fila da due sedili a destra e una da due a
sinistra. Una cinquantina circa di giorni di viaggio adagiati alla meglio. La
numerosa conta dei caduti regalava, suo malgrado, tanti posti liberi, quindi ci
si poteva accomodare con sufficiente spazio per ciascuno.
Attraversò la fila cercando un posto libero abbastanza
distanziato dagli altri. Tutti gli porgevano il saluto militare, nonostante il
fallimento continuavano ad avere rispetto per lui.
Incontrò lo sguardo di Kyra: gli occhi arrossati e alcune
ferite sul viso incerottate alla bell’e meglio che probabilmente avrebbero
lasciato qualche cicatrice. Aveva capito già da tempo che c’era del tenero tra
lei e Piotr Chelienko, le visite al laboratorio erano troppo frequenti e i
motivi sempre più deboli. La morte del biologo l’aveva colpita, però lei era
una militare, e avrebbe dovuto riprendersi. L'ufficio OKB-1 non vedeva di buon
occhio le relazioni tra gli affiliati, e anche se Chelienko di fatto non era un
militare, la cosa non sarebbe dovuta avvenire comunque. Incrociando lo sguardo
della donna, il generale pensò fosse il caso di dirle qualcosa, ma le parole
non gli uscirono. Accennò il saluto militare, che Kyra esitò a ricambiare.
Quando si portò la mano alla fronte, la donna emise due
colpi di tosse, ai quali ne seguirono altri, sempre più violenti. Il generale
richiamò il personale medico, rimasto ormai a tre infermieri indaffarati a
controllare i compagni. Uno di essi si diresse verso la donna, proprio in tempo
per vederla vomitare dalla bocca uno sciame di ragni rossi che iniziò a
propagarsi lungo la cabina passeggeri.
29 marzo 2020
Impressiono dell'ora legale
Stamattina abbiamo tirato avanti l'ora. Di solito, in questi casi, si festeggiava l'allungarsi delle giornate uscendo a fare passeggiate o corsette prima di cena.
Purtroppo in questa situazione di emergenza, l'unica cosa che possiamo fare è tirare avanti per un'ora.
Purtroppo in questa situazione di emergenza, l'unica cosa che possiamo fare è tirare avanti per un'ora.
25 marzo 2020
BloGGhete (s)consiglia: Venom
visto ieri su sky, sul canale dedicato all'Uomo Ra... ooops, a Spider-man...
mioddio...
l'unica cosa decente è stata il modo in cui sono stati utilizzati i poteri di Venom.
il simbionte sembra voler controllare Eddie, poi sembrano diventare, non dico amici, ma complici. Poi il simbionte annuncia di voler fare arrivare i suoi amici e distruggere il mondo. Poi cambia idea perché vede il suo "capo" che prova fare lo stesso.
la scena finale in cui minaccia il delinquente poi lo decapita nel negozio davanti alla padrona (sua amica, ok, ma è sempre una testimone) così come niente fosse, ed esce... pessima.
e dire che iniziava bene: eddie brock, giornalista che denuncia gli abusi contro l'ambiente e i cittadini più deboli. talmente preso dal lavoro da violare la privacy della fidanzata... poi si trasforma in uno dei tanti cazzoni qualunque già visti in altri film (peter quill, ant-man...)
mioddio...
l'unica cosa decente è stata il modo in cui sono stati utilizzati i poteri di Venom.
il simbionte sembra voler controllare Eddie, poi sembrano diventare, non dico amici, ma complici. Poi il simbionte annuncia di voler fare arrivare i suoi amici e distruggere il mondo. Poi cambia idea perché vede il suo "capo" che prova fare lo stesso.
la scena finale in cui minaccia il delinquente poi lo decapita nel negozio davanti alla padrona (sua amica, ok, ma è sempre una testimone) così come niente fosse, ed esce... pessima.
e dire che iniziava bene: eddie brock, giornalista che denuncia gli abusi contro l'ambiente e i cittadini più deboli. talmente preso dal lavoro da violare la privacy della fidanzata... poi si trasforma in uno dei tanti cazzoni qualunque già visti in altri film (peter quill, ant-man...)
24 marzo 2020
Ricordo scene, all bar, il sabato sera, di tavolate di otto o più persone in cui ciascuno era attaccato al cellulare per chattare con persone diverse da quella sedute allo stesso tavolo, bellamente ignorate. Come se, per qualche strano motivo, tutti avessero preferito uscire con quelle, anziché con queste con cui erano effettivamente sedute. Gruppi di whatsapp che suonano incessanti 24 ore al giorno. Skype utilizzato per chiedere una cosa al collega e cazzeggiare più fino alla pausa pranzo. Un'epoca di iperconnesione con messaggi vocali e videochiamate usate il più delle volte per cose inutili.
Oggi che questi mezzi farebbero comodo per tenersi in contatto (con le persone con cui vorremmo REALMENTE stare in contatto)......... Boh, nessuno più le usa. Tutti lamentano i riflessi negativi della quarantena, soli e disperati a casa propria.
Va bene, vedersi di persona è meglio che farlo via telefonino, però, visto che adesso non si può, e visto che c'è questo palliativo, perché non usarlo?
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Dai, le mummie sembrano quelle del celebre gioco in scatola...
-
ci siamo un'altra volta. pronti a vendicare un autolesionismo causatoci 2 anni fa. e nel frattempo ringrazio il fratello del forumista d...
-
Come da tradizione, anche quest'anno ho partecipato, attraverso la pagina Fumettopenia di Facebook all'evento #ragalammerda, che pe...












































