Visualizzazione post con etichetta sogno. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sogno. Mostra tutti i post

30 giugno 2023

non vi ho raccontato il sogno dell'altra notte!

 dunque: i neofascisti si insidiano a peschiera borromeo. così un gruppo di solerti cittadini (tra cui io e diverse persone che conosco, che dubito abbiano simpatie antifasciste, ma vabbè) partono alla carica!

ci ritroviamo all'ex oratorio di Mirazzano e organizziamo una sorta di "marcia su Peschiera", armati di mazze da baseball e spranghe verso quel di Zelo Foramagno (dove potevano annidarsi i fasci, se non lì?) passando per i campi di grano e nascondendoci dagli stormtroopers (quelli di star wars, per capirci) che difendevano la base fascia.
arrivati nella loro "tana", facciamo irruzione al buio e veniamo sgamati subito.
uno di loro mi chiede un documento per potermi denunciare. apro il portafoglio e lui ne estrae una tessera di non ricordo cosa, dove le mie generalità sopra non compaiono. faccio lo gnorri, ma lui se ne accorge. gli lascio la carta d'identità, e vedo che c'è una porta aperta, incustodita.
mi ci infilo, e mi ritrovo in una piazza non realmente esistente a peschiera, e, senza nessun ostacolo, me ne torno a casa mia come nulla fosse.

mi sveglio.

08 marzo 2017

le venditrici di bamboline

meno sexy, e con denti molto più aguzzi
L'altra notte ho fatto un sogno molto strano.
Eravamo io, una mia ex compagna di nuoto (che peraltro non rivedo da anni) e altri due tipi sconosciuti, che caricavamo sulla macchina di lei (quella in immagine, a puro scopo dimostrativo) un sacco pieno di armi (fucili e mitra: non sono esperto ma tutta roba "pesa") per andare a caccia delle "venditrici di bamboline".
Chi erano costoro? All'apparenza giovani fanciulle che con un cesto di vimini vendevano bamboline (appunto) ottenute intrecciando delle piccole corde. In realtà demoni (demoniesse?) dalle fattezze che ricordavano certi personaggi dell'anime Bem (di cui ho visto un episodio al massimo). 
Evidentemente queste bamboline non erano così innoque come sembravano.
la batmobile ce lo puppa
Evidentemente le venditrici ordivano qualche secondo fine, nel venderle.
Evidentemente la mia compagna di nuoto doveva essere particolarmente incarognita se ce l'aveva su così tanto con loro da organizzare una vera squadra della morte.
Evidentemente se c'ero di mezzo io, anche io avevo i miei motivi.
Evidentemente gli altri due membri del gruppo si fidavano molto di me, per tenermi con loro (ho giocato una volta a paintball e in quattro gare su quattro sono stato il primo ad essere eliminato).
Evidentemente, non dovevamo essere troppo sani di mente, per andare in giro con una Seicento a tre porte che faceva fatica ad accendersi.

Da tutto ciò potevo tirare fuori una StorieLLa... magari lo farò... a breve...

20 dicembre 2014

Al lavoro come a scuola? Forse peggio (Azzurro Impiegatizio, ma no, non è un racconto stavolta)

non è andata proprio così ma il senso è quello
L'altra notte ho fatto un sogno che mi ha lasciato uno strano senso di disagio. Ci ho riflettuto e ho capito perché.
Stavo spiegando, seduto al banco di scuola (!) con dei giocattoli (!) come funziona la tassazione iva ad una collega. Ad un certo punto arriva tutta incazzata il suo capo (è una donna, quindi dovrei scrivere "capessa", ma sembra che l'italiano non preveda questa parola, e che "capa" sia un'altra cosa) che mi ruba i giocattoli e mi urla contro:
"Il tuo è un lavoro consultativo" mi dice, "Dovresti fare la tua parte e non sorpassare gli altri".
Dopo un secondo di esitazione le rispondo, puntandole contro il dito:
"Ciccia, sto facendo una cosa che avresti dovuto fare tu tanto tempo fa".
Lei sobbalza, trattiene un singhiozzo e scappa  via con un'espressione a metà tra l'incazzata e il pianto.
Invece di svegliarmi soddisfatto per questa piccola vittoria onirica, mi sentivo a disagio.
Ho ripercorso il sogno e ho capito cos'era a infastidirmi: oltre ai giocattoli usati per la spiegazione, a non c'entrare nulla con il mondo lavorativo era l'ambientazione. E sì, perché oltre al banco, a essere "di scuola" era proprio tutta la "scenografia". Ricordo una scrivania, forse una lavagna. E il colore dei muri e la forma della stanza e delle finestre era molto simile a quella della mia scuola delle superiori. Magari con una passata di vernice fresca, ma era proprio quella.
Così, mentre facevo colazione, e mi lavavo i denti, e mi vestivo per andare al lavoro, ho riflettuto  a riguardo e ho raggiunto una conclusione che mi ha colpito come una sorta di fulmine:
la gente che ho conosciuto durante gli anni di scuola non era stupida (immatura, superficiale, disturbata, insulsa) come quella che ho conosciuto nel mondo del lavoro. E quelli di allora erano adolescenti, quelli di oggi - si presume - adulti. 
Forse sono io a essere maturato per strada (spero...), ma gli altri? Sono rimasti lì? Non sto dicendo che TUTTI i miei colleghi, presenti, passati recenti e remoti e futuri lo siano... ma buona parte. Molti. La quasi totalità. Chiariamo: tutti abbiamo una certa dose di menate, manie, paranoie (idiosincrasie?), fa parte dell'essere umano, ma sul mondo del lavoro ho trovato troppe persone disturbate TROPPO 
.

03 gennaio 2012

Arte, Futuro e Tecnologia tra Sogno e Realtà

Questo pezzo era stato pensato per un "e-magazine". Poi non si è fatto nulla. Mi dispiaceva tenerlo nel cassetto.


Tempo fa ero ad un pranzo organizzato da un amico che studia per fare l’architetto, il quale si era portato dietro due compagni di corso (che io non conoscevo e che non si conoscevano tra di loro). La discussione si incanalò sulle loro menate da studenti architetti (ogni categoria ha le sue menate, dovreste saperlo), e io, pur sapendo nulla, dal basso del mio diploma di scuola superiore, rimasi affascinato da una cosa scoperta in quel discorso: l’architetto progetta la casa, l’ingegnere fa in modo che stia in piedi. In pratica il primo è una specie di “artista” che si inventa gli edifici come vuole lui (o come vuole il cliente, come vuole la moda ecc…) e il secondo esegue i dovuti calcoli per capire in che modo il tutta stia su.

Da lì ho maturato l’idea che forse la strada giusta sarebbe quella opposta: costruire guardando il lato tecnico/tecnologico, poi abbellire con quello artistico.

Pensiamo ai primi pc: l’interfaccia DOS era orribile. Poi per fortuna è arrivata la cavalleria: Windows o/e Linux e la situazione è molto migliorata. Si può dire che un grigio scatolone utilizzato solo nei posti di lavoro, commercializzato, si sia abbellito fino a diventare qualcosa di quasi artistico (poi c‘è chi ne fa un utilizzo “corretto“ e chi no, ma questa è un‘altra storia).

Stessa cosa per i cellulari: da grigi citofoni portatili, oggi ci puoi fare di tutto. Perdendo però la loro caratteristica base: telefonare. E così tutti alla ricerca di applicazioni, giochi e gadget dietro cui perdere tempo. Tecnologia e arte sono stati scavalcati dal fashion e dal glamour. Oggi bisogna essere alla moda, esteticamente belli, e con la futilità che precede l’utilità?

26 gennaio 2011

Sogno VIP




Ero fidanzato con Scarlett Johansson (proprio come la vedete nella foto... con il taglio un ò davidbowiano, anche se io la preferisco con altre acconciature, ma non è che mi lamenti, eh!), e stavamo teneramente abbracciati in giardino in compagnia (credo) di Salma Hayek , e le due signorine mi cazziavano perché nei confronti della fidanzata usavo termini troppo "easy" ("oh! come here!", il sogno era tutto in inglese) invece di essere smielato e lecchino. Io ribattevo che è l'usanza di noi europei di essere più confidenziali, rispetto alle loro usanze di fighe di legno (questo non lo dicevo apertamente ma lo lasciavo intendere) ammerregane.
Poi i vicini di casa (nessuno di essi mai visto prima) chiedevano di fare una foto perché non so cosa cavolo festeggiassero.